Tassazione dei fondi pensione, quanto si paga se si aderisce

Sulla rendita si paga solo il 15%, meno se si fanno versamenti per più di 15 anni

Gli italiani che decidono di mettere da parte ogni mese una parte delle proprie entrate e affidarsi alla previdenza complementare sono sempre di più. Tra i motivi, oltre al desiderio di rimpinguare l’assegno che riceveranno dopo il ritiro dal lavoro, vi è anche la particolare tassazione dei fondi pensione.

Da molto tempo è chiaro come la necessità di mantenere i conti dello Stato in equilibrio non consentano trattamenti pensionistici generosi come un tempo. Lo Stato ha fatto chiaramente capire ai lavoratori che per loro stessa convenienza dovrebbero imitare ciò che da anni fanno i cittadini di molti altri Paesi occidentali, ovvero sommare ai contributi pagati obbligatoriamente da loro e dai datori di lavoro anche versamenti aggiuntivi volontari. Per incentivarli ha quindi introdotto alcune agevolazioni fiscali, che intervengono fin dalla fase di accumulo dei fondi.

Tassazione dei fondi pensione, quali sono le deduzioni

Le normative relative alla tassazione dei fondi pensione prevedono che sia possibile dedurre dal reddito complessivo annuo quanto viene versato, fino a un limite di 5.164,57. Ogni euro aggiuntivo non potrà essere sottratto alla tassazione. Questo sgravio riguarda anche ciò che viene pagato, eventualmente, dal datore di lavoro, se il futuro pensionato sceglie di aderire a quei fondi che prevedono anche un contributo da parte dell’impresa. I versamenti provenienti dal Tfr, invece, non possono essere dedotti. Come si sa per deduzione si intende la riduzione del reddito imponibile: la somma in questione viene sottratta dal totale, e le aliquote fiscali e le eventuali detrazioni verranno applicate solo su quello che rimane.

Lo scopo è quello di favorire l’adesione alla previdenza integrativa anche da parte dei dipendenti a basso reddito o delle piccole partite Iva. Questi tradizionalmente sono sempre stati meno propensi di quadri e dirigenti a privarsi di parte del netto per mettere da parte somme che torneranno utili solo in futuro. I vantaggi, però, non si fermano alla deducibilità. Se un fondo pensione produce dei rendimenti (per esempio se investe in titoli e obbligazioni), allora questi sono tassati con un’aliquota del 20%, inferiore a quella tradizionale del 26%, ma comunque maggiore di quella destinata alle cedole dei Btp.

Quanto si paga di tasse sui fondi pensioni

La tassazione dei fondi pensione è agevolata anche quando si comincia a godere dei frutti di quanto versato. Se il lavoratore ha maturato i requisiti per ritirarsi dal lavoro e ha versato somme nella previdenza integrativa da almeno 5 anni può iniziare a percepire quanto è stato maturato e, in alcuni casi, anche il rimborso completo del capitale. Su tali somme vige un’imposta sostitutiva del 15%. Significa che le cifre incassate come rendita o capitale non vengono sommate agli altri redditi, per esempio alla pensione Inps. Sono invece trattate a parte e saranno quindi sottoposte a una tassazione decisamente inferiore rispetto a quella prevista dalle normali aliquote Irpef.

Non solo, l’imponibile su cui applicare il 15% non comprende i rendimenti maturati che, come si è detto, sono già stati sottoposti a una tassa del 20%. Non include neanche quei contributi che non è stato possibile dedurre al momento del versamento, quelli eccedenti i 5.164,57 annui.

Dato ancora più rilevante, la tassazione dei fondi pensione prevede che questa aliquota del 15% diminuisca del 0,3% per ogni anno di adesione alla previdenza integrativa oltre i 15 anni. Lo sconto massimo, però, non potrà superare il 6%. In sostanza il massimo vantaggio sarà per chi ha partecipato a un fondo per 35 anni: sarà soggetto a un’aliquota del 9%.

tassazione fondi pensione

La tassazione dei fondi pensione se si chiede un riscatto

Può capitare, in presenza di necessità finanziarie, di dover chiedere un riscatto del fondo pensione cui si è aderito, o un’anticipazione delle somme prima dell’età del ritiro. Qualora sia possibile, la legge prevede che sulla somma riscattata si applichi il 15% (con lo sgravio del 0,3% nelle condizioni suddette) solo se vi sono motivi seri che giustifichino questa richiesta. Questi possono essere una condizione di mobilità, di cassa integrazione, di disoccupazione superiore a 12 mesi, o un’invalidità. In caso diverso lo Stato tratta le cifre incassate come reddito normale, e si applica il 23%.

Lo stesso discorso vale per le anticipazioni: l’aliquota agevolata del 15% si applica solo in caso il denaro serva all’acquisto o alla ristrutturazione della casa per sé o per i figli e per poche altre ragioni.

Sono 8.771.149 gli italiani che hanno aderito a un fondo

Non sappiamo quanto sia responsabilità della tassazione dei fondi pensione e quanto c’entri la consapevolezza del futuro del sistema pensionistico, fatto sta che negli ultimi anni è aumentato il numero di italiani che hanno aderito alla pensione integrativa. Come si nota dalla nostra infografica a fine 2021 si era arrivati a quota 8.771.149, in crescita del 3,9% rispetto all’anno precedente. La maggioranza è costituita da quanti hanno scelto fondi negoziali, 3.368.703, e Piani Individuali Pensionistici (PIP) “nuovi”, 3.445.073.

Qual è la differenza? I fondi negoziali sono quelli cui il lavoratore partecipa a causa del suo inquadramento in un determinato contratto, a livello di categoria o di impresa. Non è lui che decide l’adesione, ma sindacati e datori di lavoro, e i versamenti provengono sia dal salario del dipendente che dall’azienda che dal Tfr.

I PIP sono le forme di accumulo che consentono maggiore libertà di scelta

Viceversa i PIP sono forme di accumulo cui si può aderire solo a livello individuale, senza il coinvolgimento della propria impresa, se si è dipendenti. Sono sostanzialmente contratti assicurativi e sono chiamati “nuovi” perché sono stati istituiti dopo la riforma della previdenza del 2005.

Vi sono poi 1.694.029 di italiani che versano mensilmente denaro in fondi aperti, che sono una via di mezzo tra quelli precedenti. Possono infatti essere istituiti da banche, assicurazione, Società di Gestione del Risparmio (SGR) e Società di Intermediazione Mobiliare (SIM), e l’adesione in questo caso può essere individuale, ma anche collettiva, ovvero effettuata dall’azienda dopo un accordo con il lavoratore. In 622.036 poi partecipano a fondi “preesistenti”, ovvero istituiti prima del 1992, mentre 321.879 a quelli individuali pre-2005.

I dati si riferiscono al 2021-2022

Fonte: Covip

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