Crisi dei contributi Inpgi, è mini-stangata per i giornalisti

Cresceranno dell’1%, ma il gettito previsto è troppo basso per coprire il buco

Le entrate dell’Inpgi (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani), quelle che vediamo nella nostra infografica, sono destinate ad aumentare nei prossimi anni. Non tanto per una maggiore adesione di nuovi giornalisti, ma per un incremento dell’aliquota di contribuzione obbligatoria decisa dal Cda dell’istituto. Attualmente si tratta del 12% per chi ha un reddito inferiore a 24mila euro e 14% per chi supera tale soglia. Si tratta di una decisione che naturalmente ha già incontrato la contrarietà di una categoria che negli ultimi anni è stata travolta dall’online e ha visto assottigliarsi i redditi, che hanno seguito la parabola discendente delle entrate dei media italiani e non solo.

Quanto è grande il buco dell’Inpgi

E tuttavia la crisi, dovuta a pochi nuovi ingressi nella professione, ha per forza di cose colpito l’istituto di previdenza dei giornalisti italiani, l’Inpgi, che presentava nel 2020 un disavanzo imponente, di 253 milioni e 390mila euro circa, causato principalmente da costi (in termini di pagamenti ai pensionati iscritti) di 568 milioni non coperti dalle entrate, di poco meno di 371 milioni. Le altre spese, come quelle di struttura, intorno ai 24,5 milioni, peggioravano ulteriormente la situazione.

La crisi dei contributi dell’Inpgi è esacerbata proprio dal fatto che coloro che versano sono meno e soprattutto sono più poveri di coloro che invece ricevono le pensioni che con tali versamenti dovrebbero essere pagate.

Ed è per questo che si cerca a incrementare le entrate. Tale aumento dell’aliquota contributiva, che dovrebbe essere straordinario e durare solo 5 anni, secondo i calcoli dovrebbe fruttare circa 15,5 milioni. A questo si aggiungono anche altri provvedimenti, dal lato però delle uscite.

contributi Inpgi

Tagli alle spese dell’Inpgi

Il Cda dell’istituto oltre a ottenere più entrate vorrebbe provare infatti anche a limitare le spese. Lo fa imponendo una franchigia molto più bassa dell’attuale per il cumulo pensione-reddito. Di 5mila euro invece che 22.514,23, almeno per chi ha pensioni maggiori di 38mila euro annuo. In sostanza l’assegno pensionistico sarà decurtato, perché sostituito dal reddito, nel caso quest’ultimo superi i 5mila euro l’anno.

Ci saranno poi penalizzazioni per le pensioni liquidate prima di avere maturato i requisiti per quelle anticipate dell’Inps e saranno cancellate le nuove prestazioni facoltative come alcuni sussidi o assegni di superinvalidità.

Tali provvedimenti dovrebbero servire nei prossimi anni a ridurre i costi che nel 2021 in base all’ultimo bilancio sono previsti invece in ulteriore aumento, da 568 a 576,6 milioni, aggravando di 7,5 milioni il passivo di gestione previdenziale. Quest’anno il deficit complessivo sarà inferiore al 2020 solo per i quasi 25 milioni di imposte in meno previste.

La crisi dei contributi dell’Inpgi in questo modo sarà rimandata solo di un anno però, considerando che gli interventi dovrebbero valere un miglioramento dei conti solo di 20 milioni, e visto che il trend di incremento delle uscite e di riduzione dei versamenti non appare reversibile.

L’ipotesi di assorbimento da parte dell’Inps

Questo nonostante l’intenzione di allargare la base dei contribuenti che per il Cda potrà includere oltre ai giornalisti anche altri professionisti del settore delle comunicazioni.. Ma quanti in realtà saranno attirati da una cassa costosa e in evidenti difficoltà finanziarie? Rimane sempre sul terreno la possibilità che l’Inpgi venga assorbita dall’Inps, come avvenuto all’Inpdap. Ed è questa la direzione verso cui spinge il presidente dell’Inps Tridico, che non crede all’arrivo di nuovi lavoratori.

Ipotesi a cui l’istituto si oppone strenuamente, che punta a non perdere autonomia. Al di là di interventi contabili che appaiono poco più di cosmetici però se non giungeranno nuovi contribuenti ad aggiungersi ai 14mila dipendenti che già fanno riferimento all’Inpgi stessa la crisi dei contributi appare irreversibile e l’assorbimento apparirà una scelta obbligata.

I dati si riferiscono al 2020-2021

Fonte: Inpgi

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