In più di un quarto dei casi si è trattato di lavoratrici lombarde
Tra le forme di pensionamento anticipato presenti in Italia dall’introduzione della legge Fornero in poi quella che consente di ritirarsi prima rispetto alla fatidica età di 67 anni della pensione di vecchiaia è quella rappresentata da Opzione Donne.
Si tratta dell’opportunità, offerta solo alle lavoratrici, appunto, di godere dell’assegno pensionistico una volta compiuti 58 anni se dipendenti e 59 se autonome a patto che si siano maturati 35 anni di contributi. E se si è disponibili a passare a un sistema contributivo completo, anche se una parte della pensione sarebbe dovuta essere calcolata con il retributivo. I primi versamenti arrivano però 12 mesi dopo la maturazione dei vari requisiti, 18 mesi se si aveva lavorato in modo autonomo.
Andare in pensione con Opzione Donne
Si tratta di un modo per consentire il ritiro di molte donne che spesso, avendo carriere mediamente più discontinue degli uomini, dovrebbero attendere di fatto la pensione di vecchiaia o quella anticipata, 41 anni e 10 mesi, ritirandosi dopo i 65 anni, quindi anche dopo molti colleghi maschi. Nel nostro Paese sono state 16.296 le domande accolte nel 2020, 34.823 nel biennio 2019-2020, che si sono aggiunte alle 89.740 del periodo precedente, tra il 2012 e il 2018. Considerando in particolare quelle dell’anno scorso hanno riguardato soprattutto il Nord Italia.

Pensioni con Opzione Donne
Per esempio dalla regione più popolosa d’Italia, la Lombardia, sono giunte, e sono state accolte, 4.190 domande, il 25,7% del totale. Si tratta di una proporzione molto maggiore di quella, del 17% circa, rappresentata dai lombardi sulla popolazione italiana. Tra questi in particolare spicca il dato della Dcm (Direzione di Coordinamento Metropolitano) di Milano, che ha contato da sola 1.367 pensionamenti con questa modalità. L’8,4% del totale a fronte di una popolazione della Città Metropolitana di Milano di 3,25 milioni di persone, il 5,4% di quella italiana. Basti pensare che nella Dcm di Roma, che comprende più abitanti e più lavoratori sono state solo 512 le donne che sono andate in pensione in questo modo.
Dopo la Lombardia sono state le lavoratrici emiliano-romagnole-piemontesi e venete quelle che hanno inviato più domande. Dalla Campania, sommando i dati del Dcm Napoli e delle altre province, ne sono giunte solo 873, meno di metà di quelle provenienti dal Veneto, che ha meno abitanti. Emerge un divario tra Nord e Centro-Sud anche superiore a quello che siamo abituati a vedere in altri ambiti. E che rispecchia non solo la minore occupazione femminile nel Mezzogiorno, ma anche le peggiori condizioni lavorative, in termini di contributi versati e ammontare dei salari.
A chi spetta Opzione Donne?
Perché contano anche questi. Opzione Donne, con il ricalcolo contributivo che la caratterizza, diventa poco conveniente per le lavoratrici che percepiscono stipendi particolarmente bassi, cui conviene, per avere pensioni più che dignitose, aspettare ancora alcuni anni prima di ritirarsi. E sono naturalmente di più al Sud quelle con i salari minori.
Non conviene neanche a coloro che al compimento dei 58 o 59 anni avessero già un numero di anni di contributi piuttosto elevato, vicino ai 40. Per costoro meglio aspettare di poter accedere al pensionamento anticipato tradizionale. Ed è anche per questo che circa la metà delle 16.296 neo-pensionate di Opzione Donne ha fatto domanda avendo 35 o 36 anni di contributi e non di più. Sono state 8.359 in tutto.
Pochissime, 357, il 2,2%, quelle che hanno fatto domanda con 41 anni. E tale comportamento pare avere caratterizzato tutte le ex lavoratrici italiane, senza differenza, almeno in questo caso, di area geografica.
I dati si riferiscono al 2020
Fonte: Corte dei Conti
Leggi anche: Le pensioni anticipate sono il 18% del totale
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