Per Pil pro capite ci ha superato pur con salari più bassi dei nostri. Ecco come ha fatto
La Spagna secondo il Fmi ha superato l’Italia quanto a Pil pro-capite misurato tenendo conto del costo della vita (secondo il Ppp, Purchase Parity Power). La notizia dell’andamento della crescita economica nel Paese iberico ha provocato sconcerto e una miriade di commenti.
L’andamento della crescita economica in Italia e Spagna
Eppure non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno, dato che la l’andamento della crescita economica spagnola è superiore da almeno 25 anni fa durante i quali Madrid ha fatto segnare tassi di crescita costantemente maggiori dei nostri, tranne che nel periodo della crisi economica tra 2008 e 2013. In quegli anni ha sofferto una recessione più pesante e duratura della nostra dalla quale, tuttavia, si è risollevata in modo molto più brillante pur aumentando di molto il proprio debito pubblico che oggi è a un passo dal 100% sul Pil. Ma sta proprio nella velocità dell’andamento della crescita economica il motivo principale del sorpasso. Come mai sono più veloci di noi ad uscire dalla recessione? Guardiamo i numeri.
Una delle differenze fondamentali tra Italia e Spagna è il costo del lavoro. Nonostante siamo Paesi sostanzialmente simili, a livello di reddito il costo del lavoro totale, quindi non solo i salari, ma anche tasse e contributi a carico di lavoratori e aziende, è decisamente più basso in Spagna. 21,1 euro all’ora contro 28,2, come mostra il grafico sopra, in apertura. Una differenza di 7 euro che è andata aumentando nel tempo se consideriamo che nel 2004 era di 5,9, 16,5 contro 22,4, e nel 2008 di 5,8.
Solo nel 2014 il gap era leggermente maggiore di adesso: 7,2 euro. Da allora il divario è sostanzialmente rimasto uguale, e con esso un vantaggio che ha fatto crescere la Spagna oltre il 3% annuo, mentre noi eravamo alle prese con gli zero virgola.
Il problema delle tasse in Italia
Tra l’altro il problema principale sono le tasse, perché a livello di salari orari vi è meno differenza. Il grafico sotto mostra esattamente la differenza dei salari senza tasse e le differenze tra Italia, Spagna e l’area euro. Gli spagnoli (dati 2017) ricevono 4,9 euro in meno all’ora, come si vede: lo scarto è rilevante, sì, ma inferiore che se considerassimo tutto il costo del lavoro (cioè comprese le tasse).
Uno scarto che è andato aumentando tra l’altro, dai 3,4 euro del 2004 e dai 3,9 del 2008. Gli spagnoli, dunque, vengono pagati meno degli italiani. Come mai questo genera una crescita del Pil maggiore della nostra e, soprattutto, perché hanno un reddito superiore?
Da un lato certamente un minore costo del lavoro e meno tasse attirano investimenti dall’estero. Non è un caso che in Spagna ormai si producano il triplo delle automobili che in Italia e abbia 17 milioni di turisti più di noi. Il Pil, del resto, è composto anche dagli investimenti e dalle esportazioni, e quelle spagnoli sono cresciute più di quelle italiane.
E però tantissimo contano i consumi. Come possono essere i consumi spagnoli cresciuti più di quelli italiani nonostante i salari inferiori? C’entra il numero di lavoratori.
La crescita del calo del numero di lavoratori
In entrambi i Paesi sono cresciuti fino al 2008-2009 per poi subire un calo a causa della crisi che ha portato i lavoratori a toccare un nuovo minimo nel secondo e terzo trimestre 2013, con 21 milioni e 691 mila occupati in Italia (nel terzo trimestre) e 16 milioni e 969 mila in Spagna (secondo trimestre). I dati storici sono riportati nel grafico qui sotto.
In entrambi i casi si trattava di un ritorno ai livelli del 2002 e 2003. Quello che è cambiata è stata la ripresa dell’occupazione: mentre in Spagna, dal momento del minimo ad oggi, si sono aggiunti 1.842.000 lavoratori, in Italia solo 798mila.Ma la Spagna è meno popolata dell’Italia e, quindi, per avere un’idea più chiara si deve prendere in considerazione il tasso di occupazione, ovvero quanti lavorano su 100 persone tra i 15 e i 64 anni, e sono i dati del grafico qui sotto.
In Spagna le persone che lavorano sono ora il 61,6% contro il 58,2% italiano. A inizio 2014 si era scesi al 54,7%, contro il 55,1% del nostro Paese. Anche qui in recupero più veloce. E’ vero, la Spagna non è ancora tornata ai livelli del miracolo economico degli anni 2000, un altro periodo con grande crescita, quando si era toccato un tasso di occupazione del 66,2%, mentre noi ci stiamo avvicinando al nostro magro record del 59%.
Perché l’economia della Spagna corre più veloce
Tuttavia il lavoro si pesa, non i conta solamente. Se nel 2007 la Spagna ci stava quasi per raggiungere, salvo essere poi fermata dalla crisi, e oggi ci ha raggiunto, nonostante un recupero non ancora pieno dei livelli di occupazione (comunque superiori ai nostri), è anche perché ogni ora lavorata in Spagna è divenuta più produttiva. Il rapporto tra Pil e ora lavorata è migliorato molto più che da noi ponendo il Paese iberico allo stesso livello dei Paesi più avanzati in Europa.
Lo si vede nel grafico del Jacques Delors Institut, qui sotto, che usa dati Ocse e che mostra come è vero che il Pil pro-capite (Gdp per capita) sia cresciuto meno tra il 2010 e il 2016 rispetto al periodo 2002-08, soprattutto in Spagna, ma nello stesso periodo invece la produttività del lavoro, ovvero il Pil per ora lavorata sia aumentato molto di più in questi 6 anni rispetto a quelli degli anni 2000. A ritmi simili a quelli tedeschi ed europei. Si parla qui della crescita media annua (Average annual growth rate)
Il confronto con l’Italia è impietoso, il nostro Paese è ultimo sia nel 2000-2008, sia nel 2010-2016, sia per quanto riguarda la crescita annua del Pil procapite, sia della produttività del lavoro.

In altre parole, più crude: tra il 2010 e il 2017 la produttività del lavoro, posta a 100 per tutti nel 2010, è cresciuta del 7,8% in Spagna e solo del 1,1% in Italia.
Naturalmente tutto questo non è stato indolore per la società spagnola. Ad esempio per il settore bancario: oggi Madrid ha la metà delle banche che aveva nel 2008.
I dati si riferiscono al: 2010-2017
Fonte: Ocse e Eurostat
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