In Fisco e tasse

Al Sud solo il 10% dei Comuni ce l’ha. A Trento il 100%. Colpito il 71,6% del turismo nazionale

La tabella qui sopra illustra come è stata adottata nei vari comuni italiani l’imposta turistica di soggiorno introdotta a partire all’inizio di questo decennio. Il grafico fotografa la situazione al 2016, che risulta comunque abbastanza cristallizzata oggi, visto che nel 2015 è stato varato un blocco dell’autonomia dei comuni di imporre tale tassa, blocco poi levato nel 2017. Il grafico qui sotto, invece, mostra i “totali”.

La tassa di soggiorno nei comuni italiani

La prima pagina del primo grafico in alto indica il numero di comuni italiani che hanno imposto la tassa di soggiorno suddivisi per Regione. Nel grafico sotto si vede il totale: sono 950. In grandissima parte si tratta di municipi del Centro-Nord, con dei record in provincia di Bolzano, 210, e in provincia di Trento, 116. Si tratta però di dati assoluti. Da sempre ci sono più comuni a Centro-Nord che al Sud. E’ più interessante, quindi, osservare quanti sono i sindaci che hanno adottato la tassa sia in proporzione di quanti erano autorizzati a farlo.

A essere eleggibili, ovvero autorizzati a richiedere un’imposta di soggiorno a chi passa una notte in albergo (quindi non la paga chi si affida a siti come Airbnb) sono, secondo la legge, i capoluoghi di provincia, le Unioni di comuni (normalmente in collina e montagna), i comuni delle isole minori e quelli turistici. Sulla definizione di comuni turistici non c’è chiarezza, non è mai stata data una definizione nazionale univoca e si è lasciato alle regioni la possibilità di legiferare in tal senso, in base alla riforma federalista del Titolo V della Costituzione.

Alcune regioni si sono mosse, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Toscana, Marche, ma altre no, alcuni comuni si sono riferiti alle disposizioni per il commercio delle varie leggi nazionali (come quella Bersani) o regionali in cui si definivano eccezioni o particolari obblighi proprio riferiti alle aree turistiche. Laddove in base a quelle leggi un comune rientrava tra quelli interessati alle normative sul turismo era definibile “turistico”. Ma di fatto c’è stata una certa anarchia che ha anche portato a molti ricorsi al Tar.

Andiamo al sodo: poco meno di 6mila comuni in Italia sono definiti (o si sono “auto-definiti”) turistici e, quindi, autorizzati a imporre la tassa di soggiorno. Si tratta del 72% del totale dei comuni italiani nei quali si concentra il 95% delle presenze turistiche italiane.

Chi ha imposto la tassa

Non tutti i 6mila comuni, però, l’hanno varata. Lo vediamo nella seconda pagina del primo grafico che indica la percentuale dei comuni, suddivisi per Regione, con l’imposta di soggiorno sul totale dei comuni in cui era permessa. Solo nel 16,4% dei casi si è scelto di imporla. Percentuale che sale al 18,7% per il Centro Nord e scende al 10% al Sud (secondo grafico).

In testa ancora una volta il Trentino Alto Adige. Sia in provincia di Bolzano che di Trento si è raggiunto il 100% di comuni con l’imposta di soggiorno. Di fatto tutte le città e i paesi della regione, essendo autorizzati a imporre la tassa… l’hanno imposta. 

Viene poi la Valle d’Aosta con il 78,4%, la Toscana, con il 43,1% dei comuni, a distanza la Sicilia con il 16,7%, l’Umbria con il 15,7%. In fondo Friuli Venezia Giulia e Molise con zero.

La pagina successiva, la terza sempre del primo grafico, riguarda la percentuale dei comuni con imposta di soggiorno sul totale dei comuni. Laddove tutti i comuni esistenti erano eligibili le percentuali delle due pagine del grafico, ovviamente, coincidono perché tutti i comuni erano eligibili e tutti l’hanno adottata. 

Le mappe qui sotto mostrano bene le aree che stanno approfittando della possibilità di far pagare l’imposta. All’incirca c’è coincidenza tra presenze turistiche per abitante, che sono maggiori in Trentino Alto Adige, Toscana, Umbria, nelle grandi città e lungo le Alpi, e imposizione della tassa, ma non c’è corrispondenza perfetta. Vi sono ancora aree turistiche in cui non è applicata.

tassa di soggiorno nei comuni italiani

Tuttavia il dato forse più importante è quello relativo alla percentuale di presenze turistiche nei comuni con la tassa sul totale delle presenze.

Più turismo, più tasse

Nonostante la tassa di soggiorno nei comuni italiani sia stata imposta solo nell’11,8% dei comuni, in questi municipi si concentra il 71,6% delle presenze turistiche, anche qui con un divario tra il dato del Centro-Nord, 71,6%, e quello del Mezzogiorno, 57%. Significa che il 71,6% del turismo del Centro Nord si concentra nei comuni che hanno adottato la tassa mentre al Sud solo il 57%. Questo significa che, se volessero, molti Comuni turistici del Sud potrebbero introdurre la tassa dato che il 43% del turismo nel Mezzogiorno si concentra in Comuni dove non c’è alcuna imposta.

Naturalmente ai massimi vi sono, ancora una volta, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. Di fatto tutti o quasi tutti coloro che fanno vacanze in queste regioni pagano una tassa di soggiorno. Altissima anche la percentuale in Veneto, 88,4%, e in Toscana, 81,6%. Si supera il 50% quasi ovunque, tranne che in Umbria (41,7%), in Liguria, Abruzzo, Friuli e Molise.

Quanto vale la tassa di soggiorno

Insomma, anche se applicata in una minoranza di essi, la tassa di soggiorno nei comuni italiani è “efficace”, almeno dal punto di vista dei comuni, non certo dal punto di vista di chi è costretto a pagarla, perché colpisce la grandissima parte delle presenza turistiche. Che, come sappiamo, non sono distribuite in modo omogeneo sul territorio ma si concentrano in grandi centri e in determinate aree montane e marittime. Infatti il 90% degli introiti provenienti dalla tassa di soggiorno nei comuni italiani provengono dal Centro-Nord, e più di metà dalle sole Roma, Milano, Firenze e Venezia. Si tratta quindi di un quadro di disuguaglianza evidente, che emerge anche dalle cifre del grafico qui sotto. 

Mostra le entrate totali della tassa di soggiorno nei comuni italiani. Nel 2016 si è trattato di 375,6 milioni, di cui 332,8 finiti ai comuni del Centro Nord e 42,8 a quelli del Sud. In particolare sono le regioni del Nord a statuto speciale le più favorite, se consideriamo il gettito in relazione al numero di abitanti. In media a livello nazionale si ricavano 19,1 euro all’anno per persona, ma si sale a 48,7 in Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. Come detto questi sono i dati riferiti al 2016, gli ultimi disponibili, ma è probabile che il gettito sia salito sia nel 2017 che nel 2018 visto che anche le presenze turistiche sono aumentate, come Truenumbers ha raccontato in questo articolo.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Banca d’Italia

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