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Tutti i numeri: dal 1946 sono stati 72 in tutto, 67 sono stati abrogativi. Solo 3 i costituzionali

Domenica 29 marzo non ci sarà il referendum sul taglio dei parlamentari, indetto dopo all’approvazione lo scorso 12 ottobre della riforma Fraccaro, senatore del Movimento 5 Stelle. E’ stato rinviato dal governo per l’emergenza sanitaria del coronavirus che sta colpendo l’Italia. La nuova data non è stata ancora decisa.

La legge costituzionale in questione prevede il passaggio da 950 a 600 tra senatori e deputati. In particolare, secondo la riforma i seggi saranno 400 alla Camera e 200 al Senato, più un numero massimo di cinque senatori a vita. Gli italiani torneranno così a votare per un referendum dopo 3 anni, l’ultima volta è stata il 4 dicembre 2016. In questa occasione gli italiani hanno bocciato la riforma Renzi-Boschi.

La storia dei referendum

Dal 1946 in Italia ci sono stati 72 referendum nazionali, di cui 67 referendum abrogativi, un referendum istituzionale (quello del 2 giugno 1946 in cui venne scelta la repubblica al posto della monarchia), un referendum consultivo e 3 referendum costituzionali.

I referendum abrogativi sono stati nettamente quelli più numerosi. Il primo è stato quello del 12 e del 13 maggio 1974 in cui vinse il “no” con il 59,3% all’abrogazione della legge Fortuna-Baslini, quella che ha introdotto il divorzio in Italia. Non è stato solo il primo in ordine di tempo, ma anche quello con l’affluenza più alta della storia: 87,7%. Il secondo per partecipazione è stato quello dell’11 e del 12 giugno 1978 in cui vinse il “no” all’abrogazione della legge Reale in tema di ordine pubblico e all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

I referendum degli ultimi 20 anni

Nel grafico in alto possiamo vedere i risultati dei referendum degli ultimi 20 anni. Quello che ha ottenuto l’affluenza maggiore è stato quello del 12-13 giugno 2011 su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento. In questo referendum per tutti i 4 quesiti è stato raggiunto il quorum con il voto della maggioranza degli aventi diritto. Negli ultimi 20 anni si sono svolti anche i tre precedenti di referendum costituzionali.

I referendum costituzionali

Quello del 29 marzo sarà il quarto referendum costituzionale della storia dopo quelli sul Titolo V della Costituzione del 7 ottobre 2001, sulla Devolution del 25 e 26 giugno 2006 e sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi del 4 dicembre 2016. Il 7 ottobre di 18 anni fa ci fu il referendum per confermare o no la riforma del Titolo V della Costituzione, approvata dalla maggioranza dell’Unione negli anni dei governi Prodi, D’Alema e Amato. Come si vede nel grafico sopra passò con il 64,2% di voti favorevoli anche se l’affluenza si fermò poco oltre il 34%. Il 25-26 giugno 2006 gli italiani vennero invece chiamati a votare sulla riforma costituzionale varata dal governo Berlusconi su ispirazione della Lega di Umberto Bossi e con Roberto Calderoli ministro delle Riforme.

Il record di affluenza

La Devolution venne bocciata con il 61% dei voti espressi. Alle urne si recarono il 52% degli aventi diritto. Il 4 dicembre 2016 i votanti hanno bocciato il disegno di legge costituzionale della cosiddetta riforma Renzi-Boschi, approvata in via definitiva dalla Camera ad aprile 2016. La riforma puntava al superamento del bicameralismo perfetto, alla revisione del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni, all’eliminazione dal testo costituzionale del riferimento alle Province e alla soppressione del Cnel. A dire no alla riforma fu il 59,11% degli italiani dei votanti. E ci fu il record di affluenza: parteciparono il 68,49% degli elettori.

I dati si riferiscono al: 1946-2016

Fonte: Ministero dell’interno 

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