Il lavoro in Turchia cresce insieme all’economia, nonostante tutto

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Aumenta lavoro in Turchia ma non gli stipendi

Sorpresa: il lavoro in Turchia aumenta, insieme a tutta l’economia. Nonostante una difficile congiuntura politica che perdura da ormai troppo tempo, i posti di lavoro aumentano. E da qualche tempo a questa parte non si verificano più i repentini cicli di espansione e contrazione di una volta ma piuttosto si assiste ad una crescita stabile (nel grafico, le variazioni in percentuale, anno su anno, del prodotto interno lordo e dei prezzi al consumo dal 2006 al 2015).

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Per mantenere il trend positivo ma sostenibile, dicono gli analisti, è necessario spingere il risparmio domestico e riequilibrare la produzione interna e l’import. Ma non solo. Per restare competitivi è fondamentale tenere bassi i salari (oggi molte aziende, anche Italiane, hanno de-localizzato la loro produzione in Turchia proprio perché il costo del lavoro è minore) e contenere l’inflazione.

 

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I colli di bottiglia che frenano la produttività

Il grafico mostra l’incremento di produttività in un anno (2013-2014) in Turchia Usa, Giappone e Europa. Secondo gli economisti dell’Ocse, Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo, che hanno prodotto il report, la Turchia corre. Ma lo fa con il freno a mano tirato.  Il settore manifatturiero, in particolare, è cresciuto notevolmente ma avrebbe potuto fare meglio se non ci fossero alcuni colli di bottiglia, sopratutto legati alla “incerta situazione politica, priva di prospettiche chiare e stabili”.

I dati si riferiscono al: 2015

Fonte: Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD)

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