Crollo dei ricavi anche del 67%. Il prezzo al barile salirà solo nel 2020
Per i Paesi produttori di petrolio, il 2016 sarà un vero disastro. Il grafico sopra mostra a quanto ammonta il calo dei ricavi dalla vendita previsto per il 2016. Se il prezzo del petrolio nel 2016 continuasse a scendere per tutti si tratterebbe di affrontare un crollo delle entrate dal 50 a quasi il 70%.
Il prezzo del petrolio nel 2016
Il crollo delle entrate da parte dei Paesi produttori ha due motivi: il primo è la discesa del prezzo del petrolio nel 2016, da mesi stabile sotto i 30 dollari al barile (26 dollari a gennaio 2016), e il secondo sono le tensioni politiche legate all’offensiva dell’Isis che rende sempre più difficile e pericoloso estrarre ed esportare.

Se il Fondo Monetario Internazionale, che ha elaborato la mappa qui sopra, prevede crolli così consistenti nei ricavi 2016 degli Stati produttori, significa che i due principali motivi della discesa del prezzo non vedranno alcun passo avanti nella loro soluzione. Anzi: secondo il Fmi il prezzo del petrolio nel 2016 dovrebbe stabilizzarsi intorno ai 37,52 dollari al barile rispetto ai 98,89 dollari del 2014 per poi tornare a circa 80 dollari nel 2020.
Visto un così stabile calo del prezzo del pterolio quello che ci si potrebbe attendere è, effettivamente, un calo del prezzo della benzina che oggi non riflette ancora il crollo del prezzo della materia prima.
Quanto incassano i terroristi dal prezzo del petrolio
La situazione peggiore la vivranno quei Paesi che più dipendono dai ricavi della vendita di petrolio, ad esempio Siria, Iraq e Yemen che sono anche quei Paesi dove è più presente il terrorismo islamico che, quando riesce a vendere il petrolio al mercato nero, non fa fluire i ricavi nelle casse dello Stato ma nelle casse dei terroristi per finanziare l’espansione armata.
I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Fmi
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