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In un solo anno a causa del Covid la percentuale è aumentata del 5%

Il dato è recentissimo, di luglio 2020, e anche in questo caso c’è lo zampino del Covid19. Il 52% di giovani americani, o “young adults”, come vengono chiamati oltreoceano, tra i 18 e i 29 anni vive ancora con i genitori secondo il censimento americano. Nel 2019 erano molti meno, il 47%, percentuale che è rimasta inalterata fino a febbraio 2020 per poi salire moltissimo in termini statistici, del 5% in pochissimi mesi. La causa è stata principalmente la mancata partenza per il college di molti giovani, ma anche il ritorno di alcuni di essi nelle case dei genitori per trascorrere insieme il periodo di quarantena, essendo lezioni universitarie o il lavoro diventati online.

Tuttavia questo trend a un incremento della percentuale di 20enni che non escono di casa, che è in realtà presente in tutto l’Occidente, è in atto da molto tempo in USA, da prima del Covid. E come spesso accade in Italia molto se ne parla, anche nel dibattito politico, in particolare quando, come quest’anno, ci si avvicina alle elezioni.

Nel 1960 solo il 29% dei giovani USA a casa con i genitori

Il punto è che nelle rilevazioni del 1960 questa percentuale era solo del 29%, la grande maggioranza dei giovani americani usciva di casa per andare al college o sposarsi poco dopo i 18 anni. Si trattava non a caso del momento di maggiore crescita dell’economia e ottimismo, quando quel boom economico che interessava un po’ tutto il mondo industrializzato creava per i giovani molte più opportunità di quelle che erano esistite per i padri e, anche se allora non si poteva ancora sapere, di quelle che ci sarebbero state per i figli.

Pochi decenni prima infatti erano molti di più i coetanei che vivevano con i genitori. Dal 40% del 1910 si era saliti, a causa della Grande Depressione, al 48% del 1940.

Un incremento comunque inferiore a quello che si sarebbe visto dopo il 1960. E che era stato graduale all’inizio, tanto che nelle rilevazioni del 1970 e 1980 si era saliti solo al 31% e 32%, ma che è divenuto poi più accelerato. Nel 1990 erano il 36% i 18-29enni rimasti a vivere in casa, nel 2000 il 38%, nel 2010 il 44%, fino al 47% del 2019. A cambiare le cose vari fattori, come l’incremento dei prezzi delle case e degli affitti, e la recessione del 2008-2009, che nonostante la forte ripresa ha lasciato come in Europa e Italia una situazione occupazionale fragile per i più giovani. Ovviamente conta anche il fattore socio-culturale, anche in USA l’età in cui si fanno figli e ci si sposa si è spostata sempre più avanti, in alcuni casi oltre i 30 anni.

Giovani USA sempre più simili a quelli europei

Si tratta di temi che in Italia conosciamo bene. Dalle statistiche europee sappiamo che i giovani italiani sono tra quelli nella UE che rimangono più tempo a vivere con i genitori, il 78,7% dei 20-29enni, contro il 14,2% dei coetanei danesi e il 40,2% di quelli francesi. La tendenza è comunque in aumento ovunque, pur tra le grandi differenze, che in USA sono minori ma comunque esistono, tanto che a rimanere in casa sono più gli ispanici, il 58%, che i bianchi, il 49%.

I dati si riferiscono al 1900-2020

Fonte: Pew Research

Leggi anche: I giovani italiani lasciano la casa dei genitori a 30 anni

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