
Ecco quanti vivono con meno di 1,90 dollari al giorno. E non hanno possibilità di emanciparsi
Il grafico mostra qual è stata la mobilità sociale in India, tra il 2005 e il 2012, all’interno di quattro gruppi sociali. I primi tre gruppi presi in esame sono composti dai “dalit”, cioè gli “esclusi” dalla società indiana. Il quarto invece è composto dagli indiani delle caste superiori; quelli che sono riusciti a “raggiungere” un avanzamento di casta compresi coloro che hanno fatto fortuna nell’industria cinematografica dell’India, Bollywood, provenendo da caste inferiori.
Chi sono i dalit in India
Il primo gruppo rappresentato nel grafico, partendo dall’alto, è composto dai membri di quelle che la Costituzione indiana definisce “scheduled tribes”, “tribù registrate”. Si tratta di 645 gruppi etnici, che parlano le lingue più varie e vivono in genere nelle foreste. Di questa categoria fa parte circa il 9% della popolazione indiana.
Il secondo sono le “scheduled castes”, cioè quegli indù che in Europa sono ancora chiamati “paria”. Si tratta delle persone “senza casta”, gli “intoccabili” secondo i dettami della religione induista. Sono ben il 19% degli abitanti.
Infine, il terzo gruppo dei dalit sono le “backward castes”, anche queste sono tra le caste svantaggiate, ma ad oggi sono le meno discriminate dalla cultura indiana contemporanea.
La mobilità sociale dei paria in India
All’interno di ciascuna istogramma del grafico, il marrone scuro indica la percentuale di membri di quel gruppo sociale che sono rimasti al di sotto della soglia di povertà estrema. Questo vuol dire che hanno la disponibilità di meno di 1,90 dollari al giorno a persona (standard stabilito a livello mondiale).
In marrone chiaro è stata invece indicata la percentuale di quelli che non erano poveri e lo sono diventati, quindi di coloro che hanno peggiorato le proprie condizioni. Il rosa scuro poi è stato usato per rappresentare la percentuale di quelli che sono usciti dalla povertà e il rosa chiaro per quelli che erano al di sopra della soglia di povertà e ci sono rimasti.
I dati sono anche più significativi se si tiene presente che il Pil pro-capite indiano ha raggiunto i 1.581 dollari l’anno (2015) quando solo nel 2000 era pari a 481 dollari.
L’economia dell’India
Malgrado la legge riconosca e protegga i gruppi tribali, i loro membri sono quelli che meno hanno goduto dei notevoli progressi economici. Nelle tribù le persone sotto la soglia di povertà nel 2005 erano il 60%; di queste l‘8% si sono impoverite tra il 2005 e il 2012, mentre solo il 32% è riuscita a uscire dalla miseria.
Nella popolazione “non dalit”, i poveri erano il 23% e si sono dimezzati, arrivando al 12%. Il 41% dei membri delle tribù sono analfabeti, oltre il 70% non ha l’acqua potabile in casa e non ha accesso a un gabinetto, neppure rudimentale. Una discriminazione che rende la vita difficilissima, soprattutto alle donne.
Per i paria in India uscire dalla miseria è difficile
Tra i “paria”, la percentuale di poveri è scesa dal 51% al 25%. Il calo ha seguito lo stesso ritmo tenuto dalla popolazione generale (-8% circa all’anno). Solo che tra i “senza casta” i poveri erano molto più numerosi, il divario è quindi rimasto lo stesso. Questo vale anche per i membri delle “caste svantaggiate”: per loro il tasso di povertà è passato dal 38% al 17%, ma resta sempre nettamente superiore a quello dei “non dalit” (solo al 9%).
Il 31% dei paria e i 28% dei membri delle altre caste svantaggiate sono usciti dalla povertà. È merito anche della legge indiana che, per queste persone, prevede “quote protette” negli impieghi pubblici. Tuttavia, per alcuni aspetti, le condizioni di vita di molti paria sono simili a quelle dei membri delle tribù: il 39% è analfabeta e il 59% non dispone di servizi igienici.
I dati si riferiscono al periodo 2005-2012
Fonte: Banca Mondiale
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