
Gli incassi dello Stato dal Demanio scesi di 90 milioni in 4 anni. E non si privatizza
Quando un politico italiano vuole tranquillizzare i cittadini sul fatto che riuscirà a trovare le risorse per togliere una tassa oppure per finanziare qualche progetto, spesso ricorre ad alcune paroline magiche come “valorizzazione del patrimonio pubblico”.
Quanto rende il demanio pubblico
Sostiene infatti (sapendo benissimo che non sarà mai in grado di farlo) di voler vendere i beni dello Stato per fare cassa oppure di renderli più remunerativi nella loro gestione. In questo secondo caso, più aumentano le sue promesse di ricavare qualche soldo in più dalla valorizzazione del patrimonio statale, più la situazione peggiora.
Basta dare un’occhiata alla tabella sulle entrate da canoni e concessioni demaniali per farsene un’idea: tra gestione diretta e gestione indiretta, in 4 anni (2010-2014) lo Stato ha incassato ben 90,7 milioni di euro in meno, con un taglio netto del 33,7%. Non a caso, la Corte dei Conti nella sua relazione al Rendiconto generale dello Stato del 2014 parla di “risultati deludenti” puntando il dito contro le “incertezze nelle responsabilità della gestione dei diversi beni, anche per quanto riguarda la riscossione delle entrate”, quindi contro “i ritardi legislativi” e “i ritardi dell’operazione di revisione dei canoni prevista dalla legge di stabilità per il 2014” per quanto riguarda il demanio marittimo, cioè le spiagge.
I dati si riferiscono al: 2010-2014
Fonte: Agenzia del Demanio/Corte dei Conti
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