Per la finanza britannica la Brexit è un vero disastro

Economia Brexit

Gran parte dell’economia di carta europea passa da Londra. Fondi pensione compresi

Effettivamente la Brexit pone problemi enormi all’industria della finanza inglese. Lo dicono questi numeri.

Banchieri made in Usa

Il grafico mostra il grado di interconnessione dell’economia finanziaria britannica con quella del resto d’Europa e mondiale. La prima cosa da notare è che addirittura l’87% degli staff delle banche d’affari americane che lavorano in Europa, lavorano in Gran Bretagna, un dato molto diverso da quello europeo. Solo il 28% dei banchieri d’affari che lavora a Londra ha un passaporto europeo, diverso da quello britannico.

La finanza inglese ha paura

Ma c’è dell’altro: il 78% delle attività borsistiche europee avviene a Londra e il 76% dei “Passaporti Mifid” (l’autorizzazione concessa ad una società europea ad operare in un altro Stato europeo) di tutta Europa, provengono da aziende britanniche. E 76% è anche la percentuale degli asset degli hedge fund europei basati a Londra e sempre a Londra ha luogo il 74% delle transazioni sul mercato dei derivati.

finanza inglese

Un altro dato interessante: il 55% del valore dei fondi di private equity europei va ad aziende britanniche e, addirittura, il 42% degli asset dei fondi pensione europei sono gestiti proprio a Londra dove avviene anche il 37% delle nuove quotazioni di Borsa e il 35% degli investimenti in venture capital d’Europa.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Bruegel, Oliver Wyman, Eba, Aima, Bis, Invest Europe, Ons, New Financial, SwapClear, Bank of England, eFinancialCareers, Preqin, Fmi

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