Nel luglio 2014 il momento peggiore: 1.500 uccisi tra i civili. Tutti i dati delle Nazioni Unite
Il grafico mostra il numero dei civili morti in Iraq dalla fine del 2012 alla fine del 2015.
Chi tiene il conto dei morti in Iraq
La fonte dei dati è l’Unami, United Nations Assistance Mission in Iraq, una speciale agenzia delle Nazioni Unite che, tra gli altri compiti, ha quello di coordinare gli aiuti umanitari nel Paese e che, sulla base delle notizie fornite dai diversi governatorati, aggiorna il macabro elenco dei morti in Iraq.
I dati non tengono conto dei feriti, vista l’impossibilità di avere notizie di prima mano in questo senso. Ma se a questi numeri si aggiungessero anche quelli dei civili colpiti, si scoprirebbe che ogni mese che passa circa mille persone restano ferite da attacchi dell’esercito o da attacchi terroristici. Nel solo mese di dicembre 2015, per esempio, alle 506 persone ufficialmente morte bisognerebbe aggiungere anche le 867 ferite, che potrebbero essere anche molte di più.
I primi morti in Iraq sono i poliziotti
Tra i morti in Iraq e i feriti l’Unami comprende anche i componenti della polizia locale che faticosamente cerca di mantenere una parvenza di ordine pubblico nelle città del Paese. Sempre a dicembre 2015 i poliziotti uccisi sono stati 18. Se a questi numeri, poi, si aggiungessero quelli relativi alle persone uccise dei vari eserciti in campo, si scoprirebbe che sempre a dicembre 2015 sono stati 474 i militari dell’esercito iracheno morti e che altri 377 sono rimasti feriti.
Tra i morti in Iraq per mano dei militari non bisogna nemmeno dimenticare quelli provocati da interventi degli eserciti stranieri. Per un periodo l’Iraq, infatti, è stato bombardato più della Siria, dove era attivo l’Isis.
I dati si riferiscono al: 2012-2015
Fonte: Unami
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