Nel 2024 fatturato di 5,4 miliardi per Prada, mentre 1,03 per Versace
Prada e Versace, due marchi di punta della moda italiana, dopo tante voci e indiscrezioni, hanno finalmente convolato a nozze. Il gruppo Prada ha annunciato infatti di avere trovato con Capri Holdings, gruppo statunitense proprietario del marchio, un accordo per l’acquisizione per un valore i 1,25 miliardi di dollari. L’unione di Prada e Versace fa nascere un colosso della moda italiana da 6,43 miliardi dollari di fatturato l’anno.
La società guidata da Patrizio Bertelli, da tempo impegnata ad ampliare la propria presenza sul mercato globale, aveva individuato da tempo in Versace un’opportunità strategica per espandere il suo portafoglio. Capri Holdings, precedentemente nota come Michael Kors, ha cambiato nome dopo l’acquisizione del marchio di calzature Jimmy Choo nel 2017 e, nel 2018, di Versace.
Versace, il suo fatturato in questi anni americani
Nel 2019, anno in cui Versace è entrata a far parte di Capri Holdings, il marchio registrava un fatturato di 137 milioni di dollari. L’acquisizione da parte di Michael Kors ha rappresentato una svolta importante, offrendo a Versace non solo un sostegno finanziario più robusto, ma anche una rete distributiva decisamente più ampia. Questo ha facilitato l’espansione in nuovi mercati e il lancio di nuove collezioni. Non sorprende quindi che, nel 2020, grazie a queste nuove opportunità, il fatturato sia balzato a 843 milioni di dollari.
Tuttavia, nel 2021, Versace ha subìto una flessione del fatturato, sceso a 718 milioni di dollari a causa principalmente degli effetti della pandemia e dalle restrizioni che hanno colpito globalmente il settore della moda. Nel 2022 Versace ha visto una ripresa significativa, superando il miliardo di dollari di fatturato, 1,088 miliardi per la precisione. Il 2023 è stato un altro anno positivo, il migliore dell’era Capri, con un fatturato di 1,106 miliardi, mentre nel 2024 le vendite sono scese a 1,03 miliardi di dollari.

Prada, una superpotenza della moda
Dal 2019 al 2024, Prada grazie alla forza dei suoi marchi Miu Miu, Church’s e Car Shoe ha sempre fatto registrare un andamento positivo delle sue vendite, con un incremento continuo del fatturato. Nel 2019, il gruppo ha chiuso con ricavi pari a 3,2 miliardi di euro, segnando una crescita del 3% rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso la pandemia ha causato il calo del fatturato arrivato a 2,4 miliardi di euro, una riduzione del 24% rispetto all’anno precedente nonostante un incremento delle vendite online del 200%.
Nel 2021, Prada si è ripresa e il fatturato è salito a quota 3,37 miliardi di euro: con un corposo +41% rispetto al 2020. Le vendite al dettaglio sono aumentate del 40%, grazie al recupero della domanda nei mercati principali, soprattutto di quelli asiatici, come viene ben evidenziato dai risultati ottenuti in Cina (+56%) e Corea del Sud (+90%).
Prada e Versace, il colosso della moda made in Italy
Nel 2022, il gruppo ha continuato a crescere, con ricavi pari a 4,2 miliardi di euro, un aumento del 21% rispetto al 2021. Il 2023 è stato ancora un volta in positivo per il gruppo, con un fatturato che ha raggiunto 4,7 miliardi di euro: +17% rispetto al 2022. Le vendite al dettaglio sono salite a 4,2 miliardi di euro, con un incremento notevole soprattutto per il marchio principale della casa di moda, Miu Miu, che ha registrato un aumento del 58%. In questo caso, le performance migliori sono state registrate in Giappone e Asia, dove le vendite sono cresciute rispettivamente del 44% e del 24%.
Come è stato il 2024 di Prada
Nel 2024, Prada ha concluso l’anno con ricavi pari a 5,4 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto al 2023. Le vendite al dettaglio di Prada hanno visto un incremento dell’18%, raggiungendo 4,8 miliardi di euro. Le vendite sono state con il segno più in tutte le principali regioni geografiche: in Giappone, le vendite sono aumentate del 46%, in Asia Pacifico del 13%, e in Europa del 18%. Anche le Americhe hanno registrato un aumento del 9%, con una forte spinta soprattutto nella seconda metà dell’anno.
Da sottolineare soprattutto l’andamento ancora una volta del marchio Miu Miu che ha ottenuto un record di crescita, con vendite retail in aumento del 93% rispetto all’anno precedente. Le vendite al dettaglio hanno raggiunto i 4,8 miliardi di euro, sostenute da una forte domanda ancora una volta fatta registrare soprattutto in Asia, Giappone e Medio Oriente, mercato quest’ultimo che ha fatto registrare +26%, sostenuto sia dalla domanda interna che dalle spese dei turisti in vacanza nei paesi del Golfo Persico.
Nel 2024, Prada ha tra l’altro fatto registrare un margine Ebit del 23,6%, in crescita rispetto al 22,5% dell’anno precedente, mostrando un buon miglioramento nei suoi guadagni operativi. Questo ha portato a un aumento del 25% dell’utile netto, che ha raggiunto 839 milioni di euro. L’Ebit, ovvero “utile prima degli interessi e delle imposte”, è un indicatore importante che misura quanto un’azienda guadagna dalla sua attività principale, senza tenere conto di tasse e interessi. In altre parole, mostra quanto è efficace l’azienda nel generare profitto attraverso il suo core business.
Come è stato il 2024 di Versace
I ricavi di Versace sono diminuiti di 76 milioni di dollari, ovvero 6,9%, arrivando a 1,030 miliardi di dollari durante l’anno fiscale 2024, rispetto ai 1,106 miliardi di dollari dell’anno fiscale 2023, che includevano effetti favorevoli della valuta estera per 11 milioni di dollari. Su base di valuta costante, i ricavi sono diminuiti di 87 milioni di dollari, ovvero 7,9%, principalmente a causa dei ricavi più bassi nelle Americhe e in Europa, Medio Oriente e Africa, parzialmente compensati dai ricavi più alti in Asia.
Versace ha registrato un reddito operativo di 25 milioni di dollari per l’anno fiscale 2024, rispetto ai 152 milioni di dollari per l’anno fiscale 2023. Il margine operativo è diminuito dal 13,7% per l’anno fiscale 2023 al 2,4% per l’anno fiscale 2024, principalmente a causa dell’aumento dei costi dei negozi al dettaglio; degli investimenti in marketing; della leva sugli oneri operativi su ricavi più bassi e della vendita a prezzo pieno più minore rispetto all’anno precedente.
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