Oltre due terzi delle 9.909 aziende sono in 4 Regioni. Così come i 162mila addetti
Quante sono le aziende che operano in Italia attive nel settore della produzione di plastica? E a quante persone danno lavoro? Non è una semplice curiosità: il fatto è che la nuova tassa sull’uso della plastica, la cosiddetta plastic tax, decisa dal governo potrebbe essere una pesante ipoteca per le aziende produttrici e, quindi, anche per i lavoratori. Ecco i numeri: le aziende della plastica sono 9.909, concentrate per la maggior parte in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Un settore industriale, quello della produzione plastica, che da sola dà lavoro a 95mila persone che potrebbero subire conseguenze dalla nuova tassa.
Dov’è la produzione di plastica in Italia
L’economia della produzione plastica italiana è concentrata al nord. Delle 9.909 imprese del settore, il 61% è tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Il settore crea un’occupazione totale di 162.171 addetti, compresi quelli dell’indotto, di cui il 68% (110.315) nelle quattro Regioni sopra menzionate. In fondo alla classifica invece, come si vede nel grafico sopra, Valle d’Aosta e Molise; le due Regioni mettono insieme 40 imprese per 411 lavoratori totali. Nel Sud la produzione è soprattutto in Sicilia: quasi 3500 addetti e 352 aziende.
Come funziona la tassa sulla plastica
Inserita nella manovra finanziaria 2020, la plastic tax scatterà dal prossimo primo aprile. Si tratta di un provvedimento voluto nell’ottica del Green New Deal professato dal Governo. La tassa comporta l’aumento di 1 euro per ogni chilo di plastica prodotto: bottiglie, buste e vaschette in polietilene, ma anche tetrapak, polistirolo, tappi ed etichette. La tassa sulla plastica colpirebbe anche gli imballaggi.

In sintesi: tutto ciò che viene considerato monouso, ovvero usa e getta come la produzione di bicchieri di plastica monouso. Gli unici prodotti esentati dall’aumento sono quelli che possono avere un uso duraturo (ad esempio taniche e contenitori) e quelli legati alla salute, come le siringhe. Non è ancora chiaro, invece, se la plastic tax graverebbe anche sulla produzione di plastica riciclata mentre sarebbe esclusa la produzione di plastica biodegradabile.
Quanto costa la tassa sulla plastica in Italia
La tassa, calcolata su ogni chilogrammo di plastica, garantirà entrate per lo Stato per oltre 1 miliardo nel 2020 per poi aumentare fino a 2,2 miliardi negli anni successivi. Come si legge nella relazione tecnica, lo Stato conta di incassare, al netto di Ires e Irap, oltre 1,7 miliardi nel 2021, 1,5 miliardi nel 2022 e tornare a più di 1,7 miliardi di maggior gettito nel 2023. Le entrate che lo Stato si aspetta di incassare sono quindi costanti negli anni: segnale che è proprio lo Stato a non aspettarsi una riduzione della produzione plastica nei prossimi tre anni.
Un credito d’imposta per i produttori di plastica
Per le aziende della produzione plastica è previsto un credito d’imposta del 20% per le spese sostenute per tutto il 2020 fino a un tetto massimo di 20mila euro per le aziende che decideranno di produrre materiali biodegradabili e compostabili. Un mini bonus che potrebbe essere potenziato con un contributo in conto capitale. Se questo basterà ad alleviare le finanze del settore, solo il tempo potrà dirlo. Certo è che la plastic tax, calibrata a 1 euro al chilo, supera il costo stesso della materia prima. Secondo le aziende sarà difficile sostenere gli aumenti. Tanto più che le alternative alla plastica scarseggiano: vetro e tetrapak costano ancora troppo rispetto al pet. E anche per proteggere il cibo non ci sono altre strade eccetto pvc, polietilene e polipropilene.
Il futuro della produzione di plastica
In seguito alle proteste il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta pensando di ridurre l’imposta tra i 60 e i 40 centesimi al chilogrammo di plastica, tornando di fatto all’ipotesi iniziale di una tassa di consumo ridotta il primo anno e via via crescente negli anni successivi. Progressività che spingerebbe i produttori di plastica a riconvertirsi al biodegradabilie e al compostabile. La fattibilità dell’intervento resta però incerta. Anche perché andrebbe a toccare i saldi della Manovra. Saldi che, per ammissione del premier Conte e del ministro dell’Economia Gualtieri, dovranno rimanere invariati.
I dati si riferiscono a Settembre 2019
Fonte: Unioncamere Emilia-Romagna
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