I bengalesi spediscono a casa 5.309 euro a testa

Gli immigrati in Italia che mandano più soldi all’estero. I dominicani 4.813 euro

Contrariamente a tutte le aspettative, con il Covid le rimesse degli immigrati verso casa non sono diminuite, anzi, hanno visto una crescita. Ce lo dicono i dati di Istat e Banca d’Italia che mostrano anche come gli stranieri non hanno mai mandato così tanti soldi a casa alle proprie famiglie come nel 2021.

Non è accaduto, come si potrebbe pensare, a causa di un rimbalzo dopo un calo causato dalla pandemia nel 2020. In realtà anche nell’anno in cui tutti gli indicatori economici sono crollati non vi è stata alcuna diminuzione del flusso di denaro verso i Paesi di provenienza.

È dal 2016 che aumenta e due anni fa ha toccato un livello che in precedenza non aveva mai raggiunto, ovvero 7,7 miliardi di euro. Si tratta di ben il 52,6% in più rispetto al 2016. Il record precedente, di 7 miliardi, era del 2011, ma era stato seguito da un periodo di 5 anni di calo, a causa della crisi economica ed occupazionale che aveva colpito gli stranieri più degli altri lavoratori in Italia.

Gli immigrati in Italia che mandano più soldi al proprio Paese

Perché sta accadendo questo? E chi invia più denaro all’estero? Cominciamo dalla seconda domanda: nel 2020 e 2021 sono stati i bengalesi. Mediamente in ognuno di questi due anni hanno spedito 790 milioni di euro, ovvero 5.309 a testa. Seguono, come si può osservare dalla nostra infografica, i dominicani, con 4.813 euro pro capite, e poi i colombiani, con 4.428, e i senegalesi, con 4.160. Anche maliani e pakistani sono tra gli stranieri che inviano più soldi a casa, rispettivamente 4.049 e 4mila a testa.

In ultima posizione i cinesi, solo 51 euro per persona, anche se su questo dato vi sono più che legittimi dubbi: il denaro che prende la via della Cina da Milano o da Prato (dove sono le comunità più grandi) passa evidentemente in gran parte da canali non ufficiali. Sotto i 300 euro pro capite anche le rimesse degli algerini (58 euro), dei cubani (119), dei polacchi (285) e dei kosovari (289).

Ma torniamo ai bengalesi. Perché proprio loro sono i più “generosi” con il proprio Paese di origine oggi? Provenienti da uno dei Paesi più popolosi dell’Asia e del mondo, in Italia sono 148.458. È l’ottava comunità più grande, venendo superata, a livello di numerosità, da altre sette, quella rumena, la più vasta con 1.111.065  persone, quella albanese (427,381), la marocchina (421,598 membri), la cinese (309,709), l’ucraina (232,257), la filippina (161,554) e l‘indiana (159,361).

I bengalesi costituiscono una delle comunità più recenti in Italia

Tuttavia vi sono alcuni fattori che la rendono la più propensa a inviare soldi in patria. Innanzitutto coloro che la compongono sono arrivati mediamente più di recente rispetto agli altri stranieri. Lo si nota osservando i dati Istat sui trasferimenti di residenza per nazionalità nel tempo. Quelli di coloro che giungono dal Bangladesh sono costantemente aumentati anno dopo anno. Erano solo 3.722 nel 2002, quando invece quelli di cinesi erano quasi 3 volte maggiori e quelli di marocchini oltre 4 volte più grandi.

Avevano poi superato i 10mila nel 2011, fino ad arrivare al proprio massimo, 15.188, nel 2021, superando quell’anno il numero di trasferimenti dall’India, dalle Filippine, dall’Ucraina, e da diversi altri Paesi da cui il flusso di arrivi si è ormai stabilizzato o ha addirittura visto un calo.

I bengalesi sono immigrati in Italia da poco

Chi è arrivato da poco mantiene dei legami più stretti con la propria famiglia di origine. Spesso ha lasciato moglie, figli, genitori e fratelli nella propria città o villaggio. Non ha ancora costruito relazioni forti in Italia e dopo avere trattenuto il minimo indispensabile per sopravvivere in terra straniera manda quanti più soldi possibile nell’unica comunità che sentono realmente come propria.

immigrati Italia

Più di metà dei bengalesi in Italia ha tra i 20 e i 35 anni

I dati ufficiali, di Eurostat in questo caso, ci dicono anche che i bengalesi giunti in Italia sono mediamente giovani all’arrivo, con quasi metà di essi che ha tra i 20 e i 35 anni di età. È, appunto, una fascia in cui o ancora non si ha una famiglia o, più di frequente, se ne ha una composta da figli piccoli, spesso rimasti in patria e da aiutare. Sono poi quasi sempre ancora in vita i genitori, anch’essi da sostenere.

Le comunità cinese o rumena, per esempio, sono mediamente più anziane. A influire sul fatto che sono i bengalesi gli stranieri a inviare più soldi in patria vi è anche l’evidenza che il loro Paese di origine è uno più poveri dell’Asia, con un reddito pro capite a parità di potere d’acquisto di soli 5.812 dollari. Le necessità della popolazione fanno in modo che i suoi emigranti in Italia si sentano in dovere di inviare fondi nonostante mediamente percepiscano retribuzioni mensili molto basse, 772 euro mensili in media secondo il Ministero del Lavoro, minori anche di quelle già non elevate dei lavoratori non comunitari, 1.075.

Sono occupati principalmente nel settore ricettivo, il 27,4%, e commerciale, il 26,6%. Si tratta di ambiti che hanno sofferto molto per il Covid, ma nonostante questo le rimesse inviate alle proprie famiglie non sono diminuite durante la pandemia.

Gli immigrati in Italia hanno aumentato gli invii

Questo è fenomeno generale, che, come si diceva all’inizio, ha riguardato tutto l’insieme degli immigrati. Perché? Secondo gli analisti di Banca d’Italia le ragioni sono diverse.

Certamente questo invio di denaro non è stato inteso dagli immigrati come una spesa aggiuntiva da tagliare in caso di calo delle entrate, ma come una primaria. Serve a dare aiuto indispensabile e vitale alle famiglie rimaste in patria verso cui hanno preso un impegno. Anzi, avendo le pandemia colpito duramente dal punto di vista economico i Paesi in via di sviluppo, le rimesse sono diventate ancora più necessarie per alleviare le sue conseguenze sulla popolazione locale, bengalese, colombiana o peruviana che sia.

Per questo nonostante la riduzione del reddito e dell’occupazione i flussi di denaro sono diminuiti solo nel primo semestre 2020, subito compensati da una forte ripresa già nella seconda parte di quell’anno.

Il ruolo dello stop ai viaggi e dell’incremento della digitalizzazione

C’è però anche dell’altro. Proprio a causa del Covid vi è stato un blocco quasi totale dei voli. I migranti non sono potuti tornare al proprio Paese, e questo ha provocato due conseguenze.

La prima è che è stato possibile utilizzare il denaro risparmiato per il mancato viaggio per rimpolpare le consuete rimesse. La seconda che, essendo stati tagliati i canali informali di trasporto del denaro, con furgoncini o brevi manu in occasione delle visite a casa, molti immigrati sono stati costretti a usare quelli ufficiali.

Non è però da dimenticare il ruolo della digitalizzazione, che con la pandemia ha subito un’accelerazione in tutti i campi, anche e soprattutto nei servizi finanziari. Pure gli stranieri, del resto mediamente giovani, ne hanno approfittato, abituandosi a usare la tecnologia per inviare soldi alle proprie famiglie più velocemente e in maggiore sicurezza.

I dati si riferiscono al 2020-2021

Fonte: Banca d’Italia

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