Reati in calo, ma resta la città più a rischio in Italia. Quelli in casa sono 3.658
Tra tutte le aree metropolitane italiane è quella di Milano la più pericolosa per l’incolumità dei propri beni, quella in cui i furti sono più numerosi. Lo affermano le statistiche di Istat e Polis Lombardia, che hanno analizzato i dati delle denunce in rapporto agli abitanti e costruito un indice riguardante i cosiddetti reati appropriativi, dai furti nelle case a quelli con destrezza, dai taccheggi nei negozi agli scippi in strada, passando per i furti di auto e moto.
Guardiamo ai numeri: l’area metropolitana di Milano, che coinvolge ben 7 milioni di persone che gravitano intorno al capoluogo lombardo, ha raggiunto nel 2023 il valore di 48,14 in una scala da 0 a 100 superando quella di Firenze, 44,8, di Roma, 42,46, di Napoli, 35,5. Molto più bassi i numeri di alcune grandi città e relativo hinterland del Sud, come Bari, 18,65, Reggio Calabria, 8,67, Messina, 8,02.
L’indice è costruito prendendo in considerazione tutti i numeri sui reati per abitanti tra 2011 e 2023 delle aree esaminate e attribuendo il valore maggiore, 100, al più alto tasso di delittuosità mai verificatosi in questi 12 anni nei luoghi analizzati e rapportando a esso il dato di ogni determinato anno e area. Per esempio: se il massimo mai raggiunto è di 6mila denunce per reati appropriativi per 100mila abitanti e nel 2023 in un luogo le denunce sono 3mila per abitante, il punteggio di quel luogo è 50.
Tra il 2011 e il 2018 i furti a Milano erano molti di più rispetto al 2023
Il fatto che, come si è visto, i numeri dell’indice sono tutti inferiori a 50 e molto lontani dal massimo di 100 indica che siamo davanti a dati sui reati appropriativi inferiori a quelli del passato. Milano, con i dintorni, infatti, nel 2011 arrivava a 70 su 100, livello sui cui è rimasta fino al 2014, prima che cominciasse una riduzione che l’ha portata nel 2019 a quota 45. Dopo l’intervallo del Covid, con la ripresa della vita normale, nel 2022 e 2023 si è collocata su valori tra 45 e 50, superiori a quelli immediatamente precedenti alla pandemia, ma certamente inferiori alla media dello scorso decennio.
I dati riguardano un insieme ampio di reati, se guardiamo nel dettaglio i numeri delle denunce di furti per tipologia, però, vediamo andamenti contrapposti, perlomeno per Milano città. A guidare la riduzione dell’indice è il dato sui furti di automobili in sosta, più che dimezzati in 12 anni, dai 18.043 nel 2011 ai 7.523 del 2023, mentre quelli di ciclomotori sono passati nello stesso periodo da 1.694 a 575.
In calo i furti in abitazione, ma aumentano quelli con destrezza
In calo anche i furti in abitazione, che tra il 2011 e il 2014 avevano visto un aumento, arrivando a 9.426 11 anni fa e che nel 2023 sono stati 3.658. C’è invece una tendenza al rialzo di quelli con destrezza, come le cronache e l’allarme sui furti in metropolitana dimostrano: se tra 2011 e 2018 erano saliti da poco più di 20mila a 24.717, nel 2022 sono stati 29.034, per scendere nel 2023 a 24.734, un livello comunque superiore a quello medio dello scorso decennio.
In salita anche gli scippi, ovvero i furti con strappo, che rappresentano un allarme sociale maggiore essendoci anche un elemento di violenza: nel 2022 e 2023 quelli denunciati sono stati 1.888 e 1.805, in precedenza solo nel 2014 erano stati così tanti, 1872, negli altri anni dello stesso decennio erano oscillati tra 1.142 e 1.634.

Le differenze tra città e provincia in Lombardia
Ancora più evidenti dei divari tra le grandi aree metropolitane nazionali sono quelli tra i capoluoghi e le province, e un chiaro esempio è la Lombardia. Secondo i dati di Polis del 2023 il comune di Milano, da solo, senza hinterland, era nella regione il luogo in cui l’incidenza dei furti è largamente maggiore, l’indice dei reati appropriativi qui raggiungeva qui il valore di 53,21 su 100, un dato molto superiore a quello del secondo classificato di questa graduatoria, il comune di Pavia, con 28,95. Seguivano le città di Bergamo e Brescia, con 26,24 e 22,31, e solo dopo veniva l’area di provincia con più furti, quella di Milano, con 19,16. A vedere meno reati era la Valtellina, con Sondrio capoluogo e resto della provincia che erano rispettivamente a 5,54 e 3,37.
In tutta la regione l’incidenza dei furti è maggiore nel capoluogo che in provincia, in alcuni casi anche di molto, nel caso di Milano passando dall’uno all’altra nel 2023 si scendeva, come si è visto, da 53,21 a 19,16, in quello di Pavia da 28,95 a 13,56, in quello di Bergamo da 26,24 a 9,42. Minore era la differenza a Lodi e Sondrio.
Meno reati anche a Bergamo, Pavia, Brescia e nel resto della Lombardia
Anche in questo caso siamo di fronte a una riduzione importante dei furti, che nel caso della città di Milano due anni fa erano al di sopra del livello del 2019, ma sotto quello del 2018 e, soprattutto, di quello di tutti gli anni tra 2011 e 2018. Lo stesso fenomeno è visibile anche a Bergamo capoluogo, dove nel 2012 l’indice aveva sfiorato quota 50, e nel 2023, quindi, si è quasi dimezzato e in modo analogo è andata nelle città di Pavia e Brescia. Nelle province, invece, la riduzione del fenomeno è stata più lieve, essendo i furti relativamente pochi anche lo scorso decennio.
Tuttavia la maggiore pericolosità dei capoluoghi rispetto alla provincia, fa notare Polis, è un po’ meno netta se nel conteggio entra il fattore pendolari. Cosa significa? Che quando si misura il numero di denunce di furti sulla popolazione a essere considerato non è il numero dei residenti in un’area, per esempio la città di Milano, bensì il numero di coloro che sono presenti effettivamente, quindi aggiungendo i pendolari che vengono dall’hinterland e dalle altre province, e togliendo quanti vanno a lavorare fuori città.
Brescia, Bergamo Mantova, un po’ meno pericolose se si considerano i pendolari
Il risultato, nel caso di Milano, ma anche di Pavia, Bergamo e tutti gli altri capoluoghi, è che il bacino di abitanti è più vasto, visto il forte afflusso di lavoratori, e quindi l’incidenza delle denunce è un po’ più bassa rispetto a quella del conteggio precedente (con i soli residenti) e, viceversa, risulta più alta in provincia, dove la popolazione, senza i pendolari, è più bassa.
Gli effetti si notano non tanto per Milano, che anche con questa modalità nel 2023 risultava la città più pericolosa, con un punteggio di 52,59 su 100, quanto per la provincia del capoluogo lombardo, che invece passava dal quinto posto al terzo posto nella graduatoria delle città e delle province con più furti, mentre la provincia di Pavia sale dal 12esimo al settimo. La città di Brescia, invece, scende dal quarto al sesto posto, quella di Bergamo dal terzo al quarto e quella di Mantova dal settimo al decimo. Insomma, se Milano rimane la capitale dei furti, al di fuori della metropoli meneghina non è sempre vero che si è più sicuri in una villetta in provincia che in un appartamento in città.
I dati si riferiscono al 2011-2023
Fonte: Istat e Polis
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