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Il nostro punteggio è 3,5, meno di India, Argentina e Messico. I norvegesi, con 5,2, battono tutti

Quella che vediamo nel grafico sopra è la classifica relativa alla conoscenza finanziaria dei cittadini tra alcuni Paesi aderenti all’Ocse o che fanno parte del G20. Diciamolo subito: l’Italia è penultima, dopo l’Arabia Saudita, con un punteggio di 3,5 (su 7) sulla conoscenza, di 4,4 (su 9) sul comportamento, di 3,1 (su 5) sull’attitudine.

Gli italiani ignoranti economici

Vediamo che cosa significano i tre parametri usati dall’International  Network  for  Financial  Education (Infe) che ha sviluppato il questionario distribuito in tutto il mondo e i sui risultati sono stati pubblicati, in Italia, dalla Banca Centrale.

Facciamo qualche esempio: la parte sulla competenza, che nel questionario vale in tutto 7 punti, include quesiti sulla conoscenza del calcolo semplice degli interessi, quella sul comportamento, che dà fino a 9 punti, indaga se la persona abitualmente prende decisioni autonome o ha un budget che rispetta e, infine, quella sull’attitudine (5 punti massimo) include domande sull’atteggiamento verso il denaro, per esempio se si preferisce vivere alla giornata, spendere piuttosto che risparmiare.

Nel complesso è prima la Francia, con un punteggio rispettivamente di 4,9, 6,7 e 3,2. I francesi appaiono essere particolarmente saggi riguardo il comportamento finanziario, mentre la migliore conoscenza dei vari strumenti finanziari è quella dei norvegesi, con 5,2 punti su 7. L’attitudine migliore appare quella degli indonesiani, con 3,7 punti su 5, anche se sono poco competenti.

Superiamo solo l’Arabia Saudita

Arriviamo all’Italia o, meglio, alla percentuale di italiani ignoranti in materie economico/finanziarie. In generale facciamo peggio della media dei Paesi del G20 in tutti i 3 campi, come si vede dal grafico sopra. Tra i Paesi presi in considerazione dal rapporto della Banca d’Italia, facciamo meglio solo dell’Arabia Saudita.

Ma andiamo più a fondo: Bankitalia ha infatti ricalcolato i risultati attraverso la parificazione delle caratteristiche socio-demografiche. In sostanza: prendendo un campione rappresentativo degli italiani ci si imbatte in un insieme di persone mediamente più anziano e meno istruito di quello che si incontra all’estero. Prendendo in esame anche per gli altri Paesi un campione simile a quello italiano e non quello effettivamente medio per quello Stato ecco che i gap tra l’Italia e alcuni altri Paesi Ocse diminuiscono molto.  Gli italiani ignoranti in economia non sono, poi, così tanti. O no? Lo vediamo in questo grafico.

Il dato medio nell’ambito della conoscenza è di 3,52 per l’Italia, quello della Germania 4,8, ma quest’ultimo diventa 3,76 se si esaminano le risposte di un campione di tedeschi analogo a quello italiano (quindi con meno laureati e giovani, per esempio). Grosso calo anche per i francesi, da 4,9 a 3,68. Questo sta a significare che l’ignoranza degli italiani in materie economiche deriva dalle caratteristiche socio-demografiche del Paese. Se si confrontano gli stessi gruppi socio-demografici degli altri Paesi con l’Italia, la situazione migliora, ma gli italiani ignoranti restano comunque molti. La colpa è della scuola? Beh: basta leggere questo articolo di Truenumbers sui risultati dei test Invalsi.

La “normalizzazione” dei dati

Vale anche per il punteggio nell’area comportamento, il nostro 4,43 è minore rispetto al 4,56 francese, anche una volta normalizzato e diminuito rispetto al 6,70 reale. Così anche nel parametro “attitudine” che comunque ha variazioni minori.  Attenzione però, quello che emerge dai dati normalizzati è che gli italiani ignoranti sarebbero comunque così tanti che saremmo tra gli ultimi anche tra chi ha studiato lo stesso numero di anni di tedeschi e francesi.

Questa normalizzazione dei dati non è utile solo dal punto di vista statistico, ma anche perché illustra bene come gran parte dell’arretratezza italiana deriva dalla composizione sociale e demografica del nostro Paese, ovvero facciamo peggio in questi test soprattutto perché l’italiano medio, quello che poi risponde alle domande, è più anziano e meno istruitoIn questo grafico lo si vede in modo evidente. Mostra i risultati di vari Paesi europei solo per le persone, uomini e donne, com più di 60 anni di età e con almeno il diploma in tasca.

Le donne più prudenti

Qui sotto si vede come hanno risposto gli italiani suddivisi per età, istruzione, città di residenza, area geografica, status professionale, ecc.

E’ evidente come sia al Sud che vi sono i punteggi peggiori, in tutti gli ambiti. In quello della conoscenza, dove prevale il Centro, al Sud si totalizzano 3,38 punti contro i 3,52 della media nazionale, in quello del comportamento 4,25 contro i 4,43, in quello dell’attitudine 2,98 contro 3.08.

ma gli italiani ignoranti sono più di sesso maschile o femminile: In effetti uomini e donne le differenze non sono enormi. Gli uomini hanno una maggiore competenza in generale, 3,63 contro 3,42, ma le donne hanno un’attitudine migliore, con 3,12 contro 3,04, per esempio sono più prudenti con l’uso del denaro e valutano più importante il risparmio. Non sorprendentemente in quest’ultimo caso, quello dell’attitudine, sono i più anziani, oltre i 64 anni, ad avere i punteggi più alti 3,32 contro per esempio i 2,84 degli under 35.

Tuttavia sono i peggiori quanto a conoscenza, dove sono i 35-44enni i migliori. Fanno meglio anche dei più giovani che in teoria sarebbero i più istruiti. Nel comportamento prevalgono i 45-54enni. Sono quelli che evidentemente nell’età in cui si gestisce una famiglia con figli, sanno meglio destreggiarsi tra budget di spesa. Con i più giovani, con 4,06, nella situazione peggiore.

Chi ha una istruzione universitaria ha poi un punteggio molto più alto degli altri nell’area della conoscenza, 4,04, contro l’1,98 di chi ha meno istruzione. Seppur in misura minore un gap esiste anche nel comportamento, mentre nell’attitudine i più saggi appaiono coloro che hanno la licenza elementare, che probabilmente sono anche i più anziani.

Sappiamo di non sapere

E’ però interessante notare che anche prendendo solo i laureati, con il loro 4,04 nella conoscenza, facciamo molto peggio di tutti i francesi, i tedeschi o i cinesi.

Nello stesso ambito gli studenti e i lavoratori autonomi sono quelli con punteggi maggiori rispetto a disoccupati o casalinghe, mentre in quello del comportamento gli studenti si rivelano molto meno capaci, con 3,44 contro per esempio il 4,53 dei pensionati. Insomma, ne sanno di più in teoria, ma non sanno gestire i risparmiE ne fanno anche pochi visto che sono anche ultimi nell’attitudine, con 2,76, dove prevalgono i pensionati stessi con 3,33.

Poche le differenze in base al luogo di residenza, con gli abitanti dei centri maggiori che se la cavano meglio quanto a competenza, ma sono quelli dei paesi più piccoli che risultano meglio nell’attitudine.

C’è però un dato interessante nell’insieme di questi dati negativi. A quanto pare gli italiani sanno di non sapere. Infatti, come vediamo nel grafico qui sotto, la conoscenza (knowledge) auto-valutata (self-assessed) è ritenuta essere molto sotto la media (well below average) da circa il 20% degli italiani, mentre nel G20 in media si arriva al 10%.

Allo stesso modo il 30% degli italiani, al contrario del 20% dei cittadini degli altri Paesi del G20, ha risposto di ritenere di saperne comunque sotto la mediaInsomma, più della metà dei nostri connazionali ha una valutazione negativa delle proprie competenze. Gli italiani ignoranti sanno di esserlo, insomma. Solo il 5% pensa di saperne più della media, e ancora meno molto di più. In contrasto con il 25% dei rispondenti degli altri Stati.

Insomma, vi è perlomeno la consapevolezza che vi è tanto da fare. 

I dati si riferiscono al: 2017

Fonte: Banca d’Italia

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