Per aumentare il credito all’economia bisogna agire sulle tasse. Ecco come
L’argomento è molto tecnico, e del resto è solo recentemente che si è cercato di rispondere esaurientemente alla domanda su come rendere solide le banche. Naturalmente tutto nasce dallo shock finanziario e poi economico degli anni scorsi al quale si è cercato di rispondere con le varie regolamentazioni (Basilea I, II, III, ecc).
Banche solide? Non è difficile
Solo di recente ci si è chiesti, e lo ha fatto la Banca d’Italia in un suo recente paper, come, vista la fragilità di molte banche, alcuni elementi esterni potrebbero avere un impatto sulla loro stabilità, e come quindi potrebbero essere modificati e calibrati. Uno di questi è la tassazione. La domanda che si è posta Banca d’Italia è: come influiscono le tasse, e in particolare quelle che come l’Irap che non dipendono dai bilanci e dagli utili, sul sistema del credito.
Sono diverse le correlazioni che vengono studiate: quella tra una modifica dell’aliquota Irap e i vari indici che vengono usati per giudicare la solidità degli istituti di credito, ad esempio. Oppure quella tra un calo dell’imposta e il leverage, ovvero la leva finanziaria, cioè quanto la banca chiede in prestito in proporzione al patrimonio che possiede. Infine quella tra un taglio Irap e il deposit ratio, ovvero il rapporto tra i depositi dei clienti e il capitale.
Cosa succede con l’Irap per le banche
Sappiamo dall’osservazione empirica che nel primo caso il leverage aumenta, ovvero ci sono più investitori disponibili a prestare soldi o a investire nella banca, mentre nel secondo il deposit ratio diminuisce, quindi per esempio c’è più capitale, più asset, in proporzione ai depositi, e parlando di capitale intendiamo sia il credito verso coloro cui la banca ha prestato denaro (gli impieghi) sia altri attivi e altro patrimonio in possesso dell’istituto di credito (anche titoli o immobili).
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Sappiamo quindi che vi sarebbe un effetto positivo con una diminuzione delle imposte. Col calo dell’Irap aumenta anche il credito, ma Bankitalia vuole però mostrare la ricaduta positiva di un calo dell’Irap sulla composizione di questo asset, ovvero sulla proporzione rappresentata dal credito, che risulta maggiore con una riduzione fiscale.
Le banche solide in Italia
Dopo 4.940 osservazioni fatte tra le banche di tutta Italia (quindi con diversi valori di IRAP che è una imposta regionale) risulta evidente che, come mostra il grafico sopra, una riduzione dell’1% dell’Irap provoca un aumento del 0,83% della proporzione dei crediti sul totale degli asset, che diventa un +0,51% se viene incluso nel calcolo la variabile dell’economia regionale che differisce naturalmente da luogo a luogo e un +0,55% se si prende in considerazione in più anche la differenza del rischio bancario nelle varie regioni.
Attenzione però, questo effetto esiste solo nelle banche solide e ben capitalizzate. Una delle ultime ricerche fatte dalla Banca d’Italia infatti riguarda la differenziazione tra l’impatto di una riduzione dell’Irap nel 10% di banche meno capitalizzate e nelle altre.
Ebbene, se effettivamente c’è un effetto positivo, un +0,77%, nella proporzione di crediti sul totale del capitale, nelle banche meglio capitalizzate, è zero in quelle più deboli, che invece vedono aumentare la proporzione di titoli di qualsiasi genere negli asset totali. Una strategia chiaramente prudenziale: se a loro si abbassano le tasse, non danno più denaro in prestito ma comprato titoli di Stato.
I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Banca d’Italia
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