In Crisi&Ripresa
Share with your friends










Inviare

Ma Italia e Giappone non se lo potrebbero permettere. Tutti i numeri della crisi finanziaria

Le due torte qui sopra rappresentano la quota sul debito totale dei Paesi Ocse (i più avanzati al mondo) che i singoli Stati posseggono.

L’Ocse in questa statistica intende il debito “marketable”, ovvero che può essere scambiato e viene rastrellato sul mercato, tipicamente attraverso titoli del Tesoro, e non quello posseduto da enti statali interni, visto che soprattutto negli Usa, per esempio, l’assicurazione sociale possiede una quota non piccola del debito centrale. Nel caso italiano debito totale e marketable quasi coincidono.

Quanti debiti nel mondo

Questa tipologia di debito rappresenta un indicatore migliore di quanto uno Stato abbia bisogno di aiuto finanziario al di fuori delle proprie risorse. La prima sorpresa è che la quota dell’Italia sul totale dei debiti dei Paesi Ocse è scesa: dal 9% del debito marketable complessivo del 2007 siamo arrivati al 6% del 2018. Qui parliamo di quanto valgono i miliardi di dollari del nostro debito a paragone con quello degli altri, non di percentuali del Pil.

Questo risultato è dovuto al fatto che il debito italiano è sì aumentato in questi anni, ma quello americano molto di più. Nel complesso si è passati da 22.500 miliardi di dollari a 45.200 miliardi.

La quota italiana è cresciuta da circa 2.025 miliardi a 2.712. Quella americana da circa 4.500 miliardi di dollari, corrispondente al 20% del totale, al 15.820, che rappresenta il 35%. Questo ha prodotto anche il calo della quota giapponese, dal 39% al 26%, lo scivolamento della Germania, che nel 2007 aveva il 6% del totale, fuori dalla classifica dei primi 5 debitori, dove, al suo posto, è arrivatala Gran Bretagna. La quota della Francia è rimasta uguale, segno che la crescita del suo debito marketable è stata più forte di quella italiana.

Il problema del debito francese

Tuttavia come si sa quello che in questi casi è importante è il rapporto di questo debito con il Pil e il livello da cui già si partiva. L’Italia ha avuto la crescita del Pil più lenta di tutti, e già risultava avere un rapporto debito/PIil superiore al 100%. Di conseguenza avere un aumento del proprio debito più lento degli altri non è bastato. Era in un certo senso scontato che dovesse avvenire. E anzi considerando quanto poco il nostro Pil cresca, doveva trattarsi di un aumento ancora più lento Il grafico di seguito illustra bene il nostro posizionamento.

L’asse delle ascisse mostra la differenza tra il tasso (yield)  dei titoli a 10 anni e la crescita del Pil (nominal Gdp Growth). Ovvero la misura di quanto gli interessi da pagare siano superiori al reddito che riusciamo a generare. Se il risultato è minore di zero vuol dire che di fatto il reddito generato è superiore al tasso di interesse e si riesce a ripagare il vecchio debito. Poi magari si fa deficit e se ne genera altro, ma questa è un’altra storia. Di fatto è come se una persona che ha acceso un mutuo riceva un aumento di stipendio superiore all’interesse che deve pagare.

Al contrario se il risultato è maggiore di zero vuol dire che con il reddito generato non riesce a pagare gli interessi sul debito, e quindi non potrebbe permettersi di fare nuovo deficit e anzi dovrebbe risparmiare. E’ il caso dell’Italia (da qui il nostro avanzo primario che dal 1991 dobbiamo preservare) e del Giappone. In ordinata il rapporto tra debito totale e Pil.

Cosa dice questo grafico? Che tutti i Paesi hanno peggiorato quest’ultimo indicatore tra 2007 e 2018, tranne la Germania, in cui il rapporto debito/Pil è scesoIn Italia l’aumento di questo indicatore è stato ancora più deciso, siamo arrivati intorno al 110% del Pil (parliamo sempre di debito marketable).

L’Italia è anche l’unico Paese rimasto con la differenza tra tassi e crescita maggiore di zero. Ovvero i nostri tassi sono ancora così alti (si veda lo spread) e la crescita così bassa che non siamo riusciti, pur essendo migliorati un po’, ad andare in negativo.

Gran parte degli altri Paesi hanno messo a segno miglioramenti più sostanziosi. Ora quasi per tutti la crescita è del 1,5-2% superiore ai tassi d’interesse, nel caso di Francia, Regno Unito, Canada, o anche del 2-3%, come è per Usa e Germania. Ha fatto meglio di noi anche il Giappone.

L’Italia si è ritrovata nel 2018 nella situazione di avere come sempre una crescita del Pil minore degli altri, ma anche un aumento dei tassi a 10 anni rispetto al 2017 tra i più grandi nei Paesi Ocse.

I tassi d’interesse

Di seguito si sono misurati i tassi a dicembre. Nel caso italiano sono cresciuti del 1,14%. Solo la Turchia, che avendo subìto una grande svalutazione ha dovuto difendersi innalzandoli molto, del 4,76%, e il Messico hanno avuto innalzamenti maggiori.

Negli altri casi i cambiamenti sono stati minimi, si veda Francia e Spagna, o addirittura, ed è il caso di Polonia, Svezia, Danimarca, Portogallo, Germania, i tassi sono sono scesi.

Gli effetti della crescita Usa

Per gli Usa, che pure hanno accresciuto molto il debito, i tassi sono cresciuti solo del 0,44%, proprio perché hanno avuto un aumento del Pil soddisfacente e generano comunque fiducia nei creditori.

Diventa quindi fondamentale per l’Italia dimostrare di poter accrescere il Pil più di quanto fatto finora per costruire la fiducia che è mancata. Ma è un percorso tutto in salita.

I dati si riferiscono al: 2007-2018

Fonte: Ocse

Leggi anche: Il Lazio continua a fare debiti: 750 milioni nel 2017

Gli enti locali hanno debiti per 68,9 miliardi

Share with your friends










Inviare

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca