In Soldi

Quelli con reddito inferiore a zero sono cresciuti del 9,39%, i benestanti del 12,42%

E’ un’Italia sempre più divisa quella che ci presenta l’ultimo aggiornamento delle dichiarazioni dei contribuenti italiani. I dati si riferiscono all’Irpef versato dalle persone fisiche nel 2017, e i redditi, di conseguenza, sono quelli del 2016.

Ecco quanti italiani pagano le tasse

Ma, insomma, quanti italiani pagano le tasse? Nel complesso, gli sono aumentati negli anni della piccola ripresa economica: dai 40.716.548 del 2014 sono passati a 40.872.080 nel 2016. Una crescita percentualmente modesta, pari allo 0,38%, ma si tratta comunque di  165mila persone in valore assoluto. Ma l’aspetto più rilevante è verificare come i contribuenti si suddividono in base allo scaglione di reddito. Il grafico sopra mostra esattamente questo: quanti italiani pagano le tasse in numeri assoluti a seconda dello scaglione di reddito e come si sono “mossi” tra il 2014 e il 2016.
Come si vede tra il 2014 e il 2016 sono aumentati i contribuenti con un reddito superiore a 20mila euro l’anno e sono calati quelli con uno inferiore. Con una importante eccezione: quelli che dichiarano zero o meno (perché magari in credito) sono passati da 694.480 a 759.694 con una crescita, quindi, di 65mila persone in due anni. Si tratta di una crescita notevole: il  9,39% in più. Sotto, infatti, vediamo i dati su quanti italiani pagano le tasse espressi in percentuale, così da poter vedere ancora meglio come è cambiata la situazione sempre tra il 2014 e il 2016.

Quelli che stanno in fondo alla scala dei redditi, che, cioè, dichiarano zero, sono partite Iva che non sono riuscite a realizzare entrate, piccoli imprenditori e artigiani in perdita. La statistica è particolarmente rilevante in quanto viene dopo un periodo, tra il 2012 e il 2014 durante il quale, invece, vi era stato un crollo dei più poveri del 36,82%. Si poteva pensare fosse il segnale di uscita dalla crisi di una parte degli italiani, e invece nonostante la ripresa, il trend è stato rovesciato.
La crescita di questo segmento dei più poveri fa il paio con il calo, invece, di coloro che dichiarano poco o pochissimo, più di mille euro, ma meno di 20mila. Sono tutti segni meno, in particolare calano significativamente quelli che dichiarano tra 3mila e 3.500 euro, del 4,36%, e dai 6mila ai 7.500 euro, del 7,42%. Al contrario più il reddito sale, almeno tra 20mila euro e 40mila, più cresce il numero dei contribuenti, fino al +10,77% di quelli tra i 35mila e i 40mila euro. Segno “più” anche dopo, tra i 55mila e i 100mila euro, con aumenti di più del 4% per ogni scaglione.

Ci sono più ricchi

Ma oltre a sapere quanti italiani pagano le tasse è importante anche sapere come si distribuisce il reddito. In questo senso è importante notare che è il numero dei più ricchi ad aumentare più di tutti. Sale, infatti, del 9,86% la quantità di persone che hanno dichiarato tra i 200mila e i 300mila euro e del 12,42% quella di coloro che sono al di sopra i 300mila euro.
Non sappiamo quanto conti in questi numeri la lotta all’evasione fiscale portata avanti in questi anni, che dovrebbe aver fatto emergere redditi non dichiarati. Può anche essere, quindi, che invece che di un boom di ricchi si tratti di una più intensa attività dell’Agenzia delle Entrate. In ogni caso in valore assoluto si tratta di poche persone. Consideriamo che i più ricchi, quelli sopra i 300mila euro di reddito, crescono, sì, ma passano da 31.772 a 35.719 in numeri assoluti.

Lo scaglione più popolato è in realtà quello che comprende i contribuenti che dichiarano tra i 20mila e i 26mila euro, con 6.369.919 persone: il 15,59% del totale. Segue quello precedente, tra i 15mila e i 20mila euro, con 5.895.435, il 14,42%. Di fatto più di metà degli italiani si trova negli scaglioni che vanno dai 12 mila ai 35 mila euro.

Le differenze regionali

E’ evidente come le differenze tra Nord e Sud si facciano sentire molto. Non tanto nelle diverse proporzioni di contribuenti a reddito zero, che, è vero, sono di più in Campania, dove raggiungono il 2,51%, contro un 1,24% di Trento, e che superano il 2% solo nel Centro Sud. Le vere differenze regionali si fanno sentire quando si va a vedere la percentuale di quanti ricadono nello scaglione dei percettori più poveri, tra 0 e 10mila euro. In questo caso i divari sono molto forti, come mostra il grafico qui sotto.

In altre parole: quanti italiani pagano le tasse nello scaglione di redditi tra zero e 10mila euro dichiarati? In Calabria sono ben il 44,67% dei contribuenti. Sono il 40,93% in Sicilia, il 39,85% in Sicilia, il 39,36% in Puglia. Al contrario sono meno del 30% nelle regioni più ricche del Centro-Nord: solo il 22,32% in Lombardia, meno della metà rispetto alla Calabria. Questo comporta il fenomeno del “residuo fiscale”, ovvero, il fatto che alcune Regioni del Sud versano alle casse dello Stato meno di quanto ricevono in termini di servizi. Clamoroso è il caso della Sicilia, di cui Treunumebrs ha scritto in questo articolo.


Perché il Sud non paga

E’ chiaro come in Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, in generale al Sud, oltre a essere di più i lavoratori autonomi e i piccoli artigiani e commercianti, spesso con redditi dichiarati minimi, è anche maggiore la concentrazione di pensionati con la minima, di donne che percepiscono solo la pensione di reversibilità del coniuge. E sono molti meno i casi dei lavoratori dipendenti, magari impiegati in grandi imprese o nello Stato, come accade in Lazio o in Lombardia.
E, infatti, se osserviamo le fasce medie, tra 20mila e 29mila e tra 29mila e 50mila, quelle che racchiudono la stragrande maggioranza dei redditi da stipendi, si scopre che la percentuale maggiore di contribuenti che fanno parte di questi scaglioni è nel Centro-Nord. In Lombardia sono rispettivamente il 23,89% e il 16,87%, in Calabria il 14,74% e il 9,14%. Anche a Bolzano, in Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia complessivamente si supera il 40% di persone di ceto medio (tra 20 e 50mila euro, appunto), e si è vicinissimi in Piemonte, mentre in Calabria, Basilicata, Campania, Sicilia, Puglia, non si arriva al 30%.

Quanti sono i benestanti

Tra i benestanti, sopra i 50mila vi è sempre un maggiore concentrazione al Nord, ma qui il Lazio quasi ruba il primo posto alla Lombardia. Conta molto probabilmente la presenza dell’amministrazione centrale dello Stato, dei ministeri, di molti enti e quindi di dirigenti e quadri lì impiegati. Al contrario in Basilicata, Calabria Puglia solo meno del 3% rimane in questo segmento.
E, naturalmente, ancora meno in quello di coloro che nel 2016 hanno percepito più di 100mila euro. Che sono l’1,73% in Lombardia, l’1,7% a Bolzano, ma solo lo 0, 34% in Calabria, e il 0,39% in Basilicata.

I dati si riferiscono al: 2013-2016

Fonte: Ministero dell’Economia

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