Nessun Paese rispetta tutte i paletti della Ue. Tranne la Repubblica ceca
La mappa mostra i 28 Paesi dell’Unione Europea. Gli Stati colorati di verde sono quelli che rispettano tutti i 14 parametri che, secondo la Commissione Europea, indicano un’economia stabile. Il giallo chiaro indica che i parametri non rispettati sono 2, il giallo scuro che sono 3, l’arancio chiaro 4, l’arancio scuro 5 e il rosso 6. Il nero indica un’economia a grave rischio, con più di 7 parametri fuori norma. L’unico Paese in queste condizioni è Cipro, con ben 9 parametri fuori norma, mentre tutti gli altri Paesi dell’Ue ne hanno al massimo 6. I Paesi che non fanno parte dell’UE sono in grigio.
I conti pubblici in Europa
Come si vede, la Repubblica Ceca è l’unico Paese in regola in tutto e per tutto. La Romania e la Polonia sono colorate in verde-giallo perché sforano un solo parametro: stanno perdendo troppi investimenti internazionali. A sorpresa, in base ai criteri fissati dall’Ue a risultare più solide sono alcune economie dell’Europa dell’Est. La Romania e la Polonia sono colorate in verde-giallo perché non rispettano un parametro: stanno perdendo troppi investimenti internazionali.

La Germania è fuori solo per due parametri: la media della bilancia dei pagamenti degli ultimi 3 anni è il 7,5% del Pil, fuori dall’intervallo previsto del -4%/+6% e il debito pubblico è il 72,2% del PIL, quando la soglia massima sarebbe il 66%. Anche la Slovacchia ha una bilancia dei pagamenti fuori norma e sta perdendo investimenti.
A parte il Lussemburgo e Malta, tutte le nazioni che rispettano 11 parametri su 14 sono nell’Europa centro-orientale: Bulgaria, Lettonia, Lituania e Slovenia.
L’economia italiana è instabile
Il nostro Paese preoccupa per 5 ragioni: negli ultimi 5 anni ha perso l’8,8% della propria quota di esportazioni sul mercato mondiale, ha un debito pubblico pari al 132,7% del Pil e livelli troppo alti di disoccupazione generale (12,2% in media negli ultimi tre anni, il massimo accettato è il 10%), di disoccupazione a lungo termine, aumentata del 3,2% negli ultimi 3 anni, mentre non avrebbe dovuto crescere di oltre lo 0,5% e di disoccupazione giovanile, cresciuta del 5% negli ultimi tre anni (la soglia massima è lo 0,2%). Ma riguardo alla disoccupazione, altri Paesi dovrebbero preoccuparsi molto ma molto di più.
I dati si riferiscono al 2015
Fonte: Eurostat
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