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Ecco i nomi dalle testate che incassano soldi pubblici. Ci sono anche quelle inesistenti

Il governo del cambiamento ha dichiarato guerra ai finanziamenti pubblici all’editoria. La missione è risparmiare tagliando i contributi diretti alle cooperative editoriali ad eccezione di quelle che pubblicano stampa speciale per ipovedenti o testate a difesa dei consumatori. Per tutti gli altri: zac! Ma quando valgono questi finanziamenti pubblici?

I finanziamenti pubblici ai giornali

I contributi diretti all’editoria sono riservati a pochi gruppi editoriali: molti dei grandi giornali nazionali non percepiscono alcun finanziamento diretto (anche se possono contare, come tutti gli altri editori, su benefit indiretti). Per quanto riguarda il sostegno diretto, quello finito nel mirino del governo, negli ultimi due anni sono stati spesi 83,7 milioni di euro finiti a sostenere imprese cooperative, cooperative senza fini di lucro e iniziative editoriali prodotte in Italia per l’estero.

Il grafico sopra mostra, per ciascuna categoria esaminata, i fondi incassati per le attività svolte nel 2016 e nel 2017. Per inquadrare il fenomeno dei finanziamenti pubblici ai giornali, infatti, è necessario prendere il dato biennale perché l’incasso segue un andamento temporale tutto suo: i soldi per le attività del 2016 sono stati incassati fino al 31 marzo 2018; quelli per le attività del 2017 rappresentano attualmente solo un anticipo pari al 42,05% della somma totale spettante; la restante parte sarà erogata entro il 31 marzo 2019.

In questi due anni, come mostra il grafico in apertura, le imprese editoriali cooperative che hanno avuto accesso ai fondi pubblici hanno incassato 52,4 milioni nel 2016 e 21,7 come anticipo per il 2017. Le cooperative o imprese senza scopo di lucro hanno incassato molto meno in aggregato: 5,6 milioni nel 2016 e 2,2 come anticipo. Per chi pubblica giornali in italiano all’estero non ci sono anticipi: si incassa subito: nel 2016 sono stati distribuiti 750mila euro e nel 2017 842mila.

Ad Avvenire 5,9 + 2,5 milioni

Se questi sono i dati in aggregato, quali sono i giornali più sussidiati? Il grafico qui in basso mostra la top ten per il totale 2016 e per gli anticipi 2017.

Avvenire, il quotidiano dei Vescovi italiani, domina con 5,9 milioni incassati nel 2016 e 2,5 per il 2017 (anticipo). In classifica anche Italia Oggi che raccoglie 6,8 milioni in totale e Libero, il quotidiano guidato da Vittorio Feltri, che conta su 3,7 milioni per il 2016 e 2,2 come anticipo. Il quotidiano comunista Il manifesto ha potuto incassare 3 milioni per il 2016 e 1,2 per il 2017.

Famiglia Cristiana seconda tra le no profit

Vediamo ora (grafico sotto) le prime 10 cooperative, imprese esercitate da enti morali senza scopo di lucro, che incassano soldi pubblici. Al primo posto c’è Il tiraccio giornale che fa capo ad una coop calabrese che si chiama “Gesc”. In seconda posizione c’è invece Famiglia Cristiana, l’unico periodico a tiratura nazionale di questa categoria: il settimanale cattolico ha incassato 312mila euro per il 2016 e 131.196 come anticipo del 42,05% per il 2017.

Fuori dalla top ten ci sono giornali che prendono anche pochissime migliaia di euro. Citiamo, in ordine sparso, Il cesenate (31mila euro di anticipo per il 2017), Missionari Saveriani (25mila), Verona fedele (42mila), Il mucchio selvaggio (10mila).

Per l’estero soldi anche al Bla bla bla

Infine, ci sono i giornali che vengono editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero. Tradizionalmente, sono i periodici che vengono dedicati alle comunità di italiani che vivono in altri paesi. A differenza delle altre categorie, in questo caso non c’è un anticipo e l’importo è corrisposto sulla base del piano di ripartizione dei contributi deliberato dalla Commissione per la stampa italiana all’estero. Tra i beneficiari ci sono nomi curiosi e società che nemmeno aggiornano il loro sito. Ecco la classifica dei primi 10.

In testa ci sono Aise e Messaggero di S. Antonio che hanno ottenuto i maggiori finanziamenti pubblici ai giornali riservati all’editoria all’estero: 150mila euro all’anno, nel 2016 e nel 2017. Per l’anno scorso si è aggiunto anche l’Italiano, società cooperativa che è stata in grado di incassare altrettanto, senza essere presente in elenco nel 2016.

Nell’elenco ci sono anche periodici pubblicati direttamente per l’estero o società italiane che distribuiscono contenuti non solo in Italia, come l’agenzia giornalistica 9 Colonne, diretta da Roma da Paolo Pagliaro, che ha raccolto poco più 30mila euro ad anno. Probabilmente, il nome più curioso che compare in elenco – ma fuori dalla top ten – è La voce di Buccino, edito dall’associazione “Buccinesi nel mondo” che hanno avuto un bell’assegno da 8.737,37 euro nel 2016 e da 6.164,43 nel 2017. Soldi dei contribuenti che sono stati necessari per finanziare il nuovo sito. Un solo articolo: Bla bla bla (letterale ndr).

Altri due milioni estero su estero

Per quanto riguarda il solo 2016, infine, ci sono anche i dati sui giornali editi in italiano e distribuiti solo all’estero. Hanno drenato complessivamente in un solo anno altri 2 milioni di euro – non calcolati nel nostro totale – e sono stati distribuiti tra 69 beneficiari. Ai primi tre posti, tutti con un assegno da 150mila euro, ci sono Il Cittadino Canadese, Comunità italiana (che esce in Brasile) e Gia – Giornale italo americano.

I dati si riferiscono al: 2016-2017 

Fonte: Dipartimento per l’editoria

Qui tutti i dati del Dipartimento per l’informazione e l’editoria del 2017 e 2016

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