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In Germania invece il grande avanzo commerciale crolla di 41,1 miliardi nel 2020

Il 2020 sarà con tutta probabilità l’anno con le peggiori performance economiche dal Dopoguerra per tutti i Paesi Occidentali. Il dubbio è se il crollo del PIL in Italia è stato superiore o meno al 10%. Tuttavia non tutti gli indicatori sono negativi, almeno apparentemente.

L’Italia risulta essere anche il secondo Paese europeo per miglioramento del saldo commerciale. I dati ovviamente sono ancora parziali, si riferiscono ai mesi tra gennaio e settembre, e dicono che l’avanzo di cui l’Italia gode da molti anni si è ulteriormente incrementato, passando da 35 a 42,5 miliardi.

Meglio di noi ha fatto solo l’Irlanda, dove è passato da 48 a 57,2 miliardi. Come si sa l’Irlanda funge da Paese “schermo”, che ri-esporta prodotti o soprattutto servizi che in realtà in Irlanda non si originano.

Gli altri Paesi con un saldo positivo o hanno avuto miglioramenti molto ridotti, come i Paesi Bassi, in cui questo è passato da 47,8 a 48,1 miliardi, o, come in Germania vi è stato un crollo dell’avanzo commerciale, che è sceso da 172,2 a 131,1. Germania che è tra i primi Paesi esportatori al mondo, sotto i riflettori per l’enorme avanzo, in particolare verso i Paesi extra europei. Nel 2020 invece la locomotiva tedesca va addirittura in disavanzo per quanto riguarda gli scambi interni alla UE, e diventa un importatore netto per 6,9 miliardi, mentre prima l’export superava l’import per 3,6 miliardi.

Nel caso dell’Italia accade l’opposto. Migliora ancora di più il saldo intra-UE, passando da 2,7 a 7,2 miliardi, mentre quello extra-UE cresce da 32,3  35,2.

Non è però necessariamente una buona notizia

La realtà tuttavia è che non c’è stato un aumento delle esportazioni italiane, ma semplicemente una diminuzione che è stata inferiore al calo registrato tra le importazioni. Queste ultime sono scese del 15%, del 13% intra-UE e del 18% extra UE, mentre l’export è stato del 12% più ridotto, e in particolare vi è stato un decremento dell’11% di quello interno alla UE e del 13% di quello esterno.

La diminuzione delle importazioni maggiore è motivata da una crisi dei consumi che in Italia è stata maggiore che negli altri Paesi. Gli acquisti degli italiani sono diminuiti di più di quelli dei tedeschi, per esempio, e abbiamo tagliato gli acquisti esteri più degli altri, che hanno invece continuato a comprare prodotti stranieri, quindi anche italiani, in misura maggiore di quanto abbiamo fatto noi.

Da qui il miglioramento della nostra bilancia commerciale e il peggioramento di quella tedesca. Come già si era visto nel 2011-13 è anche un effetto collaterale della crisi della domanda.

Non a caso vi è un miglioramento dei saldi anche in altri Paesi con difficoltà economiche maggiori della media. In Grecia il deficit commerciale diminuisce da 16,6 a 13,5 miliardi, in Spagna da 26,7 miliardi si riduce di molto, a 12,8. In Portogallo il saldo, negativo, passa da 15,2 a 10,6 miliardi.

In Francia al contrario il deficit aumenta.

Nel complesso la UE verso il resto del mondo accresce il proprio avanzo, da 127,8 a 134,5 miliardi. Questo non è però stato dovuto a un miglioramento delle posizioni verso Cina e USA, che hanno avuto un calo del PIL inferiore, ma è dovuto quasi esclusivamente al crollo del deficit verso la Russia, passato da 46,1 a 13 miliardi.

È difficile pensare che tali cambiamenti siano strutturali. Passata l’emergenza gli equilibri potrebbero tornare quelli di prima, ma ora è difficile immaginarlo

I dati si riferiscono a gennaio-settembre 2019 e gennaio-settembre 2020

Fonte: Eurostat

Leggi anche: I numeri del dumping cinese (e perché lo fanno)

 

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