Le donne ospiti delle case rifugio sono 2.698

Dal 2017 l’aumento è del 51%, il 27,1% delle donne torna dal maltrattante

Sono 120 le donne uccise nel 2023, 64 assassinate dal partner. Nei primi tre mesi del 2024 i femminicidi sono stati 20, in 18 casi l’assassino è il compagno o l’ex. Nel 2023 il numero di chiamate al 1522, la linea telefonica antiviolenza e stalking, è aumentato del 59% rispetto all’anno precedente. Le donne che chiamano il numero 1522, otto volte su dieci, dichiarano che il luogo della violenza è la propria casa. Per fermare la violenza contro le donne, la realizzazione di nuove case rifugio resta una priorità.

Dal 2017 al 2022 le donne che si sono rivolte alle strutture per ricevere protezione sono raddoppiate passando da 1.786 a 2.698, +51%. L’aumento riguarda anche i figli accolti al seguito delle madri, +45%. Nel 2022 l’offerta di nuove strutture è aumentata del 4%, in totale le case rifugio in Italia sono 450. Il tasso di copertura di strutture antiviolenza in Italia rimane basso: con 0,15 case rifugio ogni 10mila donne. Le case di accoglienza per donne maltrattate sono presenti maggiormente nel nord-ovest, 36,4%; seguito dal nord-est, 23,6%. Le regioni del centro Italia sono le più sfornite di questo presidio per ospitare le donne vittime di violenza, le case rifugio del centro Italia sono l’11,6% sul totale delle strutture. La percentuale di case rifugio in sud Italia è invece del 15,6%, mentre nelle Isole è del 12,9%

Solo il 39,2% delle donne conclude il percorso antiviolenza

La permanenza media di una donna ospitata è di 138 notti, in aumento dalle 142 del 2021.  Il valore più basso di permanenza si rileva in Molise con 16 notti, quello più alto in Toscana con 190 notti. La permanenza in una casa rifugio non rappresenta una via di uscita sicura dalla violenza domestica infatti, come mostra il grafico in apertura, tra tutte le donne che hanno concluso la permanenza nel 2022, in totale 1.810, solo il 39,2% ha raggiunto gli obiettivi del percorso di uscita dalla violenza concordato con le operatrici, mentre il 27,1% delle donne è tornata dal maltrattante. Un ulteriore 25,4% delle donne ospiti si è trasferita in un’altra struttura per continuare il percorso.

violenza contro le donne

Case rifugio, il 64% delle ospiti è straniera

Delle 2.698 donne che sono entrate in una casa rifugio nel 2022 il 64% è di origine straniera. Non tutti i centri offrono un servizio di mediazione linguistica e un corso di italiano, tuttavia la presenza di questi servizi non è bassa ed è presente nel 70% delle strutture. Le donne ospitate partecipano attivamente alla cura della casa e alla preparazione dei pasti: l’ 84,2% delle donne è indipendente nella gestione della vita quotidiana all’interno della casa, mentre il 14,2% è supportato dalle operatrici.

Case rifugio, le mediatrici culturali sono solo il 27,5% delle operatrici

Nelle case rifugio nel 2022 lavorano 3.761 operatrici, il 28,8% è composto da volontarie soprattutto al nord-est dove le volontarie sono il 34,6%. La maggior parte delle case rifugio ha meno di 10 operatrici, addirittura l’85,3% sul totale. Solo il 10,4% delle strutture ha un numero di operatrici compreso tra 11 a 15. Infine sempre per quanto riguarda il numero di addette, le case rifugio con più di 15 operatrici sono il 4,3%. Le figure professionali più presenti nelle case rifugio sono le educatrici, che costituiscono il 79,4% del personale, vengono poi le psicologhe 73,3% e le operatrici di accoglienza, 72,5%. C’è invece carenza di avvocate, il 50,5% delle case rifugio non ha al suo interno una figura legale, percentuale che crolla al 28,3% per le mediatrici culturali. Le avvocate si trovano più spesso nelle case del sud e del centro, rispettivamente sono presenti nel 72,9% e nel 72% delle strutture, e sono molto meno presenti in quelle del nord-ovest, dove solo il 27,5% delle case rifugio può contare su una figura legale organica.

Sicurezza nelle case rifugio, il 98,8% non ha un servizio di sorveglianza notturno

L’indirizzo delle case rifugio è segreto nell‘89% dei casi. Tuttavia solo l’11,2% ha un servizio di sorveglianza notturna. Il sistema di allarme è il dispositivo di sicurezza più usato, presente nel 42% delle strutture, poco frequente anche la presenza di un servizio di portineria che riguarda solo l’8,8% delle case rifugio. Poco diffusa nelle strutture anche la linea diretta con le forze di polizia collegata all’allarme, c’è solo nel 27,3% delle case accoglienza per donne maltrattate. Quasi la totalità delle case è raggiungibile telefonicamente 24 su 24, il 90,9%.

Chi finanzia le case rifugio

Il 77,5% delle Case rifugio riceve esclusivamente fondi pubblici, il 19,5% sia fondi pubblici sia privati, il 2,1% solo privati. Ma c’è anche uno 0,8% che non riceve fondi. Durante il 2022 il 72,5% delle case ha ricevute dalla Regione o dalla Provincia un contributo giornaliero per le donne ospitate. Tuttavia questo contributo non è sicuro per tutti, se al nord-ovest lo riceve il 92,4% delle case antiviolenza, al centro questa percentuale scende al 66%. Ancora più bassa è la percentuale di strutture del nord-est che riceve un contributo giornaliero per le ospiti, il 55,7%. Le ultime per fondi erogati in base al numero delle ospiti sono le case per donne vittime di violenza del sud, qui solo il 54,2% delle strutture riceve un contributo dagli enti locali in base al numero di donne ospitate. Discorso diverse per le Isole, dove l’82,1% delle case rifugio antiviolenza riceve un contributo regionale conteggiato in base alle donne ospitate.







Autore: Davide Frigoli

Pubblicato il: 29 ott 2024


I dati si riferiscono al: 2022-2024

Fonte: Istat

Leggi anche: Ogni 3 denunce di violenza, una condanna

Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di numeri veri e le ultime notizie; restare aggiornato sulle principali news (con dati rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.