La buona, la brutta e la gourmet: i prezzi delle pizze

Quelle d’autore costano fino a 65 euro, a Napoli la più economica 7,08 euro

Pomodoro, mozzarella e basilico, birra gelata, un tavolino senza troppe pretese, tovagliette di carta e magari niente coperto. In molti si ricordano così la pizza più buona mai mangiata, “la buona”, quella che non ha bisogno di pubblicità o di essere accompagnata sul menù da interminabili elenchi di qualità gastronomiche; lieviti madre tramandati da generazioni, farine bio di grani antichi o dal dettaglio sulle ore di levitazione, in poche parole la Margherita classica, quella che si affida solo al suo gusto e non teme il confronto con le pizze dei ristoranti stellati, che possono raggiungere, come nel caso della “Pata Negra” di Briatore, il prezzo monstre di 65 euro. La pizza economica buona esiste ancora e costa, per la precisione, 7,08 euro. E’ questo il costo medio di una pizza Margherita, nella patria del cibo simbolo dell’Italia nel mondo, Napoli. La più economica in Italia.

Briatore e i prezzi delle pizze: “Se costa poco vuol dire che è scadente”

Fino a oggi nessuno aveva messo in dubbio l’ottima proporzione qualità e prezzo della pizza napoletana e, in generale, delle pizzerie economiche. A rompere l’incantesimo ci ha pensato Flavio Briatore facendo esplodere il caso “Crazy Pizza”, per l’imprenditore di Verzuolo infatti una pizza che costa solo 5 euro nasconde qualcosa; o ingredienti di scarsa qualità o un business plan che fa acqua da tutte le parti: “Se devi pagare stipendi, tasse, bollette e affitti, i casi sono due: o vendi 50 mila pizze al giorno o è impossibile. C’è qualcosa che mi sfugge”, cosi l’imprenditore in un video su Instagram che ha fatto scoppiare la polemica.

La più costosa a Macerata: 12,46 euro

In apertura di articolo la mappa del costo della pizza Margherita in Italia, se pensate che in media la più costosa sia quella delle pizzerie del Nord vi sbagliate, la pizza più cara in Italia la sfornano in realtà a Macerata dove il costo medio è di 12,46 euro, seguita da Cosenza con 12 euro e poi Varese, dove costa 11,71 euro. Tre città che sicuramente superano il test di qualità di Briatore. Ma siamo sicuri che il prezzo sia un giusto metro di misura per stabilire, a priori, la qualità della pizza? Sempre secondo l’imprenditore che quest’anno torna nel “Circus” della Formula 1 in qualità di Ambassador, per riconoscere la “pizza brutta” oltre al prezzo basta un colpo d’occhio, la pizza napoletana in vendita a meno di sette euro per il patron del Billionaire è “un mattone con in mezzo un laghetto di pomodoro”.

Cracco, Briatore, Sorbillo: i prezzi delle pizze gourmet

La bufera sul costo della pizza d’autore in Italia è esplosa dopo l’apertura del nuovo locale “Crazy Pizza” di Flavio Briatore, sia a Porto Cervo che a Milano e a Roma. Nell’esclusivo ristorante una pizza margherita sfornata da pizzaioli acrobati costa 15 euro, circa due volte tanto il prezzo medio richiesto nella quasi totalità delle pizzerie italiane. La pizza di Briatore è poco economica, senza dubbio, ma è sicuramente meno costosa della pizza Margherita di Carlo Cracco, in Galleria a Milano; qui a due passi dalla Madonnina il costo di una pizza Margherita classica è di 22 euro. Prezzi salati anche per la pizza gourmet di Simone Padoan, nel suo ristorante I Tigli di di San Bonifacio in provincia di Verona il costo di una pizza Margherita è di ben 26 euro. Forse l’unico che può mettere tutti d’accordo in questa guerra delle pizze è Gino Sorbillo, il re della pizza napoletana. L’unico in Italia a sfornare una pizza d’autore al prezzo di 5 euro ma solo a Napoli, la stessa pizza infatti a Milano costa 9,40 euro.

Quanto costa una pizza?

Un’ultima precisazione, dietro la mappa interattiva pubblicata in apertura si nasconde una tipica problematica italiana: il data divide. Neologismo simile al digital divide (disparità di conoscenze e diffusione del digitale per aree geografiche), che indica la diversa quantità di dati disponibili. Le aree grigie della mappa segnano le province dove non è stato possibile ottenere il dato dall’Osservatorio dei prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il problema non è di chi mette a disposizione i dati, ma di chi li fornisce perché in Italia non c’è l’obbligo di raccogliere e rendere disponibili i dati, è una raccomandazione e pertanto gli enti (in questo caso gli Uffici statistici comunali e provinciali) non hanno interesse nel “perdere tempo”.

Per noi che vi forniamo dati quotidianamente, questo sermone era d’obbligo. Attraverso i dati passa lo sviluppo sociale ed economico di un Paese, ma anche la soddisfazione delle nostre curiosità. Vi è venuta fame? Perché non farsi una pizza, allora, e beati voi se siete a Napoli.

Ultimo aggiornamento: giugno 2022

Fonte: Osservatorio prezzi del Ministero dello sviluppo economico

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