I morti sul lavoro nei primi 10 mesi sono 1.017, in calo

In media 2,7 vittime al giorno, 118 erano stranieri. Scende il numero delle donne

Morti sul lavoro nel 2021: il conteggio purtroppo non si ferma. Dopo l’ultimo episodio, il crollo della gru a Torino costato la vita di 3 operai, il numero dei lavoratori che hanno perso la vita sul luogo di lavoro nei primi 10 mesi del 2021 arriva a 818 e balza a 1.017 se consideriamo anche le morti causate dal Covid-19 contratto durante la prestazione lavorativa. Nel grafico in apertura troviamo l’andamento annuale (dal 2016 al 2021) che registra un picco di decessi nel 2020, dovuto proprio all’emergenza sanitaria.

Il calcolo dell’Inail, che è la fonte di questi dati, tiene anche conto dei decessi avvenuti in seguito a incidenti avvenuti durante il tragitto casa-lavoro che nel 2021, come vedremo, sono in aumento. Questi numeri si traducono in una media di 2,7 persone al giorno che, nei primi dieci mesi del 2021, hanno perso la vita in seguito a incidenti sul luogo di lavoro. Una media che arriva a 3,3 se consideriamo anche i casi di morte durante il tragitto e quelli legati all’infezione da Covid-19.

Morti durante il tragitto casa-lavoro: +14,8%

I dati, al 31 ottobre 2021, evidenziano per i primi 10 mesi un consistente aumento delle morti avvenute “in itinere”, ovvero lungo il tragitto per recarsi a lavoro o per tornare a casa. Le morti in itinere sono infatti passate dalle 176 del 2020 alle 202 del 2021 (+14,8%). A diminuire sono invece i decessi avvenuti in seguito a incidenti sul luogo di lavoro: 42 in meno nel 2021 (-5,2%) nel 2020 erano stati 860. Il numero generale dei morti sul lavoro, considerando tutti i casi, diminuisce quindi nei primi dieci mesi del 2021: 19 in meno rispetto ai 1.036 registrati nei primi 10 mesi del 2020 (-1,8%). Dai dati del 2021 emerge un aumento di decessi nel Sud (da 209 a 271 casi mortali), nel Nord-Est (da 207 a 226) e nel Centro (da 183 a 196). Il numero dei decessi, invece, è in calo nel Nord-Ovest (da 363 a 254) e nelle Isole (da 74 a 70). Questi dati tengono conto di tutte le casistiche.

Morti sul lavoro, aumentano le vittime extracomunitarie

Vediamo ora altri dati, nello specifico quelli relativi al genere e alla cittadinanza: le donne morte sul lavoro nei primi 10 mesi del 2021 sono state 95, in calo rispetto al 2020 (-15,2%). Aumentano i decessi dei lavoratori extracomunitari che passano da 110 a 118. Di tutti i morti sul lavoro (considerando anche quelli infettati da Covid) gli italiani sono stati 861 (dai precedenti 876), quelli comunitari 38 (da 50).

Gli incidenti sul lavoro plurimi

Nei primi dieci mesi del 2021 si sono verificati 15 incidenti plurimi per un totale di 35 decessi, 21 dei quali stradali (due vittime in provincia di Bari e due a Torino a marzo, quattro in provincia di Ragusa, due in provincia di Bologna e due in provincia di Ferrara ad aprile, sette in provincia di Piacenza a luglio e due a Catanzaro a ottobre).

Due lavoratori hanno perso la vita a seguito di un crollo di un fabbricato in provincia dell’Aquila a marzo, due a causa d’inalazione di vapori tossici in provincia di Pavia a maggio, due per esplosione/incendio di un capannone in provincia di Perugia a maggio, due per soffocamento durante la pulizia di una cisterna in provincia di Cuneo a giugno, altri due intossicati da monossido di carbonio sempre in provincia di Cuneo a luglio, due persone travolte da una lastra di cemento in Valle d’Aosta ad agosto e, infine, a ottobre due operai sono deceduti per ustioni da congelamento per uscita di azoto liquido in una cisterna in provincia di Milano. Lo scorso anno, invece, gli incidenti plurimi registrati tra gennaio e ottobre erano stati nove, con 18 casi mortali denunciati, circa la metà dei quali stradali.

L’andamento degli infortuni sul lavoro

Per uno sguardo più approfondito abbiamo a disposizione anche i dati dell’ultimo rapporto Istat “Il mercato del lavoro – Una lettura integrata” che, però, arrivano al 2019. Dal 2015 secondo il rapporto i morti sul lavoro sono calati del 9,4%. Ma gli incidenti, invece, non diminuiscono: sono stati 561.190. È un dato di fatto stazionario rispetto a quello degli anni precedenti. Sono numeri in leggera diminuzione rispetto ai 562.940 del 2018 e ai 566.005 del 2017, ma in aumento nei confronti dei 560.899 del 2016 e dei 555.288 del 2015. Nel complesso tra il 2015 e il 2019 c’è quindi un incremento dell’1,1%.

Se guardiamo, però, ai dati maggiormente nel dettaglio si nota come quelli effettivamente sul posto di lavoro in realtà diminuiscono, seppur di poco, del 0,8%. E sono stati nel 2019 457.811. Gli altri, 103.379, sono stati infortuni avvenuti nel percorso di andata e ritorno dal posto di lavoro, in gran parte si tratta di incidenti stradali, e sono questi ad essere aumentati nei 4 anni considerati, del 10,4%.

Considerando un’altra differenziazione, quella riguardante il coinvolgimento o meno di un mezzo di trasporto, si nota che gli incidenti avvenuti quando questo non è coinvolto e sul posto del lavoro, non itinere, quindi gli infortuni propriamente detti, senza vittime, sono in realtà sostanzialmente stabili, calati solo del 0,5% rispetto al 2015. Negli anni sono oscillati poco, tra i 438 e i 444 mila.

infortuni sul lavoro

La mappa degli incidenti sul lavoro (senza vittime)

I dati del 2021 (primi 10 mesi) sono disponibili solo per quanto riguarda il numero di decessi. Per statistiche più approfondite si può parlare solo del 2019. Quell’anno, a livello geografico, come è ovvio, la maggioranza degli incidenti sul lavoro, anche senza vittime, sono avvenuti nelle regioni con più occupati e soprattutto con più addetti dell’industria. Sono stati nel 2019 102.056 in Lombardia, 76.014 in Emilia Romagna, 68.648 nel Veneto. Quelli avvenuti in queste tre regioni e in Toscana rappresentano da soli più della metà del totale. Anche a livello di morti è in Lombardia che se ne sono contati di più, 184, cui se ne aggiungono 114 in Emilia Romagna, 102 nel Veneto, e forse un po’ sorprendentemente 103 nel Lazio e altri 103 in Campania, regioni dove gli incidenti sono stati in realtà relativamente pochi. Vuol dire che in queste zone abbiamo una maggiore incidenza di morti per infortunio.

A livello di trend, però, è la Lombardia che spicca con un incremento delle vittime in controtendenza rispetto al resto d’Italia. I 184 del 2018 hanno rappresentato il livello maggiore dopo i 187 del 2018 e una crescita del 4% sul 2015, a fronte di una riduzione nazionale del 9,4%. Importanti invece le riduzioni in Veneto e in Toscana. Il numero ridotto di morti nelle singole regioni però fa in modo che a volte bastino pochi incidenti mortali per generare incrementi o decrementi percentuali anche importanti. È meglio valutare il trend pluriennale più che il dato del singolo anno.

Infortuni sul lavoro, come ha inciso la pandemia

Mediamente la fascia di età più coinvolta in incidenti senza vittime è quella compresa tra i 35 e i 49 anni. In questa fascia i sinistri sono stati, nel 2019, 205.729, in calo. Sono invece cresciuti quelli degli under 35 e quelli di chi ha tra 50 e 64 anni. Ed è soprattutto tra questi ultimi che sono stati registrati più morti, ben 540 su 1.179 nel 2019. Tra i lavoratori più anziani è quindi più probabile quindi che un infortunio finisca con la morte della persona coinvolta. Morti che, nel 18,9% dei casi nel 2019, erano stranieri. Percentuale in linea con la forte presenza di operai originari di altri Paesi nell’industria, nelle costruzioni e in agricoltura. Secondo i primi dati sul 2020, che si fermano a settembre, si registra un forte calo degli infortuni, del 15,8%, come è facile immaginare viste le chiusure legate alla pandemia. E tuttavia vi è un inquietante aumento dei morti, cresciuti del 18,6%. Tra i 923 decessi denunciati però, spiega l’Istat, 319 sono legati a infezioni da Covid contratte sul lavoro segnalate all’Inail. Senza contare queste il dato sarebbe in realtà diminuzione anche per quanto riguarda i morti.

I dati si riferiscono al 2015-2021

Fonte: Inail e Istat

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