Produttività: ecco perché in Italia la crescita è zero

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Gli anni d’oro sono stati quelli tra il 1970 e il il 1995. Poi il crollo


Il grafico mostra gli aumenti della produttività (rapporto tra Pil e ore di lavoro svolte complessivamente in un anno) in una serie di Paesi sviluppati. “Europe 5” indica Benelux, Austria e Svizzera, “Nordics” significa Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.  “South Europe” è la media di Spagna, Portogallo e Grecia, mentre i dati sull’Italia sono rappresentati separatamente.

Produttività, il lavoro produce sempre meno ricchezza

Come si vede, nel nostro Paese la produttività del lavoro è cresciuta più  nel periodo 1970-1995 (barre blu) che tra il 1996 e il 2004 (barre grigie), quando negli Usa e in tutti gli altri Paesi anglosassoni stava avvenendo la rivoluzione di Internet, che ha portato a un’impennata della ricchezza prodotta in un’ora di lavoro. Nell’ultimo decennio, i lavoratori italiani non hanno avuto modo di produrre di più e meglio.

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Esaminando in dettaglio i dati sul nostro Paese, si vede che il crollo della produttività è avvenuto nel 2009 (-2,18%), con una ripresa nel 2010 (+ 2,25%) ma la crescita media è rimasta intorno a zero.
Tutti i Paesi Europei hanno tratto più vantaggio dal miglioramento delle tecnologie industriali e delle infrastrutture nel periodo 1970-1996 che dallo sviluppo dei mezzi informatici, Tuttavia, in generale, persino nel resto dell’Europa meridionale la produttività continua comunque a crescere.

Mancano gli investimenti nella ricerca

Il grafico mostra che comunque, nell’ultimo decennio, la produttività cresce meno in tutti i Paesi sviluppati. E’ dovuto al fatto che non sta avvenendo nessuna vera rivoluzione tecnologica e che la crisi economica del 2009 ha portato le aziende a investire meno anche nella formazione dei lavoratori e nel miglioramento dei processi produttivi.  Nel 2014, il 40% dei Paesi Osce ha investito meno dello 0,25% del capitale per aumentare la produttività. Questo dipende anche dal calo della domanda di prodotti e servizi a livello mondiale, che non spinge certo a voler produrre di più.
Il nostro Paese vanta un primato: il 33% dei lavoratori è troppo qualificato per il posto che occupa. La produttività crescerebbe dei 10% se tutti gli italiani avessero una posizione corrispondente alle loro competenze reali.

I dati si riferiscono al periodo 1970-2014
Fonte: Ocse

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