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Il terrorista nero in Gippone da 45 anni, il mafioso Di Lauro irrepereribile “solo” da 15


La cattura di Cesare Battisti riporta alla ribalta la questione sempre aperta della latitanza.  I latitanti italiani all’estero sono una quarantina. Si tratta, per la maggior parte, di ex terroristi o condannati per fatti legati a quella stagione. Molti di loro risiedono in Francia, protetti dalla ‘dottrina Mitterrand’, licenziata nel 1982.

Quanti sono i latitanti italiani

Il grafico sopra mostra gli anni di latitantza degli uomini più ricercati dalle autorità italiane. L’elenco comprende sia terroristi rossi che terroristi neri che mafiosi. Tra i latitanti rossi uno dei più famosi è Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, protetto dalla dottrina Mitterrand dal 2000. Pietrostefani, fondatore con Adriano Sofri di Lotta Continua, è stato condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi (del quale si dichiara innocente).

Pietrostefani, già residente in Francia, tornò volontariamente per il processo e fu arrestato nel 1997. Scarcerato nel 1999 per la revisione del processo e condannato ancora nel 2000, si è rifugiato nuovamente in Francia.

Enrico Villimburgo risiede in Francia dal 1982. L’ex brigatista è stato condannato all’ergastolo nel processo Moro e per gli omicidi di Bachelet, Minervini, Galvaligi. In Francia si trovano anche la primula rossa Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, sospettate di contatti con le nuove Brigate Rosse, latitanti dal 2003.

Alessio Casimirri, condannato con sentenza definitiva per il sequestro Moro, è latitante dal 1982 in Nicaragua, dove gestisce un ristorante sulla costa. Casimirri è stato condannato all’ergastolo per aver partecipato al sequestro di Aldo Moro e per aver ucciso i cinque uomini di scorta.

Alvaro Lojacono, irreperibile dal 2000, dovrebbe trovarsi in Svizzera, Paese di cui è diventato cittadino con il nome di Alvaro Baragiola. L’ex terrorista rosso è accusato di aver fatto parte del commando che il 16 marzo 1978 ha sequestrato Aldo Moro

Oscar Tagliaferri, latitante dal 1985, è stato un militante di Prima Linea ed è tutt’ora ricercato per omicidio, associazione sovversiva, rapina, violazione della legge sugli armi. Le ultime notizie su di lui lo vogliono in Perù.

Leonardo Bertulazzi, latitante dal 1985, è stato uno dei vertici della Brigate Rosse. Per 22 anni ha vissuto da latitante in Argentina. Arrestato, ha scontato solo 8 mesi di carcere nel Paese Sudamericano. Oggi vive a Buenos Aires.

Narciso Manenti, latitante in Francia dal 1980, è ritenuto uno dei responsabili dell’omicidio avvenuto a Bergamo nel 1979 del carabiniere Giuseppe Guerrieri: secondo l’accusa era a capo di un commando di Guerriglia Proletaria.

Manlio Grillo, latitante dal 1988, è stato militante di Potere Operaio. Condannato per il rogo di Primavalle, è fuggito in Guatemala. Oggi ha un nuovo nome, Christian De Seta, e vive a Managua.

EX TERRORISTI NERI

Nell’ambito del terrorismo nero uno dei latitanti di punta è Delfo Zorzi, militante di Ordine Nuovo, condannato in primo grado all’ ergastolo per la strage di Piazza Fontana e poi assolto in appello. Dal 1974 Zorzi vive in Giappone ed è il vero recordman della latitanza: ben 45 anni. Nel 1989 è diventato cittadino giapponese con il nome di Roi Hagen bloccando così i tentativi di estradizione.

Alcuni latitanti sono stati dichiarati morti presunti, come Franco Coda, uno dei fondatori di Prima Linea, che ha ucciso l’agente di polizia Fausto Dionisi. Anche il terrorista rosso Maurizio Baldasseroni è fuggito in sud America senza dare più sue notizie. Nel 2013 il nipote che voleva vendere un appartamento a Milano intestato allo zio latitante ha fatto domanda di morte presunta, che per il momento è stata respinta.

Uno dei pochissimi ad essere stato estradato dalla Francia è Paolo Persichetti, che ha militato nelle Br-Unione dei Comunisti Combattenti: consegnato il 25 agosto del 2002 alle autorità giudiziarie italiane è stato condannato a 22 anni di carcere per concorso morale nell’omicidio del generale Licio Giorgieri e scarcerato definitivamente nel 2014.

LATITANTI MAFIOSI

Ai latitanti italiani “politici” si devono aggiungere i quattro che il ministero dell’Interno ritene di massima pericolosità, tutti appartenenti ad organizzazioni criminali di stampo mafioso. L’elenco viene aggiornato periodicamente dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale.

L’ultimo aggiornamento risale al 5 settembre del 2017. Tutti i latitanti italiani fanno parte del “Programma Speciale di Ricerca” gestito dal Giirl, il Gruppo integrato interforze per la ricerca dei latitanti italiani più pericolosi. Il gruppo di lavoro che seleziona i soggetti da inserire nell’elenco è stato istituito nel 1994, subito dopo l’arresto di Totò Riina, ed è costituito da uomini appartenenti a Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Servizi antidroga, Dia e servizi segreti. I criteri per valutare la massima pericolosità di un latitante sono essenzialmente tre: la durata della latitanza, la gravità dei reati commessi e l’appartenenza ad un’organizzazione criminale.

Si cerca anche Matteo Messina Denaro

Nell’elenco, consultabile sul sito del ministero dell’Interno, figurano quattro latitanti italiani. Il primo in ordine alfabetico è Attilio Cubeddu , nato ad Arzana in provincia di Nuoro il 2 marzo 1947. Lo storico esponente dell’Anonima Sequestri sarda, è ricercato dal 1997 dopo non aver fatto rientro, al termine di un permesso nella Casa Circondariale di Badu è Carros (Nuoro), ove era detenuto, per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime.

Il 18 marzo del 1998 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali. Nel 1984 Cubeddu fu arrestato con l’accusa di sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime e venne condannato a 30 anni di reclusione. Nel gennaio del 1997, dopo un permesso premio concessogli per buona condotta, si rende nuovamente irreperibile e finisce coinvolto anche nel sequestro Soffiantini.

Marco Di Lauro, nato a Napoli il 16 giugno 1980, è ricercato dal 2005, per associazione di tipo mafioso ed altro. Il 17 novembre 2006 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali. Marco di Lauro è il quarto figlio di Paolo storico boss dell’omonimo clan camorristico che da anni domina su Secondigliano. È latitante dall’otto dicembre 2004, quando riuscì a sfuggire al blitz che portò all’arresto del fratello Ciro. Accusato di associazione di tipo mafioso e altro, nel 2012 il Tribunale di Napoli lo ha condannato all’ergastolo per l’omicidio di Attilio Romanò, giovane e vittima della sanguinosa faida di Scampia.

Matteo Messina Denaro è forse il più conosciuto dei quattro e anche il più noto dei latitanti italiani. Nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, il 26 aprile del 1962, è ricercato dal 1993, per associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto ed altro. Il 29 giugno del 1994 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali. è l’ultimo grande boss della Mafia siciliana.

Giovanni  Motisi, nato il primo gennaio 1959 a Palermo, è ricercato dal 1998 per omicidi, dal 2001 per associazione di tipo mafioso ed altro, dal 2002 per strage ed altro. Deve scontare la pena dell’ergastolo. Il dieci dicembre 1999 sono state diramate le ricerche. E’ stato il killer di fiducia di Totò Riina, secondo un collaboratore di giustizia presente anche quando si parlò per la prima volta di ammazzare il generale Dalla Chiesa. E’ a capo del clan Motisi, con sede nel quartiere Pagliarelli di Palermo. La sua famiglia è stata da sempre alleata dei Corleonesi, lo zio Matteo, condannato all’ergastolo, ha fatto parte del gruppo di fuoco che ha ucciso Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

I dati si riferiscono al: 1978-2018

Fonte: ministero dell’Interno

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