Furti di uranio: l’Isis ha armi nucleari?

Furti di uranio

Inascoltato l’ex primo ministro francese: l’Isis potrebbe avere la bomba atomica

Il 19 novembre del 2015 il primo ministro francese Manuel Valls avanzò il sospetto che l’Isis potesse pianificare un attacco con armi chimiche, batteriologiche o, addirittura, con armi nucleari in Europa.

L’allarme di Valls sui furti di uranio

Quel discorso non ebbe grande risalto sulla stampa internazionale, nonostante fosse stato pronunciato da un primo ministro. Non si trattava di uno qualsiasi, bensì del primo ministro del Paese che a gennaio aveva subìto l’attacco a Charlie Hebdo e la strage del Bataclan. Chi non ha preso come una boutade quell’avvertimento è stata la Commissione Europea che ha inviato al Parlamento europeo un documento molto dettagliato nel quale si faceva il punto sull’ipotesi che l’Isis potesse effettivamente essere in possesso di un’arma nucleare. 

La Commissione Ue allarmata per le armi nucleari

Il documento europeo si concludeva con la presa d’atto di dover modificare il modus operandi delle forze di polizia europee e dell’Europol. La possibilità che nelle mani dell’Isis ci siano delle armi all’uranio da quel momento è stata da considerare come plausibile.

I numeri dell’Aiea sull’uranio nel mondo

Il report della Commissione ha segnato un punto di svolta anche per un altro monito. Le istituzioni dell’Unione in quell’occasione hanno avvertito il Parlamento sui furti di uranio. In effetti ogni anno si verificano in tutta Europa “centinaia di furti e smarrimenti di materiali Cbrn” (Chemical, biological, radiological and nuclear defense).

Nel grafico sono indicati i furti o lo smarrimento di materiale nucleare o radioattivo dal 1993 al 2014. Si tratta di tutti quei casi in cui l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, è venuta a conoscenza. Si tratta di numeri piuttosto preoccupanti, anche considerando che l’elenco Itdb (Incident and Trafficking Database) dell’Aiea non è completo: alcuni casi sono rimasti di carattere riservato.

Come si vede, dalla fine degli anni ’90 fino al 2006 c’è stato un aumento impressionante di questi casi. Le sparizioni di materiali radioattivi sono rimasti sempre sopra il livello di 20 casi l’anno fino al 2014, quando sono stati più di 40. L’allarme di Valls, probabilmente, faceva riferimento proprio a questi numeri.

Allarme chimico e batteriologico

La Commissione, dopo aver citato i risultati di questo studio, ha aggiunto che “i sequestri di uranio altamente arricchito (in Georgia nel 2010 e in Moldova nel 2011) mostrano che il traffico di materiali radiologici e nucleari resta un grave problema”. Il timore è, appunto, che anche solo una piccola parte di quel materiale sia a disposizione dei combattenti dello Stato Islamico.

L’Isis ha armi nucleari?

Il timore è stato giustificato anche dal fatto che l’Isis pare faccia un uso piuttosto frequente di armi non convenzionali. Sarebbe successo almeno tre volte nel giugno e nel luglio 2015, quando attaccarono le posizioni curde in Iraq e in Siria.

Secondo le indagini in quei tre casi sono state usate armi contenenti sostanze tossiche usate in agricoltura. Rudimentali bombe chimiche, insomma.

Non si tratta, però, di un allarme solo di Valls. Anche gli americani hanno più volte paventato il rischio di armi batteriologiche di distruzione di massa.

Nello stesso giugno del 2015 il ministro degli Esteri australiano, ha denunciato l’utilizzo di bombe al cloro da parte dell’Isis. E alla fine del 2015 Médecins Sans Frontières ha denunciato l’uso, da parte dell’Isis, di iprite, nel nord della Siria.

Il dubbio che l’Isis ha armi nucleari si è fatto più consistente nel 2016. In particolare quando è stato scoperto che un ricercatore del Centro di ricerca nucleare del Belgio è stato seguito e filmato dagli attentatori di Parigi.

I dati si riferiscono al: 1993-2015

Fonte: Aiea

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