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Il 77% mais, il 96% del cotone e il 94% della soia sono geneticamente modificati

Nel 1997 le colture negli Usa destinate al cotone geneticamente modificato tollerante agli erbicidi (HT, Herbicide Tolerant) si estendevano per appena l’11% degli acri riservati alla produzione di cotone tout court. Vent’anni dopo la percentuale di terreno assegnata al cotone Ogm è salita fino a sfiorare la totalità: la sua produzione si estende sul 96% dei terreni complessivamente destinati alla produzione di cotone.

È uno degli effetti che negli Stati Uniti hanno avuto le liberalizzazioni in materia di Ogm. Aver aperto le porte allo sviluppo scientifico ha permesso agli States di veder crescere sensibilmente il numero di acri riservati alle colture Ogm. In Europa, invece, sono molti gli stati che hanno bandito le culture Ogm.

Ogm in Usa, Soia HT al 94%

Il grafico in apertura confronta la percentuale degli acri destinati alle colture Ogm nel 1997 con la percentuale registrata vent’anni dopo, nel 2017. Per ogni diversa coltura la quota delle produzioni geneticamente modificate è cresciuta sensibilmente. La produzione di soia Ogm è passata dal 17% di incidenza sul totale degli acri al 94%. Di fatto, negli States adesso è molto difficile trovare soia che non sia geneticamente modificata.

Ogm in Usa, cotone BT all’80%

Stesso discorso per il cotone. Quello resistente agli erbicidi raggiunge il 96% degli acri. Il cotone che è propriamente modificato geneticamente (BT) si estende sull’80% degli acri destinati. Percentuali simili per il mais. Nel 1997 il mais geneticamente modificato era prodotto sull’8% degli acri destinati alle pannocchie, nel 2017 si è esteso su ben il 77% dei terreni.

Ancora più significativa, poi, la crescita nella produzione di mais herbicide tolerant: nel 1997 era prodotto nel 4% dei terreni, oggi è coltivato nel 92% degli acri.

I dati si riferiscono al 1997-2017

Fonte: US Department of Agriculture

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