In Crisi&Ripresa

Bankitalia: l’inefficienza italiana rende inutile farli salire (in deficit) dell’1%. Anzi: è peggio

Che impatto avrebbe sull’economia italiana un aumento dell’1% del Pil degli investimenti pubblici? Il grafico qui sopra risponde esattamente a questa domanda.

A partire dal secondo anno, secondo Banca d’Italia, ci sarebbe un moltiplicatore positivo: l’aumento dell’1% degli investimenti pubblici genererebbe un +1,1% aggiuntivo di Pil, quindi un saldo positivo, che diventerebbe più vigoroso il terzo anno e quarto anno (+1,2%) per poi ritornare al +1,1% nel quinto.

Cosa succede al deficit

L’intervento avverrebbe in disavanzo, costringendo cioè l’Italia a chiedere soldi al mercato per finanziare l’extra-spesa. Il rapporto deficit-Pil crescerebbe, quindi, rispetto al livello attuale dello 0,7% il primo anno, dello 0,5% i successivi tre, dello 0,6% il terzo, come si vede sempre nel grafco sopra.

Ma tuttavia, proprio grazie all’aumento del Pil e dell’inflazione, potrebbe verificarsi una diminuzione del rapporto debito/Pil che oggi è al 131,8%. Calerebbe dello 0,5% il primo anno, dello 0,6% il secondo, dello 0,7% il terzo e il quarto, dello 0,4% il quinto.

Come aumentare gli investimenti pubblici

Tutto bene quindi? Purtroppo no. La Banca d’Italia è consapevole della scarsa efficienza della nostra pubblica amministrazione e dell’altissima probabilità che l’allocazione degli investimenti non sia ottimale. Insomma, possiamo pure spendere questi soldi, ma come è già accaduto in passato non è detto che venga fatto tutto per bene.

Da un lato, come si ricorda sempre, nel nostro Paese costruire costa di più: ogni chilometro di ferrovia comporta una spesa di 28 milioni, contro una di 12-15 in Spagna, Germania o Francia. Dall’altro, oggi investire vorrebbe dire non solo realizzare ponti e ferrovie, ma anche infrastrutture immateriali, come maggiore ricerca e sviluppo e migliori tecnologie informatiche. Questo richiede livelli di competenza più sofisticati e questo rende più difficile raggiungere la massima efficienza degli investimenti.

Lo scenario reale

Il grafico in apertura, infatti, mostra l’ipotesi migliore, quella in cui si immagina la risoluzione dei problemi di corruzione e lungaggini burocratiche legate da sempre alla realizzazione di infrastrutture in Italia. Ma se questo non dovesse accadere ecco che i tutti i numeri cambierebbero. Spendere l’1% di Pil in più all’anno in investimenti pubblici senza aggredire le inefficienze, non servirebbe a molto.

Il grafico qui sopra mostra, diciamo così, uno scenario più realistico. La crescita aggiuntiva del Pil sarebbe inferiore all’1% (moltiplicatore negativo), e il rapporto debito/Pil, a causa della spesa in disavanzo non produttiva, salirebbe invece di scendere. Esattamente il contrario di cui abbiamo bisogno: +0,1% il primo anno e poi via via sempre di più, fino a un +1% nell’ultimo. E tutto sempre rispetto alle previsioni attuali, ovviamente.

Ma quanto sono calati in dieci anni?

Eppure di investimenti c’è bisogno, in Italia sono scesi più che altrove. Nel 2009 si investiva il 3,5% del Pil, oggi siamo al 2%, meno che in Germania, Francia e Spagna. Insomma, la questione è delicata. Conviene spendere di più solo se viene fatto con la massima efficienza, anche se potrebbe non bastare: c’è anche il solito spread da prendere in considerazione, ovvero il costo del nostro debito.


La Banca d’Italia ricorda che allo stato attuale, con spread intorno a 240 e senza aumento degli investimenti il rapporto debito/Pil potrebbe scendere, ma fermarsi intorno al 120%. Comunque una cifra altissima, identificata con la linea nera della figura qui sopra. In caso di investimento poco produttivo (linea rossa continua), potrebbe addirittura mettersi a risalire da quel livello, e solo con investimenti produttivi (così produttivi da portare la crescita del Pil al 2%) ci sarebbe un calo lento ma continuo (linea tratteggiata rossa).

I dati si riferiscono al: proiezioni per i prossimi 5 anni

Fonte: Banca d’Italia

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