I dati del ministero smentiscono il luogo comune: bene Economia e Ingegneria
L’Anno Accademico 2015-2016 ha visto una crescita delle immatricolazioni all’Università e tra le facoltà che vedono aumentare gli iscritti ci sono anche quelle scientifiche.
Più immatricolazioni all’Università
La crescita è stata del 2,2% e potrebbe trattarsi di una vera e propria inversione di tendenza anche perché, a guardare il grafico sopra, è evidente che negli ultimi anni c’è stato un calo costante dei nuovi iscritti. Dal 2003-2004, anno record con 338.036 matricole, le immatricolazioni all’Università sono scese costantemente fino al 2013-2014, toccando un minimo di 267.177, per poi risalire nel 2014-2015 a quota 265.565 fino a toccare i 271.190 immatricolati l’anno dopo. Nell’anno accademico 2014-15 cresce, anche se leggermente, il numero degli immatricolati con un’età uguale o inferiore ai 19 anni.
Più studenti al Nord, meno al Sud
Quel 2,2%, però, rappresenta la media tra le aree del Paese. La crescita nel Nord Est è particolarmente spiccata (+5,2%) e sale anche nel Nord Ovest (+3,7). Le isole sono in linea con il resto del Paese, (2%), il centro è più debole (+ 1%) mentre al Sud le immatricolazioni all’Università sono ancora in calo: -2,1%.

I dati geografici si possono mettere in relazione con quelli sugli studenti fuori sede: la maggior parte dei diplomati sceglie un corso di laurea vicino a casa, soprattutto nel Nord Ovest (93,2%) e nel Nord Est (90,6) mentre al centro la percentuale scende all’88,8%, nel Sud al 74,4% e nelle Isole al 73,4%.
Gli stranieri iscritti all’Università sono il 5%
I cittadini stranieri iscritti sono il 5% del totale e le nazionalità più rappresentate sono i rumeni (14,7% del totale degli stranieri), gli albanesi (12,5%), e i cinesi (9,2). Il dato è in linea con i gruppi più rappresentati tra gli immigrati, per cui L’Italia si conferma un Paese poco attraente come meta di studio.
La facoltà preferita è Ingegneria
Le facoltà più gettonate sono quelle scientifiche (36,3% delle matricole), seguono le facoltà di area sociale, economica e giuridica (33,3%), tra le quali prevale economia ( 13,7%) seguita da Scienze Politiche (9,7%) e quelle umanistiche 19%, dove la più scelta è lingue (7,8%), mentre lettere è seconda (6,7%) e quelle sanitarie (10,8%). La facoltà più scelta in assoluto è ingegneria, (14,6%), che attrae quasi un quarto (24,8%) dei diplomati con il massimo dei voti. Sembra che la preferenza sia per le facoltà più richieste dai datori di lavoro, eccezion fatta per l’area sanitaria, dove prevale medicina (7,5%).
Come scegliere l’Università (e la facoltà) migliore
I ragazzi tendono a scegliere la facoltà in funzione del tipo di scuola frequentata: chi viene dal classico sceglie facoltà di area giuridica (19,1%) e di area letteraria (13,5%), mentre chi viene dallo scientifico si orienta verso le facoltà scientifiche, economiche o mediche, Il 34,5% dei diplomati del linguistico e il 30% di chi è uscito dall’istituto tecnico per il turismo si è iscritto a lingue. I diplomati con maturità tecnica settore economico indirizzo “amministrazione finanza e marketing” scelgono l’area economico-statistica (45,3%).
I giovani con il diploma di istituto tecnico per il settore tecnologico si sono prevalentemente immatricolati a corsi di laurea attinenti al percorso di studi appena svolto. Coloro che hanno conseguito il diploma di istituto professionale settore industria e artigianato proseguono nell’area economico statistica e quella di ingegneria. I diplomati degli istituti agrari e alberghieri si sono orientati nell’area agraria cioè ai corsi di laurea in “scienze e tecnologie alimentari” e “scienze dell’economia e della gestione aziendale”.
Si iscrivono all’Università i diplomati con voti alti
Si sono iscritti all’università subito dopo il diploma il 73,7% dei liceali, il 32,3% dei diplomati di istituto tecnico e solo l’1,7% dei diplomati di istituto professionale.
Non sorprende che al crescere del voto di maturità cresca la propensione a continuare agli studi: il 90% dei diplomati con 100 e lode si è iscritto all’università, mentre solo il 22% di chi è uscito con 60/100 ha deciso di continuare.
I dati si riferiscono al: AA 2015-2016
Fonte: Miur
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