Riarmo mondiale, anche l’Oman aumenta la spesa del 15%

Spese militari

Aerei e missili: la penisola arabica corre a comprare sistemi di difesa. E non è l’unico

Nel 2015 il piccolo sultanato dell’Oman, dove abitano meno di tre milioni di persone, ha speso quasi il 15% del proprio Prodotto Interno Lordo in armamenti. Molto? No, è pochissimo rispetto agli anni passati. Ma il fatto è che se si guardano i dati complessivi bisogna concludere che è ripartito il riarmo mondiale.

Il riarmo mondiale

Alla base di un così massiccio acquisto di apparati di difesa c’è lo stretto di Hormuz sul quale si affaccia Musandam, una delle due enclavi (l’altra è Madha) appartenenti all’Oman. Dallo stretto di Hormuz transita circa il 20% di tutto il petrolio trasportato nel mondo e deve fare i conti con l’Iran, che controlla l’altra parte della riva dello stretto e che ha usato spesso la sua posizione strategica per bloccare il commercio della materia prima. Questo è uno dei motivi per i quali tra tutti gli Stati della penisola arabica, il sultanato guidato dal monarca assoluto, il sultano Fahd bin Mahmoud al Said, arriva a impiegare una così larga fetta del proprio Pil per comprare aerei e missili e rinforzare le propria flotta.

Una crescita di “solo” il 96%

Siamo di fronte a un riarmo mondiale? Può darsi, ma in realtà il fatto che nel 2015 il 15% del Pil sia andato in sistemi di difesa è una buona notizia. In effetti il riarmo dell’Oman è iniziato nel 2001 quando spendeva il 38% del proprio Pil in armi.

riarmo mondiale

Nel 2005 si è arrivati a quasi la metà, il 44%, per poi calare fino a circa il 12% negli anni seguenti quando si è comunque dotata (nel 2011) di 12 caccia F-16 (600 milioni spesi) per raddoppiare la flotta aerea militare del Paese. Nel 2013 ha comprato altri 12 Eurofighter Typhoon e otto Hawk 128 dalla britannica Bae System per un totale di 3,8 miliardi di dollari.

La polveriera del Golfo

Per dare un’idea di come il Golfo Persico stia diventando una vera polveriera basti dire che tra il 2010 e il 2014 il piccolo Bahrain ha aumentato la spesa militare del 70%, l’Iraq del 266% e l’Oman “solo” del 96%. Per i prossimi anni, tuttavia, queste percentuali non si dovrebbero più vedere soprattutto a causa del crollo del prezzo del petrolio che ha dissanguato le casse dello Stato: nel 2016 la perdita di introiti nelle casse dell’Oman è stimata in circa il 60% rispetto al 2014.

I dati si riferiscono al: 2013-2020

Fonte: Ihs

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