In 5 anni persi 79 milioni di euro. Intanto lo Stato incassa il 72% in più
Giorgia Meloni e Papa Leone XIV si sono incontrati il 2 luglio 2025 in Vaticano per il primo faccia a faccia ufficiale. Al centro del colloquio, oltre alla pace in Ucraina e alla crisi in Medio Oriente, anche un tema molto concreto: l’8 per mille. Una questione che preoccupa la Chiesa italiana, alle prese con una diminuzione significativa delle scelte a suo favore da parte dei contribuenti. Vediamo i numeri: nel 2015 la Chiesa cattolica incassa dall’8 per mille 1,07 miliardi di euro; nel 2020, dopo cinque anni, la cifra scende a 991 milioni: una diminuzione netta di 79 milioni di euro, pari a un calo del 7,4%. Come mostra il grafico in apertura, era dal 2006 che i fondi dell’8 per mille destinati alla Chiesa cattolica non scendevano sotto il miliardo di euro.
E se le firme (e quindi i soldi) per l’8mille in favore della Conferenza Episcopale Italiana (l’organismo che riceve il denaro) scemano quelle in favore dello Stato crescono. Nel 2015, l’8 per mille destinato allo Stato italiano valeva 198 milioni di euro.
Nel 2020 è salito a 340 milioni euro; un incremento di oltre 142 milioni, pari al +72%. Un’inversione di tendenza che, secondo il Vaticano, modifica l’equilibrio previsto originariamente dai Patti Lateranensi, che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa. Non a caso, durante l’incontro, la Santa Sede ha sottolineato come eventuali cambiamenti all’8 per mille dovrebbero essere concordati bilateralmente.
8 per mille, le opzioni per destinarlo allo Stato
Ma quali sono le modifiche all’8 per mille che hanno innescato lo scontro tra la Conferenza episcopale italiana e il Governo? Alla base del malcontento della Cei c’è una serie di modifiche normative all’articolo 47 della legge 222/1985, introdotte prima dal governo Conte e poi rilanciate da quello attuale.
In sostanza, lo Stato ha ampliato il ventaglio delle finalità benefiche a cui possono essere destinati i fondi dell’8 per mille, rendendo l’opzione statale più appetibile. Oggi chi sceglie lo Stato, quindi, può decidere di indirizzare i fondi verso iniziative contro la fame nel mondo, per il contrasto alle calamità naturali. Ma anche per aiuti ai rifugiati ma anche per il restauro delle scuole, la tutela del patrimonio culturale e, più di recente, per sostenere il recupero dei tossicodipendenti o l’assistenza ai minori stranieri non accompagnati.
Scontro tra Stato e Chiesa sull’8 per mille: il caso delle scelte non espresse
Una mossa che, secondo il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, mette in concorrenza diretta lo Stato con la Chiesa cattolica, che da anni utilizza parte dei fondi per attività simili. La tensione è aumentata quando il governo ha deciso di pubblicizzare in televisione la possibilità di firmare per lo Stato.
A provare a stemperare la tensione con la Cei è il vicepremier Antonio Tajani. All’indomani delle dichiarazioni del cardinale Matteo Zuppi, che ha espresso “delusione” per le modifiche unilaterali operate dal governo sull’8 per mille, il leader di Forza Italia ha assicurato che non c’è nulla di strano.
“Una parte dei fondi destinati allo Stato – ha chiarito il ministro degli affari esteri – va alle comunità di recupero per tossicodipendenti, molte delle quali sono gestite proprio da realtà ecclesiali quindi non ci sono danni per la Chiesa”.
Tuttavia per la Chiesa cattolica questa è solo l’anticamera di un timore più grande. Da tempo, infatti, circola l’ipotesi di riformare l’intero sistema, limitando l’8 per mille solo ai destinatari espressamente indicati dal contribuente. Una svolta che cancellerebbe il meccanismo di redistribuzione delle firme non espresse, su cui la Chiesa ha costruito finora la parte più consistente del proprio finanziamento.

Chiesa cattolica e otto per mille: 581 milioni di euro arrivano da chi non indica nessuna preferenza
Ma quali sono, tra le destinazioni indicate dal Governo, quelle che hanno attratto di più i contribuenti italiani? Lo vediamo nel grafico qui sopra, limitato per ora ai fondi dell’8 per mille ripartiti nel 2024 (sui redditi del 2020). Per gli anni precedenti, infatti, il Mef non ha indicato la ripartizione per segmento.
Tra le scelte, al primo posto, si piazza la neutralità ovvero la voce “altro” preferita dal 3,56% dei cittadini che hanno scelto lo Stato per destinare il loro otto per mille (il 9,8% nel 2024), a seguire la prima scelta concreta riguarda l’edilizia scolastica scelta dal 2,86%, troviamo quindi gli interventi contro le calamità naturali (1,21%); la fame nel mondo (0,91%); i beni culturali (0,90%) e infine l’assistenza ai rifugiati con lo 0,34% delle scelte, per un totale complessivo di 340 milioni di euro, a fronte dei 991 milioni ricevuti dalla Chiesa cattolica, dei quali 581 milioni derivanti dalla redistribuzione delle firme non espresse.
Con il 2,87%, la Chiesa valdese è la seconda più scelta tra le confessioni
Per avere una visione completa della distribuzione dei fondi dell’otto per mille, è infine necessario vedere quali sono le confessioni religiose – attualmente sono dodici – preferite dagli italiani al momento di compilare l’otto per mille. Il primo posto, è della Chiesa cattolica, con 70,37% delle scelte espresse nel 2024. Dopo lo Stato con il 24%, troviamo, come mostra il grafico qui sopra, la Chiesa evangelica valdese con il 2,87%, seguita dall’Unione buddhista italiana (0,99%) e dall’Unione delle comunità ebraiche italiane che, con lo 0,31% delle preferenze, rappresenta la quarta confessione verso la quale gli italiani destinano l’otto per mille.
I dati si riferiscono al: 2004-2024
Fonte: Mef – Dipartimento delle finanze
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