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 In Crisi&Ripresa

L'Argentina: da default dei titoli sovrani alla rinascita

Nel 2001 il collasso dell’economia (ricordate i Tango Bond?), oggi la ripresa

Nel 2001 il Paese dichiarò il default sul suo debito pubblico provocando la crisi dei titoli sovrani argentini, una mossa che ebbe pesanti ripercussioni anche sul portafoglio di quegli italiani, moltissimi, che avevano investito nei cosiddetti “Tango Bond” diventati da un giorno all’altro carta straccia.

La disoccupazione è scesa

Oggi invece gli ultimi dati elaborati da GlobalStat per il Parlamento Europeo parlano di una ripresa, in particolare quella del lavoro. Il grafico (valori a sinistra) mostra come il tasso di disoccupazione sia calato del 49% dal 2000 al 2015. Nello stesso periodo, la percentuale di donne occupate (valori a destra) è salita dal 58% al 62,3%.

Default Argentina, come ha fatto ad uscirne?

La crisi Argentina del 2002 è stata una tempesta perfetta che ha azzerato di colpo tutto il sistema economico e finanziario: nel giro di un anno appena crolla la parità di cambio fra peso e dollaro, con la conseguente svalutazione della valuta locale, i titoli di Stato vanno in default e tutto il sistema bancario collassa. Un disastro.

Poi sale alla presidenza Nèstor Kirchner e mantiene le promesse fatte in campagna elettorale: il Pil sale del 5% all’anno, il commercio estero riparte e la disoccupazione si riduce del 49% (vedi il grafico) così come il tasso di povertà (-58%).

Come sta l’Argentina oggi?

Stando ai numeri l’economia è ancora in ripresa con un tasso di crescita del Pil che quest’anno si è assestato sull’1,2%, un dato positivo ma sempre inferiore al tasso medio del boom economico di questi ultimi dieci anni.

L’inflazione, dice il Fondo Monetario, si aggira intorno al 15%, mentre il salario minimo e la pensione minima – i dati sono del Governo Argentino –  sono aumentati nell’ultimo anno rispettivamente del 55,2% e del 33%.

I dati si riferiscono al: 2002 – 2015

Fonte: Parlamento Europeo – Globalstat

Leggi anche: Il Pil del mondo cresce, ma poco

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