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Gli uomini 4,5 anni e le donne 2,9; in Europa 7,7 e 4,1. In Gran Bretagna (quasi) nessuna differenza

Chi legge libri campa cent’anni? Parafrasando un’ormai datata pubblicità della birra, verrebbe da affermare: sì, anche se magari cento anni tondi tondi no, ma sicuramente chi è più istruito vive più a lungo di chi lo è meno. Quantomeno secondo i dati dell’Ocse mostrati dal grafico qui sopra: sia per gli uomini, sia per le donne, il livello di istruzione è una variabile importante per l’aspettativa di vita. I dati riportati nel grafico sono gli anni che potenzialmente vivono in più le persone che hanno studiato, considerando i trentenni di oggi.

La durata vita media

Ma andiamo a scorrere i numeri per saperne di più. La media europea indica un’aspettativa di vita di 7,7 anni in più per gli uomini e 4,1 per le donne, entrambe a favore di chi ha un più alto livello di istruzione. L’Italia, sebbene in generale come aspettativa di vita sarebbe sopra alla media Ue, come spiegato da Truenumbers in questo articolo, in questa analisi si colloca al di sotto della media, con 4,5 anni di vita in più per gli uomini istruiti e 2,9 anni in più per le donne.

Spicca la Slovacchia, con una differenza di ben 14,4 anni di vita in più per gli uomini con un alto livello di istruzione rispetto a coloro che sono meno preparati, mentre per le donne gli anni sono “solo” 6,9. Nel Regno Unito troviamo la minor differenza di durata vita media tra i sessi. Difatti, mentre gli uomini con un livello di istruzione più alto godono di un’aspettativa di vita di 4,4 anni in più rispetto ai meno istruiti, per le donne più colte l’aspettativa di vita è di 4 anni rispetto a quelle che hanno studiato meno.

Vita lunga a chi studia

Per gli uomini il gap supera la media man mano che ci si sposta verso nord e verso est. Slovacchia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Lettonia, Romania ed Estonia sono infatti gli unici Paesi dove i più istruiti hanno una durata vita media superiore ai 7,7 anni dello standard europeo.

Le donne ceche e romene non rientrano, invece, tra quelle sopra la media e lasciano il loro posto alle belghe e alle olandesi, a cui si aggiungono le bulgare che completano gli otto Paesi che, al femminile, registrano un gap al di sopra della media europea.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Ocse

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