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Sono solo il 36,3% della media Ue. Al via le iscrizioni, ma funzionerà?

Incentivare i pagamenti con carta e digitali e combattere, quindi, l’evasione fiscale. Nasce con questo obiettivo il cosiddetto Piano cashback del governo. Sono partite le iscrizioni al programma di rimborsi sui pagamenti con carte, bancomat e app per i pagamenti elettronici che partirà poi dagli acquisti di martedì 8 dicembre. Sono un milione per ora le persone che si sono iscritte dall’app dei servizi pubblici Io.

Per partecipare e ottenere i rimborsi bisogna registrare i propri strumenti di pagamento digitale sulla app o nei servizi degli operatori. Il mese di dicembre sarà la fase “sperimentale” e darà diritto a un extra-cashback da massimo 150 euro sugli acquisti di Natale, soldi che saranno accreditati sul conto corrente a partire da febbraio. A gennaio si entrerà a regime con due rimborsi l’anno da 150 euro, ogni 6 mesi, e due supercashback, cioè due rimborsi da 1.500 euro per i primi 100mila cittadini che faranno più transazioni. Il programma per ora è previsto per due anni, con una prima fase sperimentale di un mese a dicembre. Ma da quali numeri partiamo in Italia?

Quanti sono i pagamenti digitali in Italia?

Vediamo i dati di una fonte ufficiale (la Banca centrale europea, in questo caso) che abbiamo a disposizione. Gli italiani hanno utilizzato carte di credito o di debito (conosciute come “bancomat”) con sempre più frequenza negli ultimi anni. I dati della BCE si fermano al 2019 e non includono quello che è stato probabilmente un ulteriore aumento dovuto alla pandemia e alla paura di contatti con cartamoneta, ma sono molto esplicativi di cosa è cambiato dal 2000 a oggi.

Basti pensare che a inizio millennio le transazioni annue pro-capite con carta erano nel nostro Paese solo 10,4, e in 19 anni si sono sestuplicate fino a raggiungere le 61,1 dell’anno scorso. All’inizio l’aumento non è stato molto veloce: per arrivare dal 10,4 a 20,6 ci sono voluti 5 anni, per giungere a quasi 30 transazioni a testa addirittura altri 8, ovvero al 2013. Negli anni della crisi e immediatamente precedenti la crescita in particolare è stata lenta.

E’ dal 2014 in poi che qualcosa si è mosso. In 6 anni il numero di volte in cui un italiano ha effettuato pagamenti con carta usando una carta di credito o un bancomat è aumentato di 30 unità, il quadruplo dell’incremento assoluto dei 6 anni precedenti. Appare evidente tra gli altri il ruolo indiretto dell’e-commerce, che richiede la presenza di una carta di credito, che per questo è divenuta sempre più diffusa tra la popolazione, in particolare più giovane, ed essendo più diffuse hanno cominciato ad essere usate di più.

Pagamenti con carta ai massimi a Est e in Regno Unito

Neanche il resto d’Europa però è rimasto fermo. Lo stesso fenomeno è avvenuto un po’ ovunque, magari in modo leggermente meno veloce, come è normale nel caso di uno strumento che era già più diffuso in partenza. In media nella UE nel 2000 erano 32,7 le transazioni con carta effettuate per persona, nel 2019 erano aumentate a 168,3. Il dato italiano era 20 anni fa era il 31,1% di quello medio europeo, ed è diventato il 36,3%. Un progresso tuttavia non enorme, vi è una convergenza, ma è lenta.

Questo perchè in alcuni Paesi l’adozione dei pagamenti in carta è stata veramente veloce, in particolare in quelli dell’Est in cui questi strumenti erano quasi ignorati a inizio secolo. In Repubblica Ceca si è passati in 19 anni a 1,4 pagamenti a testa a 114,4! In Romania da 0,04 a 43,4, in Polonia da 1,4 a 149. E’ un dato coerente con l’intensa crescita economica e modernizzazione che ha interessato l’Est negli ultimi 20 anni.

Più lenti i progressi nei Paesi occidentali in cui c’era già un utilizzo sostenuto di carte di credito e di debito, come Regno Unito, Paesi Bassi, Francia, Germania, in particolare in quest’ultimo, sempre più conservatore di altri Paesi ad alto reddito medio pro capite. In Germania le transazioni pro capite in carta sono solo 75,7, poco più che in Italia, meno che in Spagna, in Portogallo e gran parte degli Stati UE. E’ il Regno Unito tra i Paesi più grandi quello in cui le carte sono più usate, 369,5 volte all’anno, come si vede nell’infografica.

Più aumentano le transazioni meno si spende

Un caso significativo, anche per la relativa somiglianza all’Italia, è la Grecia. Da sempre piuttosto allergica alle carte di credito, con meno di 10 transazioni pro-capite fino al 2014, in pochi anni ha superato, a partire dal 2017, il nostro Paese, con un balzo tra 2016 e 2017 da 28 a 47 pagamenti a testa, arrivando nel 2019 a 73,9. Questo grazie a una vera e propria guerra al contante intrapresa dal governo, con obblighi di spesa cashless per un ammontare proporzionale al reddito.

Una prova del maggior uso delle carte è nella variazione dell’importo medio di una transazione che, man mano che l’utilizzo diviene quotidiano (anche per piccoli acquisti come un caffè e cornetto) e diffuso, non a caso diminuisce. In Italia è di 59,6 euro, era di 82,2 20 anni fa. Ma si scende sotto i 20 euro nei Paesi Baltici e sotto i 30 nei Paesi Bassi e in Svezia, per esempio. In Grecia si è passati da più di 100 a 33,1 euro in pochi anni, da quando l’adozione del cashless ha coinvolto anche le fasce meno benestanti e i loro acquisti meno importanti.

Sarà interessante dopo il 2020 valutare non solo e non tanto quanto l’uso della carta crescerà nel 2020, ma soprattutto la diversa velocità di questa crescita nei vari Paesi UE

I dati sono del 2000-2019

Fonte: BCE

Leggi anche: Gli italiani sono ancora affezionati al contante

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