I numeri shock di Bankitalia. Cosa succede quando un’azienda va in crisi? Le tolgono tutto
In soli tre anni le banche hanno esecutato 18,650 miliardi di euro a imprenditori che non erano più in grado di pagare la rata del mutuo ottenuto per la propria azienda. Da dove si ricava questo numero? Andiamo per ordine.
Salvare la casa dal pignoramento della banca
Tra il 2011 e il 2014 su ben 183.092 posizioni di imprenditori da regolarizzare di fronte alle banche, il 32,2% è stato risolto attraverso esecuzioni immobiliari dopo un’intensa attività di recupero crediti bancari. In termini di “euro”: in tre anni capannoni e gli altri beni immobiliari delle imprese sono stati esecutati in una percentuale pari al 21,3% degli 86.806 milioni di euro recuperati dagli istituti di credito attraverso procedure giudiziali. Significa, appunto: 18,6 miliardi di euro di beni immobiliari aziendali finiti in pancia alle banche.
Quante sono le aziende in crisi
Per comprendere la portata del fenomeno sono necessarie alcune premesse: in Italia i crediti sulle imprese si recuperano attraverso l’esecuzione immobiliare quando le aziende in crisi non hanno le dimensioni per accedere ad altre procedure quali la procedura fallimentare e il concordato preventivo.
Sono previste insomma alcune soglie specifiche, sotto le quali le banche procedono con azioni individuali, inclusi i pignoramenti bancari, che vanno a colpire soprattutto le piccole aziende in crisi. Questo significa che quei 18,6 miliardi sono beni di piccole imprese. Questa circostanza è confermata anche da un altro dato: l’importo medio dei crediti recuperati attraverso esecuzione immobiliare è di 308.021 euro, al di sotto della media complessiva di 395mila euro comune a tutte le procedure.
I piccoli penalizzati
Il piccolo imprenditore che non ha le forze e il fatturato per rientrare nelle altre procedure e si vede pignorati gli immobili, inoltre, si deve preparare a una lunga battaglia: le statistiche ci mostrano che il 38% di queste esecuzioni si prolunga tra uno e tre anni, e ben il 20,4% arriva fino a cinque anni. Se si è un piccolo imprenditore coinvolto in una procedura del genere, la speranza di cavarsela in meno di un anno è solo del 15,8%, con tutto quello che comporta in termini di costi legali, battaglie con Equitalia e intralci nel proseguire l’attività imprenditoriale. Queste categorie di imprenditori sono anche quelle che rischiano di più in prima persona, dato che le esecuzioni immobiliari sono utilizzate per crediti assistiti da garanzie reali quasi per il 70% degli importi, mentre per le procedure concorsuali questa quota risulta circa la metà.
Il pignoramento dei capannoni
La crisi prolungata ha generato negli anni tra il 2011 e il 2014 un’onda lunga di esecuzioni immobiliari del genere: basti pensare che nell’annus horribilis 2011 i tassi di recupero crediti dalle imprese complessivo attuati con successo attraverso pignoramenti hanno raggiunto quota 66%, per poi subire una leggera frenata a quota 42% nel 2012 e riprendere vigore con il 55% registrato nel 2013.
I dati si riferiscono al: 2011-2014
Fonte: Banca d’Italia
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