Lavoro e Job Act: così cambia l’occupazione degli italiani

Nel 2015 più contratti “stabili”, ma in percentuale, sono ancora pochi

Tra gennaio e dicembre del 2015 ci sono state in Italia 5.408.804 assunzioni. Una massa di contratti enorme che smentisce il luogo comune secondo il quale in Italia “non c’è lavoro”. In realtà la mobilità tra un’occupazione e l’altra è elevata, ciò che manca, semmai, è il reddito. Ma, come si dice, questo è un altro discorso. Ma che influenza ha avuto sul lavoro il Job Act?

Il lavoro e Job Act

Il punto è che le assunzioni, nel 2015, sono aumentate rispetto alle 4.870.427 assunzioni del 2014. Dei 5.408.804 contratti del 2015, 1.870.959 sono stati a tempo indeterminato ai quali vanno aggiunti 492.729 contratti che da tempo determinato sono stati trasformati in tempo indeterminato e altri 85.352 che da contratti di apprendistato sono diventati a tempo indeterminato.

Il totale? Nel 2015 sono stati firmati 2.449.040 contratti “stabili”. Ma c’è un problema: circa il 41% delle assunzioni a tempo indeterminato, cioè quelle 1.870.959, sono contratti part time: moltissimi. Questo è successo probabilmente perché in questo modo si può accedere ad almeno una parte degli sgravi fiscali del Job Act mantenendo in azienda una risorsa che si considera preziosa non avendo al contempo la possibilità di pagarla per un lavoro a tempo pieno.

Il “determinato” resta stabile

Sempre nel 2015, restano sostanzialmente stabili anche quei tipi di contratti che dovrebbero prendere il posto dei Cocopro, cioè le assunzioni a tempo determinato (3.353.649 dai 3.365.593 del 2014) mentre calano le assunzioni con contratto di apprendistato (184.196 dalle precedenti 231.084).

lavoro e Job Act

Che cosa vogliono dire questi numeri? Vogliono dire che nel 2015 il Job Act, entrato in vigore il 7 marzo, ha prodotto certamente risultati, ma inferiori a quelli che ci si poteva attendere, data la mole di benefici fiscali (fino a 8mila euro l’anno) che la legge assicura agli imprenditori che assumono a tempo indeterminato e alla maggiore flessibilità che i nuovi contratti impongono al dipendente.

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Nel grafico sono indicate le variazioni tendenziali, considerando i numeri assoluti, dei vari tipi di contratto che si sono sottoscritti in Italia mese per mese dal febbraio 2014 a dicembre 2015, mese che ha visto una vera e propria impennata di assunzioni a tempo indeterminato. I dati dimostrano che gli sconti funzionano, visto che il numero di assunti aumenta, ma gli entusiasmi, anche verso un possibile futuro calo della disoccupazione, si smorzano notevolmente se si considerano i dati in percentuale.

Calano le assunzioni stabili

Infatti nel 2013 le assunzioni a tempo indeterminato sono state pari al 34,3% del totale delle assunzioni; nel 2014 sono state il 31,7% mentre nel 2015, con il Job Act in vigore per 9 mesi, sono state il 40,9%: percentuale bassa, considerando gli sconti.

Se si considerano le percentuali mensili, dopo un picco negativo registrato a giugno del 2015, da settembre le percentuali di contratti a tempo indeterminato sul totale dei contratti è salito in modo incessante toccando, a dicembre, il 67,8% del totale.

Ma c’è un altro tema, fondamentale per capire l’evoluzione del mercato del lavoro in Italia rispetto ad altri Paesi: il costo del lavoro da noi e negli altri Paesi europei.

I dati si riferiscono al: 2014-2015

Fonte: Inps (dai calcoli sono esclusi i lavoratori domestici e operai agricoli. Sono compresi i lavoratori degli enti pubblici economici)

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