Il prezzo dell’oro in calo del 9% da inizio anno

Dopo il picco dell’estate del 2020 è sceso, ma rimane a livelli record

L’oro è il bene rifugio per eccellenza e, a dispetto dell’arrivo di sempre nuovi asset sul mercato che mirano a sostituirlo (come le criptovalute tipo bitcoin) rimane la scelta per chi vuole proteggersi da eventuali rovesci dei mercati finanziari e non rischiare. Anche se ovviamente non manca la speculazione pura, ovvero quella effettuata da chi compra e vende ora basandosi sugli animal spirits del mercato, sulla scorta di quello che si ritiene faranno altri. Sono questi complessi fenomeni che insieme determinano il prezzo dell’oro, che in questo momento è in una fase di discesa. È calato a circa 1.713 dollari l’oncia, con una riduzione del valore del metallo prezioso del 9% nel primo bimestre del 2021, la più decisa di sempre in questo periodo dell’anno.

In calo il prezzo dell’oro al grammo

Il punto è che nella seconda parte del 2020 si era arrivati a livelli record con il prezzo dell’oro che aveva superato i 2mila dollari all’oncia in agosto. Una soglia che non era mai stata toccata prima e che rappresentava l’esito di un rally che aveva portato il prezzo dell’oro quasi a raddoppiare in due anni di salita quasi ininterrotta, iniziata nell’agosto 2018 da un valore inferiore a 1.200 dollari all’oncia e durata anche durante l’emergenza Covid. Che anzi ha rappresentato, con la crisi economica e l’incertezza che l’ha caratterizzata, il terreno ideale per il successo di un bene rifugio come l’oro.

prezzo dell'oro

La discesa del prezzo dell’oro e il ruolo del bitcoin

Da qualche anno tra gli investitori e gli esperti si è diffusa l’idea che l’epoca dell’oro come dominus del mondo dei beni rifugio fosse destinata a finire. Il motivo risiederebbe nell’emergere delle cripotovalute, la più famosa delle quali, il bitcoin, la prima a essere stata creata, è diventata via via sempre più stabile, salvo improvvise fiammate. E se non ha preso piede, e probabilmente non lo farà mai, come moneta alternativa, sta diventando sempre più appetibile proprio come asset su cui investire per cercare stabilità anche da parte degli investitori istituzionali.

Bene rifugio: oro o criptovalute?

Vari analisi attribuiscono il calo del prezzo dell’oro anche all’effetto criptovalute, che sarebbero più appetibili del metallo prezioso. E’ davvero così? In realtà molto probabilmente le cause principali dell’andamento del prezzo dell’oro sono altre. In primis il rialzo dei tassi d’interesse americani, con quelli di Stato che hanno inaspettatamente guadagnato 50 punti base salendo fino all’1,6% e rappresentando quindi essi, più che il bitcoin, un’alternativa molto più classica e tradizionale all’oro. E questa crescita dei rendimenti dei titoli è a sua volta causata da vendite degli stessi per le previsioni di ripresa dell’inflazione, inflazione che normalmente è tra gli elementi provocano una risalita dell’oro, ma non in questo caso.

L’inflazione sale ma il prezzo dell’oro scende

Non c’è però ancora un allarme diffuso per una ripresa inflazionistica dopo molti anni di crescita dei prezzi molto limitata se non deflazione. Investitori e analisti sono convinti che non si tornerà a quella galoppata dei prezzi che in passato, tra gli anni 70 e ’80, avevano costretto in tanti a fare grandi scorte di oro per non vedere i propri asset svalutarsi.

I rendimenti dei titoli di Stato non faranno crollare la Borsa

C’è anche la convinzione che non vi sarà uno spostamento in massa sui titoli che provocherà una fase di ribassi in Borsa, con perdite che normalmente provocherebbero acquisti di oro, come del resto accaduto durante la crisi finanziaria successiva al 2008, come si vede dalla nostra infografica che mostra come il valore del metallo prezioso sia passato da poco più di 700 dollari all’oncia a circa 1930 in tre anni tra 2008 a 2011.

La cosa che appare più probabile è che invece vi sia un riassestamento del prezzo dell’oro provocato dal fatto che in molti stiano scontando un suo ritorno ai valori precedenti al rally del 2019 e 2020, anche se non sappiamo se scenderà fino ai livelli tra 1000 e 1300 cui si è mantenuto su livelli stabili tra 2013 e 2018, in un periodo di ripresa e crescita che ora appare un lontano ricordo.

I dati si riferiscono al 2008-2021

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