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 In Fisco e tasse

Le agevolazioni tributarie concesse dallo Stato sono 610 (forse) e costano 54,5 miliardi (forse)

Quello degli sconti fiscali è uno dei misteri più misteriosi della spesa pubblica italiana. Finora il rapporto più esaustivo sul tema, che comprende sconti, riduzioni, deduzioni, detrazioni, insomma, regalìe elargite a destra e a manca spesso (quasi sempre) a scopo elettorale, era quello scritto dal dirigente della Banca d’Italia Vieri Ceriani. Era…

Costose mance elettorali

Ora, però, uno studio, altrettanto autorevole ed altrettanto approfondito dell’Ufficio Valutazione Impatto del Senato rimette le cose in discussione. Prima di tutto c’è da sottolineare che il problema, e in un certo senso lo scandalo, è che con il tempo si sono affastellate così tante misure, molto diverse le une dalle altre, che lo Stato non sa neanche quante sono e quanto costano, ovvero non sa misurare quanto entrerà o non entrerà nelle proprie casse per colpa delle mance elettorali decise dai governi che si sono succeduti. Mentre il rapporto Ceriani quantifica le mancate entrate dovute a sconti fiscali in 313 miliardi, i tecnici dell’Uvi non sono così d’accordo.

Quanti sconti fiscali ci sono

Per esempio: nel 2011 furono individuate 720 spese fiscali ma per 457 non fu possibile stabilire l’ammontare preciso del costo per lo Stato. Le note integrative ai Def del 2015 e del 2016 hanno dato poi altri numeri, 282 nel primo caso e 296 nel secondo. Però con un ammontare minore di uscite, 175,1 nel 2015 e 161 nel 2016.
La commissione del Senato sulle valutazioni d’impatto del Rapporto annuale tecnico del governo del 2016, ha usato criteri del tutto diversi, tanto che le spese fiscali individuate sono state 610, 468 nazionali e 166 locali (la somma fa 634, evidentemente alcune a livello statale e locale coincidono). Il problema è anche che queste cambiano spesso, per esempio nel 2016 ne sono scadute 24 mentre nel 2015 e nel 2016 ne sono state varate 43.

Il mistero del costo

E anche le cifre sull’impatto finanziario mutano e non poco. Per il governo oggi sono solo 54 i miliardi mancanti per responsabilità di queste spese fiscali, almeno di quelle nazionali. Come mostra il grafico sopra (che indica solo i maggiori sconti in vigore) per la gran parte, 38,5 miliardi, si tratta di detrazioni o deduzioni Irpef. Vengono poi le varie esenzioni sulle accise, 2,7 miliardi, o sull’Iva, 2 miliardi, sull’imposta di registro, 1,9, e così via.

Queste cifre, elaborate dell’Uvi, sono molto meno importanti di quelle elaborate dalle stime precedenti e portano la cifra di 54 miliardi 526 milioni per l’anno 2017. Una delle ragioni di questa discrasia consiste nel fatto che per ben 195 spese fiscali (su 468, cioè il 42%) è stato impossibile quantificare l’impatto economico. Ovvero lo Stato non sa a quanto gettito rinuncia a causa di quelle misure. Per 47 di queste, in realtà, la ragione precisa è che si tratta di cifre così piccole che potrebbero essere trascurabili.
Quindi solo per 152 spese fiscali su 468, cioè una minoranza, si è potuto stabilire l’effetto finanziario e allo stesso tempo anche il numero di beneficiari. E sono proprio queste 152 l’oggetto del grafico successivo.

Quanti sono i miracolati

E qui sta l’altro scandalo, ovvero per la gran parte di queste misure coloro che ne beneficiano sono pochissimi. Di seguito le vediamo divise in scaglioni in base al numero di beneficiari.

Quelle che hanno, ognuna, non più di 1000 beneficiari sono 35, cioè il 23% delle spese fiscali considerate, e nel complesso tutte insieme arrivano ad applicarsi solo a 12.331 contribuenti . Nel complesso c’è una spesa statale di 145 milioni.
Poi ci sono quelle che hanno ognuna tra i 1000 e i 10mila soggetti beneficiari: sono 21, il 14%, nel complesso si arriva qui a 79.245 beneficiari per un mancato gettito di 445 milioni. Altre 32 spese fiscali, il 21%, hanno ognuna tra i 10 mila e i 30 mila beneficiari, in totale 426.390 contribuenti con un impatto economico di 860 milioni.

In sostanza nel caso del 58% delle spese fiscali (88, ovvero 35+21+32) nessuna di queste singolarmente impatta su più di 30mila persone e insieme raggiungono solo 517.966 contribuenti (cioè 12.331 del primo scaglione + 79.245 del secondo + 426.390 del terzo) .

Gli sconti fiscali creano diseguaglianza

C’è una distribuzione molto diseguale anche per l’impatto economico. Nella maggior parte dei casi il valore delle misure è così basso che le 35 più piccole insieme arrivano solo a 145 milioni, mentre le 2 misure più grosse, quelle che riguardano ognuna più di 10 milioni di persone, hanno un valore di 6 miliardi e 743 milioni. E, ricordiamolo, ben 316 misure non hanno una precisa quantificazione, nel senso che o non si sa quanti beneficiari raggiungano o non si sa a quanto ammonti l’impatto finanziario.
E’ utile osservare alcuni esempi di grandi e piccole, spesso piccolissime, spese fiscali.
Le due più grandi di cui dicevamo sono: la deduzione della rendita catastale per l’abitazione principale, che coinvolge 26,1 milioni di contribuenti, con una perdita di gettito per lo Stato di 3 miliardi e 621 milioni, e la detrazione per spese sanitarie, spese mediche e di assistenza specifica e spese per prestazioni specialistiche, qui i beneficiari sono 16,9 milioni, per un valore totale di 3 miliardi e 51 milioni.

Migliaia di sconti “sconosciuti”

Invece c’è una miriade di piccole misure, sconosciute alla grande maggioranza degli italiani e che coinvolgono ben pochi soggetti, i quali tuttavia hanno ognuno vantaggi molto rilevanti Per esempio:

  • credito di imposta sulle reti di teleriscaldamento alimentato con biomassa ed energia geotermica. Beneficia solo 197 persone per un valore totale di 121.827 euro di risparmio pro-capite
  • imposizione forfetaria reddito da navi iscritte nel registro internazionale, ognuno dei soli 90 beneficiari paga 144.444 euro di Irpef in meno.
  • imposte di registro ipotecaria e catastale applicate in misura fissa per apporti ai fondi immobiliari chiusi, riguarda solo 14 contribuenti, ognuno dei quali ha un vantaggio di 635.714 euro
  • credito d’imposta per i produttori indipendenti di opere audiovisivi, in questo caso sono 26 coloro che godono di un risparmio di ben 961.538 euro pro-capite.

La necessità di fare ordine insomma si fa sempre più impellente. L’ampia disuguaglianza, ma soprattutto la confusione e la mancanza di chiarezza, sono evidenti se neanche lo Stato sa quanto gettito non entra a causa di esenzioni, detrazioni, deduzioni di cui neanche si conosce il numero preciso.

I dati si riferiscono al: 2017
Fonte: Ufficio Valutazione Impatto-Senato della Repubblica

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