E’ il Paese nel quale le risorse sono allocate in modo meno efficiente. Ecco perché
L’Italia è il paese della pizza e del mandolino, ma è anche il paese dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) dove chiudere un’attività, che sia un bar o che sia un’azienda, costa di più. E dove, come conseguenza, le risorse sono allocate in modo poco efficiente. A guardare i dati si capisce perché l’Italia non è competitiva.
Quanto costa chiudere un’azienda
Che significa allocare le risorse in maniera efficiente? Semplice: è quel che accade quando i beni e i servizi sono distribuiti in modo ottimale, vale a dire così da massimizzare la produttività del lavoro. In linea di massima, l’efficienza allocativa diminuisce quanto più è costoso chiudere un’attività. Un fenomeno che è evidente appunto oggi in Italia, dove, come mostra il grafico tratto da uno studio dell’Ocse sull’economia della Grecia,
abbassare le serrande di un attività costa intorno al 22% del valore dell’immobile e l’indice di efficienza allocativa, che è una misura della corrispondenza tra la dimensione dell’azienda e la produttività del lavoro, staziona sotto lo 0,2. Ecco perché
investire in Italia non conviene e perché l’Italia non è competitiva.
Ecco perché l’Italia non è competitiva
Un livello bassissimo se si pensa per esempio che Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti si aggirano intorno allo 0,5 con costi di chiusura del business intorno al 10% del valore dell’immobile, meno della metà che da noi.
Tra i paesi dell’Ocse che sono messi peggio dell’Italia in quanto a efficienza allocativa ci sono la Corea del Sud e la Grecia, che stazionano entrambe sotto la linea di galleggiamento dello zero, con un indicatore negativo ma comunque superiore del -0,2. Molto al di sotto di questa soglia è la Polonia, un caso eclatante probabilmente anche più dell’Italia perché l’indicatore di efficienza allocativa è compreso tra il -0,4 e il -0,5, con costi per la chiusura del business del 15% del valore dell’immobile (in ogni caso meno che da noi). Questi indicatori sono particolarmente importanti, perché sono quelli che un’azienda, anche italiana, prende in considerazione quando deve decidere se investire in Italia o all’estero.
L’importanza della legge fallimentare
E’ chiaro che quanto più snelle in un paese sono le procedure fallimentari, tanto minori sono i costi di chiusura di un’attività e, come appena visto, tanto maggiore sarà l’efficienza allocativa, con un conseguente guadagno dal punto di vista della produttività (e più conviene investire). “La regolamentazione dei fallimenti – scrive l’Ocse nello studio sulla Grecia – è un fattore chiave per la riallocazione delle risorse nell’economia”.
Una regola che vale ovviamente anche per
l’Italia, dove non a caso il governo di Matteo Renzi sta cercando di
mettere mano per l’ennesima volta alla legge fallimentare con l’obiettivo, tra le altre cose, di accelerare i tempi delle procedure. Se così fosse, si può sperare in un miglioramento dell’allocazione delle risorse e quindi della produttività.
I dati si riferiscono al: 2014
Fonte: Banca mondiale
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