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Costa 1.565,5 dollari l’oncia: un record storico. Ma è rischio bolla speculativa

A metà Ottocento in tutto il mondo esplose la febbre dell’oro. Ora, dopo quasi due secoli, sui mercati finanziari è iniziata la corsa al palladio. Il rarissimo metallo ha aumentato il suo valore del 66,7% in soli 6 mesi, arrivando a quota 1.565,5 dollari l’oncia. Un record che potrebbe nascondere l’ennesima bolla speculativa sulle materie prime pronta a esplodere.

Il prezzo del palladio

Il grafico sopra mostra l’andamento dei due metalli preziosi più cari sul mercato: l’oro e il palladio. Il primo è passato dai circa 1.200 dollari l’oncia di fine agosto 2018 ai 1.326,51 dollari registrati il 27 febbraio 2019; una crescita notevole del 10% in 6 mesi.

Ma è il palladio ad aver sfondato ogni record, superando per la prima volta persino lo stesso oro in termini di prezzo. I più fortunati sono coloro che vi hanno investito prima dell’estate 2018, quando il prezzo era ancora sotto la soglia psicologica dei 1000 dollari. Come si vede dal grafico sopra, il fatidico sorpasso sull’oro è avvenuto per la prima volta a metà dicembre 2018 e si è consolidato nei giorni seguenti.

Rischio bolla speculativa

Il palladio, quindi, è il grande affare del 2019? Secondo gli analisti le cose non stanno proprio così. Come riporta Bloomberg, il rischio è che si tratti di una bolla pronta a esplodere, considerato anche il rapidissimo sprint con cui si è arrivati al prezzo attuale. A spingere questo continuo aumento di prezzo è soprattutto la domanda delle case automobilistiche, le quali utilizzano il palladio come catalizzatore per abbattere le emissioni di Co2 prodotte dai motori a benzina. Un’esigenza che prima riguardava soprattutto gli Stati Uniti (dove le auto a benzina sono più comuni), ma dopo il dieselgate ha iniziato a interessare anche il mercato dell’Unione europea. E presto potrebbe arrivare un’ulteriore spinta dalla Cina, chiamata ad adeguarsi ai nuovi standard sulle emissioni inquinanti.

Il problema è che il palladio è un metallo rarissimo e la sua disponibilità è molto limitata (oltre l’80% viene estratto in soli due Paesi, Russia e Sudafrica). Il forte squilibrio fra domanda e offerta, quindi, sta facendo schizzare in alto i prezzi. E non è ancora finita: secondo le previsioni potrebbe arrivare entro l’anno a sfiorare i 2mila dollari l’oncia, ma c’è chi potrebbe approfittare della situazione per iniziare la corsa alle vendite prima che sia troppo tardi.

I dati si riferiscono a: agosto 2018-febbraio 2019

Fonte: GoldPrice.com

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