In Crisi&Ripresa

Nel 2017 hanno assunto l’11,23% più delle piccole. Contratti a termine: +85mila dal 2014

Il grafico qui sopra rappresenta il differenziale tra gli aumenti delle assunzioni a tempo indeterminato, dei licenziamenti, delle trasformazione da tempo determinato a indeterminato, tra le aziende al di sopra dei 15 dipendenti e quelle al di sotto di questa soglia.

Com’è il mercato del lavoro in Italia

Di fatto i ricercatori della Banca d’Italia in un report, usando i dati di Veneto Lavoro, con un database di più di 15 mila dati, hanno misurato quanto sono cresciuti o calati assunzioni, trasformazioni e licenziamenti rispetto al 2014 (l’anno zero) negli anni successivi, e i numeri nella grafico rappresentano le differenze tra i progressi di un dato anno rispetto al 2014 per le imprese più grandi e i progressi di quelle più piccole.

E così vediamo che al 2017 l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato sul 2014 nelle imprese sopra i 15 addetti è stato maggiore dell’11,23% (ultimo istogramma verde a destra) rispetto all’aumento, sempre sul 2014, verificatosi in quelle più piccole, sotto i 15 addetti. Un differenziale maggiore si è verificato nelle trasformazioni dei contratti a termine a tempo indeterminato, del 13,25% (istogramma rosso). Inferiore, ma testimone di una maggiore dinamicità, il differenziale nei licenziamenti, del 7,72% (istogramma giallo).

Le grandi assumono più delle piccole

Questo contrasta con quanto accaduto invece nel 2015. Quando, a dispetto di differenze di poco conto in trasformazioni e licenziamenti, la crescita dei contratti a tempo indeterminato nelle piccole imprese rispetto al 2014 era stata molto superiore, del 39,77% a quella verificatasi in quelle maggiori ed è per questo che il primo istogramma verde è negativo: le grandi hanno fatto peggio delle piccole.

Nel 2016, sempre misurando le variazioni sul 2014, c’è poco divario in generale tra i trend delle piccole e delle medio-grandi aziende. Si comincia però a vedere un maggiore aumento delle trasformazioni in queste ultime, con una crescita del 5,75% superiore a quella delle aziende con meno di 15 addetti.

Si assume, nonostante il Pil

Questa analisi fa parte di una più generale ricerca sul mercato del lavoro in cui la Banca d’Italia che mostra quella che è stata una straordinaria risposta dell’occupazione alla ripresa. A fronte di un aumento del Pil modesta, tanto che nel 2017 questo rimaneva del 4,5% inferiore ai massimi del 2008, l’occupazione era tornata a quei livelli e questo nonostante le riforme del mercato del lavoro.

Non è accaduta la stessa cosa negli altri Paesi, ad esempio in Spagna è successo l’opposto, è stato il Pil a tornare ai livelli precedenti alla crisi, ma il numero dei lavoratori è rimasto dell’8% inferioreGli economisti hanno cercato di esaminare i motivi per cui ciò è accaduto, esaminando fattori demografici, settoriali, politici.

Solo in piccola parte si è trattato di un fenomeno causato dalla diffusione di produzioni più flessibili che richiedono un maggior numero di addetti, come alcuni dei servizi (ristorazione, per esempio), visto che comunque l’occupazione è aumentata un po’ ovunque.

E certo non c’entra il fattore demografico, che anzi ha frenato l’occupazione, visto che negli ultimi anni la fascia tra i 35 e i 44 anni, quella in cui la proporzione di occupati è maggiore, è andata riducendosi, per il calo delle nascite cominciata appunto negli anni ’70.

No, secondo la Banca d’Italia fondamentali sono state le riforme del mercato del lavoro: prima quella Poletti del 2014, che ha eliminato la motivazione per l’assunzione a tempo determinato e aumentato i rinnovi da uno  a cinque, poi il Jobs Act del 2015 e la decontribuzione per i nuovi assunti, totale per tre anni per le assunzioni del 2015, al 40% per due anni per quelle del 2016 e limitata ai giovani e al Sud nel 2017, e solo per i giovani e al 50%, ma per tre anni, per il 2018 e gli anni successivi. Un provvedimento che ha aiutato le imprese ad abbassare un costo del lavoro che, ancora nel 2017, ha pochi eguali in Europa, come Truenumbers ha scritto in questo articolo.

Il Jobs Act ha funzionato

Qui di seguito si vede come la crescita dell’occupazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sia cominciata dopo il decreto Poletti, soprattutto nei contratti a tempo determinato. E dopo le decontribuzioni (PHS, Permanent Hiring Subsidies) invece siano stati soprattutto quelli permanenti ad aumentare, mentre alla fine della versione più generosa delle decontribuzioni l’aumento dell’occupazione sia continuata, ma nella forma più di contratti a termine.

mercato del lavoroUn cambiamento del mercato del lavoro che in un certo a senso, come si è visto all’inizio, ha favorito le imprese maggiori. Tornando a usare il Veneto come campione rappresentativo, si è visto come solo nelle piccole imprese tra il 2014 e il 2017 siano diminuite assunzioni a tempo indeterminato e trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, di poche migliaia di persone, mentre sono cresciute in modo più deciso (circa 7mila in più) in quelle maggiori.  

mercato del lavoroI maggiori incrementi, come si vede nel grafico sopra a destra, sono invece quelli di assunzioni a termine, sia nelle aziende medio-grandi, di circa 40mila unità, che in quelle più piccole, di circa 45mila. Il saldo insomma, è rimasto positivo

I numeri rappresentano migliaia di lavoratori, a destra le assunzioni a tempo indeterminato e le trasformazioni, a sinistra le assunzioni a termine, aziende con meno di 15 dipendenti (Firms<15 employees) e quelle con più di 15.

I dati si riferiscono al: 2015-2017

Fonte: Banca d’Italia

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