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Tra le famiglie straniere del Centro l’indice di povertà assoluta è scesa del 7,3%

Prima del ciclone Covid il 2019 era stato foriero di novità positive, per una volta, almeno sul lato della lotta alla povertà.

Quella più grave è definita assoluta, e riguarda famiglie o individui che non riescono ad acquistare i beni e i servizi minimi considerati essenziali, spendendo una cifra al di sotto di quella ritenuta necessaria per questi acquisti. Questa soglia naturalmente varia in base all’età, all’area di residenza e alla situazione familiare. Per esempio è di 859,75 euro al mese per un 18-59enne che abita in centro città nel Nord Italia e arriva a 1.678,30 per due adulti con due bambini tra i 4 e i 10 anni sempre nella stessa area. Cifra che scende a 1.222,75 per lo stesso nucleo in un’area di provincia del Mezzogiorno. Dove per esempio a un anziano over 75enne solo per l’ISTAT basta poter spendere più di 502,39 euro per non essere considerato povero.

Ebbene nel 2019 il numero di tali poveri assoluti è sceso da 5 milioni e 40 mila individui del 2018 a 4 milioni 593 mila, a livello di famiglie parliamo di un passaggio da un milione 822 mila a un milione e 674 mila nuclei.

Il dato più importante è però l’incidenza, ovvero quanti sono i poveri in rapporto alla popolazione. Se parliamo di persone la diminuzione è del 0,7%, dall’8,4% al 7,7%, se ci riferiamo alle famiglia si va dal 7% al 6,4%.

Naturalmente così come la povertà è distribuita in modo tutt’altro che omogeneo, neanche la variazione da un anno all’altro lo è stata.

Meno poveri soprattutto al Sud

Dei 447 mila poveri in meno 281 mila sono meridionali, ma del resto è nel Mezzogiorno che da sempre ve ne sono di più. Anche a livello di incidenza comunque sono il Sud e le Isole a vedere la riduzione maggiore, dall’11,4% al 10,1% a livello di individui. Nelle Isole la diminuzione è ancora maggiore, del 2,6%. Più ridotta invece al Nord: si passa dal 6,9% al 6,8%, e in particolare al Nord Est vi è addirittura un aumento del 0,1%.

Il motivo di tali discrepanze sta nel fatto che a scendere è stata in particolare la povertà dei disoccupati, presenti in particolare al Sud. Come si vede nell’infografica questa cala dal 27,6% al 19,7%, un crollo che probabilmente è in gran parte dovuto al Reddito di Cittadinanza. Tra chi un lavoro non ce l’ha e non lo cerca e non è pensionato infatti la povertà assoluta in realtà aumenta, mentre rimane stabile, e sempre molto bassa, tra chi prende una pensione.

Sono soprattutto coloro che hanno la licenza media a risultare meno poveri, con una diminuzione dell’1,2% del tasso di povertà assoluta, mentre cambia meno quella di chi è più e meno istruito. Giù del 2,1% anche la povertà di chi è operaio o simile e non fa un lavoro d’ufficio. Non cambia significativamente quella, molto minore, degli altri lavoratori.

Questa riduzione dei cosiddetti working poors, di coloro che sono poveri nonostante lavorino, ci dice che però non c’entra solo il Reddito di Cittadinanza

Al Nord povertà in leggero aumento nelle famiglie di soli italiani

Tra i fattori che portano la povertà assoluta a diminuire vi è la decisa diminuzione di questa tra le famiglie straniere.  Passa da un’incidenza del 27,8% a una del 24,4% se consideriamo i nuclei composti solo da immigrati.

E come evidente nella nostra infografica questo accade soprattutto al Centro e al Nord, dove la riduzione è rispettivamente del 3,2% e del 7,3%. Le famiglie di solo italiani vedono un beneficio solo se sono nel Mezzogiorno: la povertà assoluta nel loro caso scende dell’1,5%, grazie al Reddito di Cittadinanza per i disoccupati, mentre al Centro e al Nord non vi è quasi alcun cambiamento. Anzi, nel Nord è seppur di poco negativo, nel senso che l’incidenza della povertà assoluta passa dal 3,7% al 4%.

Il Reddito di Cittadinanza a causa della clausola della residenza in Italia da almeno 10 anni (di cui gli ultimi due continuativi) è stato utilizzato dagli stranieri molto meno che dagli italiani in proporzione alla loro numerosità e alle condizioni di reddito. Questa diminuzione della povertà tra di essi proprio nelle aree dove sono di più e dove l’occupazione è maggiore indica piuttosto che a provocarla è stato un miglioramento delle loro condizioni lavorative, in termini di accesso al mercato del lavoro e di redditi percepiti, da cui anche la diminuzione della povertà tra gli operai e affini, tra cui sono molti.

I dati del 2020 saranno probabilmente stravolti dalla crisi provocata dalla pandemia di Covid, e sarà interessante però valutare se la riduzione della disuguaglianza evidente dai dati sul 2019 sarà preservata, magari dal Reddito di Emergenza varato quest’anno, o verrà travolta dalla recessione.

I dati sono del 2019-2020

Fonte: Istat

Leggi anche: Reddito di cittadinanza al giro di boa: è costato 8,5 miliardi

 

 

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