In 48.144 sono entrati in carcere, il 43% stranieri

Crollo rispetto al 2007. La metà dei non italiani sono africani. Aumentano gli anziani in cella

Quelli che vediamo in apertura sono i dati relativi all’entrata in carcere di persone che provengono dalla libertà in Italia, dal 1991 al 2017. Il picco nelle incarcerazioni si è avuto nel 1994 con 98.245 nuovi detenuti; da lì in poi si è registrato un calo. Il dato comprende anche coloro che sono usciti anche nel corso dell’anno. Il minimo storico si è toccato, con 45.823 nuovi detenuti, nel 2015; negli ultimi anni il totale dei nuovi ingressi in carcere è leggermente aumentato e nel 2017 i nuovi detenuti sono stati 48.144.

Quanti sono gli stranieri in prigione

L’anno spartiacque è stato il 2008. All’epoca, erano ancora 92.800 i nuovi detenuti e in soli sette anni il loro numero si è dimezzato. Un dato insolito: nei precedenti 14 anni i valori erano oscillati molto meno, toccando un minimo di 78.649 nel 2001 per poi risalire appunto fino ai 92mila di dieci anni fa. A fare la differenza sono stati, oltre alla più massiccia adozione di misure alternative al carcere anche diversi provvedimenti che hanno ridotto il numero dei detenuti.

Detenuti in carcere, più italiani o stranieri?

Naturalmente, per meglio comprendere questi numeri dobbiamo distinguere tra le varie componenti. Innanzitutto la provenienza geografica. Se fosse dipeso solo dagli italiani, per esempio, il calo delle entrate in carcere sarebbe stato ancora più netto: i nuovi ingressi di italiani sono passati da 77.609 del 1992 a 27.067 nel 2017, con un minimo storico registrato nel 2015 con 25.302 nuovi ingressi in carcere. La diminuzione tra massimo e minimo per quanto riguarda gli italiani è del 67,4%.

Per gli stranieri in prigione i calcoli sono più complessi. La componente di nuovi detenuti non italiani è cresciuta in modo deciso tra il 1991 e il 2007: dai 13.142 del 1991 ai 43.860 del 2007, +233,7%. Di fatto più del triplo.

Negli ultimi dieci anni, però, le statistiche riguardanti gli stranieri sono andate omogeneizzandosi a quelle degli italiani: il numero degli stranieri in prigione si è più che dimezzato e nel 2017 sono stati registrati 21.077 nuovi detenuti in carcere. Ma a cambiare è stato soprattutto l’impatto degli stranieri sul totale della popolazione carceraria: come mostra la linea rossa nel grafico d’apertura: si è passati dal 17% del 1991 al 43% del 2017. In carcere ci vanno soprattutto i maschi: gli italiani sono il 92,8% del totale e gli stranieri il  92,7%.

Gli stranieri in prigione

Ma da dove vengono i nuovi detenuti stranieri in prigione? Come mostra il grafico qui sotto, cala la proporzione di persone provenienti dalla Ue: è del 17,2% nel 2017, era il 21,6% solo nel 2014. 

Erano leggermente calati e poi aumentati gli albanesi che erano il 13,2% l’anno scorso, dopo un minimo dell’11,5% nel 2011. In generale, gli europei sono il 36,9%, contro il 42,5% del 2014, un ritorno ai valori del 2009.

In lieve crescita invece gli africani: sono il 50,5% ed erano il 44,8% nel 2014. Ma in precedenza erano stati di più, anche il 52,3% nel 2009. La maggioranza relativa dei nuovi stranieri in prigione di origine africana è marocchina, il 18,8% del 50,5%. Ma crescono negli ultimi anni i nigeriani e quelli provenienti da altri Paesi più piccoli.

Pochi, invece, gli asiatici: il 6,9%, in leggero aumento rispetto agli anni 2000. Piuttosto stabili gli americani: sono il 5,6%, provenienti in grande maggioranza dall’America Latina.

Sempre di più gli anziani

Dalla lettura dei dati emerge come i carcerati stiano diventando sempre più anziani. Proprio come accade nel resto della società. Facendo un’analisi dell’età di chi è entrato in prigione tra il 2007 e il 2017, infatti, si nota come i più giovani – 18-20enni e i 21-24enni – non calano solo in valore assoluto, ma anche in percentuale. Chi ha 18-20 anni passa da una incidenza del 3,3% all’1,5%; chi ha 21-24 anni dal 9,3% al 5,9%.

In calo anche la proporzione dei detenuti in carcere nelle fasce di età successive, fino ai 39 anni. In totale, come mostra il grafico qui sopra, i 18-39enni erano il 63,1% nel 2007 ma nel 2017 sono stati per la prima volta meno della metà: il 49,3%. A conti fatti, più di metà di chi finisce in galera ha più di 40 anni. A confermare il trend c’è l’importante crescita dei 50enni: sono passati dai 5.065 ai 9.268, dal 10,4% al 16,1%. Raddoppiata anche la proporzione dei 60enni: dal 3,2% al 6,4%. Insomma, c’è sempre meno spazio per i giovani anche tra i malviventi.

I dati si riferiscono al 1991-2017

Fonte: Ministero della Giustizia

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