In Turchia sono 536. I dati Paese per Paese e le aperture previste
Sono solo 17 gli Starbucks in Italia. E gli amanti del caffè si dividono nel definirla una buona o una cattiva notizia. D’altronde, le bevande dell’immensa catena statunitense, fondata a Seattle nel 1971, erano argomento dibattuto anche prima dello sbarco in Italia.
Quanto vale Starbucks?
Si va dai classici caffè e cappuccino, ai più americani Frappuccino, Iced Latte, Caramel Macchiato e Vanilla Latte. Nomi non proprio vicini agli amanti del caffè della moka e forse uno dei motivi che hanno fatto tardare le aperture in Italia. Ciò nonostante non si può dire che Starbucks non sia un’impresa che negli anni ha riscontrato un successo mondiale. Ne è prova il fatturato da 23,5 miliardi di dollari del 2020, in calo per la pandemia rispetto a quello del 2019 che aveva toccato i 26,5 miliardi.
Qual è l’origine del nome Starbucks
Ma come mai si chiama Starbucks? Il nome del colosso del caffè trae origine da Starbuck, il primo ufficiale del romanzo Moby Dick di Herman Melville. Al centro del logo un’immagine marinaresca, una sirena a 2 code. Di certo non una scelta casuale: se le sirene ammaliavano i marinai, secondo la mitologia greca, il caffè di Starbucks ammalia per il suo aroma e gusto chiunque lo beva.
La storia di Starbucks nasce in Italia
La mancanza della marchio nel nostro Paese era evidente. Tanto più perché la leggenda vuole che furono proprio i bar milanesi ad ispirare l’idea al fondatore di Starbucks, Howard Shultz. Negli anni ’80 Shultz si trovava a Milano e notò subito il rapporto personale che i baristi meneghini instauravano con la clientela, chiamandoli per nome (o soprannome) e ascoltando le loro problematiche.
Dalla “Milano da bere” a Starbucks
Erano gli anni della “Milano da bere”, in cui si frequentavano i bar non solo per un caffè al volo, ma come luogo di socialità, in cui la consumazione di un prodotto era l’immersione in un vero e proprio mondo. Un terzo posto dove passare le giornate oltre a casa e lavoro. Certo della sua intuizione Shultz tornò in America dove trovò i primi finanziatori. Ci vollero 4 milioni di dollari per partorire “Il Giornale”, così si chiamava inizialmente la catena. Il resto è storia e da qualche anno parte di questa storia è anche italiana.
La Roastery di Starbucks a Milano
La voce di una prima discesa in campo di Starbucks sul mercato italiano arrivò già nel 2015, quando il Corriere della Sera rivelò che la compagnia americana stava trattando con il noto imprenditore lombardo Antonio Percassi per aprire uno Starbucks. Dove? A Milano. Dopo qualche mese di continue indiscrezioni, nel 2016 esce il comunicato ufficiale e inizia la campagna promozionale con l’installazione in Piazza Duomo di un giardino esotico, fatto di palme e banane, che ha fatto parecchio discutere.
Ben due anni dopo, il 6 e 7 settembre 2018 verrà inaugurata la prima e unica Roastery europea a Palazzo Broggi, in Piazza Cordusio. Il palazzo, che in precedenza era la sede della vecchia Borsa e poi delle Poste, è stato restaurato per ospitare un locale di categoria superiore in cui non solo si serve caffè in mille varianti, ma lo si tosta al momento e si offre ai clienti un’esperienza approfondita.
Dove sono gli Starbucks in Italia
Poco dopo il grande evento nazionale, che riscontrò grande successo sia per quanto riguarda le presenze fisiche che per l’eco degli influencer sui social, il 20 novembre venne inaugurato uno store in Corso Garibaldi a Milano. Il primo arredato secondo i canoni d’arredo e di prodotti con cui siamo stati abituati a vederlo nei film americani. Nei giorni dopo ne venne inaugurato un altro in via Durini, mentre bisognerà aspettare il 2019 per vedere il primo Starbucks a Torino. La seconda città ad averne uno e il più grande d’Italia. Oggi, sono 17 gli Starbucks in Italia di cui 8 a Milano, 1 ad Assago, 1 all’aeroporto di Malpensa, 1 a Torino, 1 a Serravalle Scrivia, un altro a Campi Bisenzio e altri 4 sono stati aperti di recente, come vedremo dopo.
Sono 2 gli Starbucks chiusi a Milano
L’emergenza pandemica ha portato un’inflessione del fatturato nei vari mercati e neppure il colosso americano Starbucks è riuscito a “tenere botta”. Si conta che tra Usa e Canada siano stati chiusi 600 store. E in Italia? Fino a qualche mese fa, nel capoluogo lombardo si contavano 10 Starbucks, poi, a seguito di un calo di fatturato del 50%, sono stati chiusi 2 punti vendita: quello in via Turati e quello in Porta Romana. Con lo smart working infatti i milanesi difficilmente si concedono una pausa caffè al bar. Inoltre, è diminuita l’affluenza turistica, che ha pesato notevolmente sugli incassi di Starbucks, dato che il brand è ben noto proprio soprattutto tra gli stranieri.
Dove saranno le nuove aperture Starbucks in Italia
Con la pandemia la colonizzazione italiana da parte della catena ha subito una battuta d’arresto, ma Starbucks non vuole fermarsi. Per celebrare i tre anni del marchio in Italia, Percassi ha annunciato una serie di investimenti che porterà all’apertura di 26 nuovi Starbusck entro la fine del 2023. Due dei quali in Lombardia, mentre un altro a Torino. Altre 11 aperture sono previste nel 2022 e altre 12 nel 2023.
Intanto, 4 store sono già stati aperti: uno con il drive thrugh (servizio da asporto) a Erbusco (BS) in una stazione di servizio Q8 circa due settimane fa; a dicembre lo short store (bancone del bar in un centro commerciale) all’interno della Mondadori de “Il Centro di Arese”; un chiosco all’Orio Center di Bergamo ed infine il Kiosk alla stazione di Porta Nuova a Torino. Per uno Starbucks coffee a Roma, invece, bisognerà attendere ancora un po’. Strano a dirsi visto l’alto numero di turisti che la frequentano, oltre i 46 milioni nel 2019.
La prossima apertura di Starbucks Italia sarà a Roma
Ecco perché una delle nuove aperture sarà proprio a Roma, nei pressi del Colosseo. In tutta Italia le aperture programmate, secondo alcune indiscrezioni, saranno più di 200 ma bisognerà vedere la direzione che in generale tutto il mercato del retail e del food vorranno prendere post Covid. Un numero così alto di nuovi negozi necessiterà anche di assunzioni: al momento si stanno preparando le job description per i primi 300.
Quanti sono gli Starbucks in Europa?
Tornando al grafico in apertura, possiamo vedere che è senz’altro il Regno Unito il Paese che vanta il numero più alto di Starbucks coffee shop, ben 748. In effetti, nel Paese il format funziona molto bene e la concorrenza è agguerrita. Altro feudo di Starbucks in Europa è la Turchia, un Paese non sempre disposto ad accogliere le insegne occidentali che però conta 536 Starbucks store. Subito dopo, ma a lunga distanza, troviamo Francia e Germania, rispettivamente con 187 e 161 Starbucks.
A Cipro lo stesso numero di negozi dell’Italia
In Russia se ne contano 140, in Spagna 139, in Olanda 89 e in Irlanda 83. Da questo confronto è ancora più evidente la differenza di strategia nel Vecchio Continente che il franchising ha deciso di adottare. L’Italia si colloca sotto Cipro e poco sopra la Bulgaria. Piccoli Stati come Malta e Lussemburgo, invece, ne contano 4, mentre Monaco 3. Insomma, l’Italia pur essendo il luogo da cui Howard Shultz ha preso ispirazione è, almeno fino ad oggi, il Paese più restio ad accogliere i negozi della catena.
Starbucks è leader della sostenibilità
Il noto marchio di Seattle è molto impegnato nel campo della sostenibilità ad esempio adottando un packaging riutilizzabile, punta a nuove modalità di gestione dei rifiuti e ad una riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2030. La sostenibilità di Starbucks, d’altronde, è già ben nota: il caffè venduto proviene solo da fonti etiche certificate; vengono usate tazze riciclabili e compostabili e coperchi senza cannuccia o con cannucce sostenibili e per l’alimentazione elettrica degli store negli Usa si ricorre a fonti energetiche rinnovabili.
Quando è nato il marchio Starbucks
La società è relativamente giovane: venne infatti fondata nel 1977 da un’idea di due professori dell’Università di Seattle e uno scrittore. Inizialmente la società Starbucks vendeva chicchi di caffè e nei primi negozi della catena il caffè in forma liquida veniva regalato come campioni poi si specializzò nella vendita di prodotti derivati dal caffè e nel 1989 aveva raggiunto i 46 punti vendita negli Stati Uniti mentre oggi è presente in oltre 70 Paesi del mondo.
Perché Starbucks ha deciso di chiudere 16 store negli Usa
In Italia, insomma, la presenza della catena di caffetterie americana non è particolarmente ampia, ma sta aumentando. Nel primo semestre del 2022, per esempio, ha annunciato che aprirà due nuovi punti vendita a Scalo Milano e a Fidenza Village.
Notizie che arrivano nel momento in cui, in America ha annunciato che, a partire dal 31 luglio del 2022, chiuderà progressivamente 16 store. Come mai? Tutto nasce da un post sul blog aziendale nel quale si parlava, genericamente, di “sicurezza”. Pare che, come hanno riportato i giornali Usa, che la decisione sia legata a episodi di spaccio di stupefacenti nei bagni di questi locali. Da sempre sono aperti al pubblico, anche ai non clienti, ma adesso la politica potrebbe cambiare e potrebbe essere data facoltà ai gestori di chiuderli e renderli disponibili solo ai consumatori.
Quando e come è nata Starbucks
Starbucks è una catena di caffetterie fondata negli Stati Uniti d’America nel 1971. Il primo locale Starbucks è stato aperto a Seattle, nel Washington, dai soci fondatori Gordon Bowker, Jerry Baldwin e Zev Siegl. Inizialmente, Starbucks si occupava esclusivamente della vendita di chicchi di caffè tostato e di attrezzature per la preparazione del caffè. Solo in seguito ha iniziato a offrire anche bevande a base di caffè e altre bevande calde e fredde, insieme a una selezione di snack e pasti leggeri.
Starbucks opera principalmente attraverso la gestione diretta dei suoi locali, che sono diffusi in tutto il mondo sia attraverso l’apertura di nuove caffetterie sia attraverso accordi di franchising con partner locali. Inoltre, Starbucks offre anche una linea di prodotti a marchio, come caffè macinato, tè in bustine e cialde per il caffè espresso, che vengono venduti attraverso canali di distribuzione come supermercati, negozi al dettaglio e online. Starbucks cerca inoltre di creare un’esperienza di acquisto coinvolgente e personalizzata per i suoi clienti.
Come aprire un negozio Starbucks
Per aprire un franchising Starbucks, è necessario seguire una serie di passaggi e soddisfare alcuni requisiti. Ecco una lista non esaustiva dei principali passi da compiere:
- Verificare la disponibilità del marchio nella zona in cui si desidera aprire il franchising. Starbucks ha una presenza globale e potrebbe essere già presente nella zona in cui si desidera aprire il franchising o potrebbe avere piani di espansione futuri in quella zona.
- Compilare il modulo di domanda di franchising disponibile sul sito web di Starbucks. In questo modulo, sarà necessario fornire informazioni sul proprio background, sulla propria esperienza imprenditoriale e sulla propria disponibilità finanziaria.
- Attendere di essere contattati da Starbucks per un colloquio di valutazione. Durante questo colloquio, sarà necessario presentare ulteriori informazioni sulla propria esperienza imprenditoriale e sulla propria disponibilità finanziaria e sarà valutata la propria idoneità come potenziale franchisor.
- Se la domanda di franchising viene accettata, sarà necessario firmare un contratto di franchising con Starbucks e iniziare il processo di formazione e preparazione all’apertura del locale.
I dati si riferiscono al: 2022
Fonte: Starbucks
Leggi anche: In Italia ci sono 212.314 ristoranti e 167.159 bar
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