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Centomila migranti sui confini, Erdogan batte cassa. Già arrivati dall’Ue 15 miliardi dal 2002

La Turchia ha lanciato una nuova offensiva militare contro l’esercito del presidente siriano Bashar al-Assad a Idlib, roccaforte jihadista assediata dalle truppe di Damasco nel nord-est del Paese, in risposta agli attacchi in cui sono morti 33 suoi soldati impegnati in Siria. Ma non solo: ha aperto le frontiere permettendo a oltre 100mila di arrivare ai confini dell’Europa.

Quello di Erdogan, come successo più volte negli ultimi anni, è un ricatto all’Unione europea. La Turchia vorrebbe altri fondi per trattenere i 3,6 milioni di migranti siriani, afghani e iracheni. E impedire, così, che arrivino in massa in Europa. Erdogan adesso chiede un nuovo assegno da 3 miliardi di euro. E i leader dell’Unione europea dovranno prendere una decisione al più tardi nel vertice del 26 e del 27 marzo a Bruxelles. Ma quanti soldi ha dato l’Unione europea alla Turchia? E, soprattutto, che fine hanno fatto?

Gli accordi tra l’Unione europea e la Turchia

E’ necessario, però, un passo indietro. Nel 2016 Angela Merkel, preoccupata dell’arrivo di 3,6 milioni di persone, fece stipulare un accordo dalla Ue con Erdogan in base al quale, in cambio di soldi, il presidente avrebbe bloccato il flusso di migranti. Quegli stessi migranti che oggi vuole spostare dalla Turchia al nord della Siria nell’ex territorio dell’Isis. Dopo averlo invaso. Ma quanti soldi ha dato l’Europa alla Turchia? Decine di miliardi, sia per bloccare i profughi sia in aiuti più o meno mascherati da progetti umanitari o industriali.

Una nuova guerra in Siria

La prima intesa, quella del 2016, prevede un contributo immediato di 3 miliardi di euro finalizzati esattamente e precisamente al blocco del flusso dei profughi. A questi si sono aggiunti fondi versati con varie motivazioni, come, per esempio, quelli per aumentare l’efficacia del sistema governativo. Oltre a quelli già versati, l’Europa i è poi impegnata a versare un’altra decina di miliardi entro il 2020. Si tratta, per l’esattezza, di 10,6 i miliardi che l’Unione Europea ha stanziato per la Turchia dal 2002 al 2020, quando finirà il programma Ipa II.

I rapporti tra Ue e Turchia 

Ipa sta per Instrumentum per Pre-Accession, di fatto sono le misure finanziate dalla Ue per favorire l’avvicinamento della Turchia ai requisiti economici richiesti per l’accesso all’Unione. Nonostante ormai, dopo la svolta autoritaria e filo-islamica di Erdogan, nessuno più né in Turchia né in Europa pensa veramente che sia vicina un ingresso della Turchia nella Ue, il flusso di euro prosegue. Era cominciato nel 2002 con il “Turkey Pre-Accession Instrument” che tra il 2002 e il 2006 ha garantito 1,3 miliardi, che sono diventati però 4,8 tra il 2007 e il 2013 e 4,5 tra il 2014 e il 2020, come mostra il grafico sopra. Complessivamente stiamo parlando di una quindicina di miliardi versati dalla Ue alla Turchia dal 2002.

La situazione in Siria

Il Parlamento Europeo, specificatamente il dipartimento per le politiche budgetarie, ha effettuato un minuzioso e molto burocratico controllo sui fondi spesi finora.  L’esito è molto tecnico, ma basti sapere che è stato verificato che purtroppo già dal 2009 la commissione Europea aveva ammesso che non vi erano meccanismi per verificare che i progetti proposti e selezionati fossero i migliori per l’utilizzo dei fondi, e non c’erano le basi per effettuare un monitoraggio dell’utilizzo dei soldi.

Già dal 2004 era chiaro alla Commissione che le istituzioni responsabili per il Dis (Decentralised Implementation System), quindi per il controllo sull’implementazione dei progetti, erano sotto-staffati, e da allora, almeno secondo il report del Parlamento Europeo.

Nonostante i tentativi, non si sono fatti molti miglioramenti, tanto che l’Olaf (l’Ufficio Anti-Frode della Commissione Europea) non risultava in possesso di dati sulle irregolarità riguardanti la spesa dei soldi che la Ue ha versato alla Turchia. A quanto si sa, il Parlamento Europeo è in grado di prendere atto del fatto che appena lo 0,44% dei fondi, corrispondenti a 26.9 milioni di euro, era stato sottoposto a controlli allo scopo di scoprire frodi. E, in effetti, di frodi ne sono state trovate: ben 162 per un totale di 9 milioni di euro.

Soldi spariti in Turchia

Gli “investigatori” del Parlamento Europeo sono passati allora ad esaminare, a campione, quali tipologie di interventi sono state ideate nell’ambito del programma di soldi Ue alla Turchia, in particolare nel Ipa I (2007-2013), prendendo in esame il settore giudiziario, dei diritti fondamentali e dell’amministrazione pubblica. Sui diritti ci sarebbe moltissimo da dire. Tra il 2010 e il 2015 i progetti che dovevano partire per avvicinare la Turchia agli standard europei erano 50. Di questi solo per 47 si è in grado di stabilire che avessero un obiettivo tangibile e, di questi solo 20 avevano un obiettivo tangibile, verificabile, monitorabile, mentre per altri 27 gli obiettivi sono stati giudicati “estremamente generici”.

Anche analizzando la presenza di indicatori, il risultato è sconfortante: in 20 casi gli indicatori da monitorare sono chiari e concreti; in 2 casi non sono considerabili come validi; in 27 casi sono validi parzialmente ma anche qui molto generici (come un calo dei ricorsi verso la Pubblica Amministrazione, grazie all’uso dei fondi europei per aumentare la compliance del settore pubblico, che però potrebbe verificarsi anche per altre ragioni).

Impatto? Zero (o quasi)

Ma dati sull’impatto dei soldi Ue alla Turchia ce ne sono? Le indagini del Parlamento Europeo hanno trovato che regna la più totale confusione sulla reportistica riguardante gli interventi a favore della Turchia: la gran parte dei report non sono pubblici e in ogni caso una citazione dell’impatto dei progetti è riscontrabile solo analizzando a fondo report che sono stati redatti per altri scopi.

Gli “investigatori” del Parlamento europeo incaricati di verificare l’uso di questi fondi hanno trovato nella giungla delle documentazioni della Ue, 472 riferimenti all’impatto dei soldi europei sullo sviluppo della Turchia, ma solo 193, il 41%, contenevano evidenze e dati, e in generale solo il 12% contenevano statistiche e numeri. 

Tuttavia molto spesso si trattava solo di aneddotica, di singoli dati senza un trend o una serie che potesse dare un’idea precisa di come un indicatore fosse cambiato nel tempo. Il j’accuse del Parlamento Europeo su come la Turchia stia usando i soldi a lei destinati, è pesantissimo ma la gran parte della responsabilità per questa carenza di dati e di riscontri concreti è dovuto proprio al modo in cui gli interventi sono stati progettati dalla Commissione Europea, senza una chiara individuazione degli obiettivi o degli indicatori. 

Tutti i furbetti della Turchia

Vi è un ulteriore dato che rende l’idea della disorganizzazione che è regnata nell’ambito della gestione dei soldi Ue alla Turchia. Una volta varati i progetti, la firma dei contratti con fornitori o operatori vari è avvenuto nel 77% dei casi nell’ultimo mese prima della scadenza dei termini utili stabiliti in precedenza.

Ma nonostante i risultati a cui è giunto questo clamoroso rapporto, la Ue ha deciso di versare al Paese di Erdogan altri 3 miliardi per bloccare l’arrivo di profughi in Europa. La decisione, come detto, è stata presa alla fine del 2015 su impulso di Angela Merkel ed è diventata operativa a febbraio 2016. I 3 miliardi di euro provengono per un terzo dal budget Ue e per due terzi dagli Stati membri con la seguente ripartizione:

L’Italia sta versando dunque 224,9 milioni di euro alla Turchia solo per arginare l’emergenza profughi. E’ presto per trarre conclusioni sull’efficacia di questi aiuti, ma gli uomini del Parlamento europeo osservano che fino a oggi, ad accordo già firmato non c’è ancora alcun documento pubblico che indichi con chiarezza quali sono i bisogni, le priorità, gli obiettivi e gli indicatori da prendere in considerazione per stabilire se il piano ha funzionato o no.

Le conclusioni dello studio sono piuttosto chiare: c’è assoluto bisogno che la Commissione Europea metta in atto un’azione di monitoraggio migliore dell’utilizzo dei fondi stanziati, e che renda pubblici i report provenienti da tale azione di monitoraggio, perché finora non è stato fatto. Impossibile essere più chiari di così.

I dati si riferiscono al: 2019

Fonte: Parlamento europeo

Leggi anche: Tutte le epurazioni di Erdogan

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