Su 10 euro di investimenti pubblici, 1,5 arrivano in Italia dalla Ue. In Portogallo 8
Il grafico mostra il peso dei fondi strutturali europei (fondi Esi) rispetto agli investimenti pubblici totali. Su dieci euro di investimenti pubblici in Portogallo, otto arrivano da Bruxelles. Il rapporto resta altissimo anche per Croazia, Lituania, Lettonia e Slovacchia, dove l’aiutino europeo copre fino al 70% del totale.
In Italia invece il peso dei fondi strutturali europei è stato del 15% negli ultimi due anni, in linea con la media dell’Europa a 28. I paesi meno toccati della crisi, insomma, hanno ricevuto di meno: restano sotto il 10% Austria, Germania, Finlandia, Francia, Belgio, Uk, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo.
Cosa sono i fondi strutturali Esi
Con un bilancio di 454 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, i Fondi strutturali e di investimento europei sono lo strumento principale della politica degli investimenti dell’Unione europea ed entro il 2023 metteranno a disposizione una massa di investimenti nei settori prioritari dell’Ue per rispondere alle esigenze dell’economia favorendo la creazione di posti di lavoro.
Gli investimenti pubblici in Europa
La crisi ha avuto pesanti ripercussioni sui bilanci nazionali, limitando i finanziamenti per qualsiasi tipo di investimento. Tra il 2008 e il 2014 gli investimenti pubblici nell’Ue sono diminuiti del 15% circa in termini reali.

Anche gli investimenti complessivi sono diminuiti in modo considerevole ed attualmente sono inferiori alla media storica di circa 300 miliardi di euro. Di conseguenza l’importanza dei fondi ESI per il cofinanziamento dei programmi di investimenti pubblici è aumentata notevolmente.
Come vanno usati i fondi strutturali
I Paesi si sono impegnati a usare i fondi per sostenere oltre 2 milioni di imprese nell’incrementare la competitività, sviluppare prodotti, trovare nuovi mercati e creare nuovi posti di lavoro. Ma i soldi possono essere usati anche per le infrastrutture, come la banda larga, le telecomunicazioni, e l’approvvigionamento idrico. Fra i destinatari anche decine di milioni di persone, compresi i giovani, i rifugiati e gli immigrati legali, l’opportunità di formarsi, per riqualificarsi o avviare nuove imprese.
I dati si riferiscono al: 2015
Fonte: Parlamento Europeo
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